Dall’alternativa tra “destra” e “sinistra” a quella tra “popolo” ed “élites”. Cosa è successo davvero?

Francis Fukuyama, se lo ricorda qualcuno? Ebbene, costui, dopo il crollo del Muro di Berlino e l’implosione del socialismo reale, aveva affermato che l’esito della Storia sarebbe stato incontrovertibile, ovvero si sarebbe realizzato il trionfo del modello neoliberale capitalista. Ma in questi anni -bisogna dargliene atto- lo stesso Fukuyama ha ammesso di aver sbagliato, visto che in molti Paesi i partiti liberali o socialdemocratici annaspano e invece i cosiddetti movimenti sovranisti e populisti hanno la meglio.

Per carità, di andamenti fluttuanti delle dinamiche elettorali ne è piena la storia recente dei Paesi occidentali, per cui potremmo anche dire che tutto sommato sono corsi e ricorsi storici… pardon: elettorali.

Ciò che però fa pensare è che non si tratta di una fluttuazione tra due costanti realtà politiche di riferimento, da una parte la socialdemocrazia, dall’altra la fazione più liberale. Insomma, non si tratta della dialettica che siamo soliti indicare tra progressisti e conservatori. No, c’è qualcos’altro.

Il fallimento infatti non è solo della cosiddetta Sinistra, ma anche della cosiddetta Destra. Diciamo “cosiddette” perché, almeno nel caso della Destra, identificarla con l’ideologia liberale non solo è riduttivo, ma anche profondamente errato. Ma lasciamo perdere.

Dicevamo: non è la solita fluttuazione di voti che non a caso ancora resiste nei Paesi anglosassoni; anche se il caso Trump ha scompaginato un poco, ma non più di tanto, perché quell’inversione di tendenza che si pensava (e si sperava) in politica estera non c’è stata affatto. Si tratta piuttosto di un’altra alternativa. Ovvero tra popolo ed élites. Tra sovranismo e globalismo. Tra primato della politica sull’economia e primato dell’economia sulla politica.

Prendiamo in considerazione la prima alternativa che abbiamo citato: popolo ed élites. In questo caso per élites non intendiamo quelle tradizionali che orientavano la politica di un tempo. Elites più che opportune e profondamente naturali (vedi il ruolo dell’aristocrazia nella società tradizionale), bensì un altro tipo di élite. Un’élite che si è costruita contro il popolo e non per difendere il popolo.

E qui sta la profonda differenza. Le élites tradizionali erano strutturalmente legate al popolo. Tant’è che che quando s’iniziò a modificare ideologicamente la società (Rivoluzione francese, Risorgimento italiano…), aristocrazia e popolo lottavano dalla stessa parte, contro la borghesia progressista. Le élites di cui invece oggi si parla sono quelle nate contro il popolo e a servizio di una modificazione strutturale della società naturale.

Le prime élites trovavano la loro ragion d’essere nella difesa del bene comune (ovviamente da intendersi in senso tradizionale), le seconde nella difesa del bene individuale. Da qui l’impegnarsi dalla difesa degli ideali alla difesa degli interessi, dallo spirito della militanza a quello della finanza.

Insomma, le nuove élites sono nate per distruggere il senso comune della buona politica.

Cristopher Lasch, sociologo statunitense, lo aveva intuito (è morto nel 1994) affermando che il Progressismo non sarebbe più riuscito a parlare attraverso il senso comune.

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1 Comment on "Dall’alternativa tra “destra” e “sinistra” a quella tra “popolo” ed “élites”. Cosa è successo davvero?"

  1. Il comunismo purtroppo vive ancora ma sotto mentite spoglie.

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