Dall’alternativa tra “destra” e “sinistra” a quella tra “popolo” ed “élites”… cosa è successo davvero?

“La storia, quella che per Francis Fukuyama doveva essere finita con il trionfo del modello neoliberale capitalista, si è “rimessa in moto”. Lo stesso autore della tesi in questione ha ammesso di essersi sbagliato. In alcune nazioni i partiti socialdemocratici hanno sfiorato percentuali da prefisso telefonico.” 

Così ha scritto Francesco Boezi su occhidellaguerra.it, nel suo articolo Il crollo della Sinistra europea, affermando una cosa che è sotto gli occhi di tutti.

Per carità, di andamenti fluttuanti delle dinamiche elettorali ne è piena la storia recente dei Paesi occidentali, per cui potremmo anche dire che tutto sommato sono corsi e ricorsi storici… pardon: elettorali.

Ciò che però fa pensare è che non si tratta di una fluttuazione tra due costanti realtà politiche di riferimento, da una parte la socialdemocrazia, dall’altra la fazione più liberale. Insomma, non si tratta della dialettica che siamo soliti indicare tra progressisti e conservatori. No, c’è qualcos’altro.

Il fallimento infatti non è solo della cosiddetta Sinistra, ma anche della cosiddetta Destra. Diciamo “cosiddette” perché, almeno nel caso della Destra, identificarla con l’ideologia liberale non solo è riduttivo, ma anche profondamente errato… ma lasciamo perdere.

Dicevamo: non è la solita fluttuazione di voti che non a caso ancora resiste nei Paesi anglosassoni; anche se il caso Trump ha scompaginato un poco, ma non più di tanto, perché quell’inversione di tendenza che si pensava (e si sperava) in politica estera non c’è stata affatto.

Si tratta piuttosto di un’altra alternativa. Ovvero tra popolo ed élites. Tra sovranismo e globalismo. Tra primato della politica sull’economia e primato dell’economia sulla politica.

Prendiamo in considerazione la prima alternativa che abbiamo citato: popolo ed élites. In questo caso per élites non intendiamo quelle tradizionali che orientavano la politica di un tempo. Elites più che opportune e profondamente naturali (vedi il ruolo dell’aristocrazia nella società tradizionale), bensì un altro tipo di élite. Un’élite che si è costruita contro il popolo e non per difendere il popolo.

E qui sta la profonda differenza. Le élites tradizionali erano strutturalmente legate al popolo. Tant’è che che quando s’iniziò a modificare ideologicamente la società (Rivoluzione francese, Risorgimento italiano…), aristocrazia e popolo lottavano dalla stessa parte, contro la borghesia progressista.

Le élites di cui invece oggi si parla sono quelle nate contro il popolo e a servizio di una modificazione strutturale della società naturale.

Le prime élites trovavano la loro ragion d’essere nella difesa del bene comune (ovviamente da intendersi in senso tradizionale), le seconde nella difesa del bene individuale. Da qui l’impegnarsi dalla difesa degli ideali alla difesa degli interessi, dallo spirito della militanza a quello… della finanza.

Insomma, le nuove élites sono nate per distruggere il senso comune della buona politica.

Lo stesso Francesco Boezi afferma nel suo articolo: “Per comprendere i perché serve, ancora una volta, citare Cristopher Lasch. La sinistra (ndr: ovvero il pensiero liberale nella sua versione più liberista o più socialdemocratica), ha scritto il sociologo statunitense, non parla più attraverso il senso comune.

Dio è Verità, Bontà e Bellezza

Il Cammino dei Tre Sentieri

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