Uscendo dall’euro, ci sarebbe una catastrofe? E se fosse il contrario?

La materia non è affatto semplice. Fare previsioni sul punto è solo da esperti… e anche gli esperti molto spesso sbagliano. Di certo però nessuno ha mai spiegato in maniera convincente (o per lo meno non ci è sembrato) perché dovrebbero avvenire catastrofi in caso di uscita dall’euro. E questo è senz’altro sospetto. Se poi si aggiunge che ci avevano detto che con l’entrata nell’euro l’economia sarebbe andata meglio, i sospetti si fanno ancora più grandi.

Riportiamo un passaggio di un articolo scritto da Alberto Bagnai e Piergiorgio Gawronski sul ilfattoquotidiano.it nel lontano dicembre 2016:

(…). In realtà “dopo” l’uscita dall’euro (la ridenominazione in lire) i titoli italiani sarebbero più appetibili (non essendoci più rischi di nuove grandi svalutazioni) e gli investitori non avrebbero più motivo di ‘andarsene’. Invece, è ‘prima’, cioè adesso, che gli investitori se ne stanno andando. Lo dimostrano le massicce fughe di capitali in corso da un anno, ben documentate da Carmen Reinhart su Project Syndicate). Così l’Italia muore: perché ora al rischio uscita-svalutazione somma l’impossibilità di crescere. Del resto, qualsiasi manuale di economia spiega che i mercati anticipano razionalmente (incorporandole nei prezzi) le conseguenze degli eventi futuri “attesi”, cioè “possibili”: il che significa, in buona sostanza, che quando l’evento si materializza non si verifica alcuna particolare catastrofe. Ad esempio, il Btp 01/11/26 già oggi quota 148, il 10% al di sotto dei suoi massimi storici; poiché il calo non può essere addebitato a una ripresa congiunturale, esso rappresenta il “rischio Italia”addizionale nel frattempo intervenuto. La quota totale del “rischio exitaly” (= rischio default degli emittenti + rischio di cambio) già incorporata nei prezzi non è dunque marginale. Anche perché il ‘rischio emittenti’ non va sovrastimato, considerato che la necessità di ri-monetizzare con le lire l’economia italiana lascerebbe al governo una riserva finanziaria non inflattiva del valore di 150-200 mld di euro a garanzia della stabilità finanziaria. Gli ultimi eventi annunciati come traumatici per i mercati (dalla Brexit, all’elezione di Trump, al No al referendum costituzionale), con la loro sostanziale assenza di turbolenze importanti, sono un’ottima dimostrazione del fatto che l’economia funziona come gli economisti (e i loro manuali) ritengono faccia. Aggiungiamo che, se ci fosse, un iniziale overshooting (eccesso di svalutazione, -> attesa di rivalutazione) del cambio potrebbe deprimere i tassi d’interesse e sostenere i prezzi (in lire) delle obbligazioni, delle azioni, e degli immobili, ed accentuare l’interesse degli investitori esteri per il nostro paese. Interesse peraltro attualmente assai scarso, se è vero che nel 2015 i flussi in entrata di investimenti esteri diretti sono stati, secondo la Banca mondiale, lo 0,4% del Pil, contro l’1,8% della Francia, l’1,9% della Spagna, ecc. Ma giova ricordare che le tante stime disponibilidella potenziale svalutazione italiana non collimano con quelle, secondo noi eccessive, proposte dall’autore, e che i bilanci degli operatori economici non hanno solo debiti, ma anche crediti definiti in valuta “forte”. (…).

Dio è Verità, Bontà e Bellezza

Il Cammino dei Tre Sentieri

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1 Comment on "Uscendo dall’euro, ci sarebbe una catastrofe? E se fosse il contrario?"

  1. Uscendo dall’euro perdiamo solo 1 cosa… a mio avviso…
    Andare all’estero costa molto di più.
    Meglio così, la smettiamo di andare a consumare cio’ che non troviamo in Italia (sesso, droga, vizio del gioco e molto altro).
    La smettiamo di essere schiavi del consumo.

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