“Decreto Dignità” del nuovo governo… perché ci convince e perché non siamo d’accordo con lanuovabq.it

Il nuovo governo giallo-verde ha approvato il cosiddetto “Decreto Dignità”.

Chi ne parla bene e chi ne parla male …com’era abbastanza prevedibile.

Ma forse ciò che non era abbastanza prevedibile è che anche un sito amico e nei confronti del quale nutriamo grande stima (lanuovabq.it) abbia ritenuto opportuno criticare il Decreto, o almeno la sua “filosofia” di fondo.

Va da sé che nulla è perfetto in questo mondo; e men che mai può esserlo un decreto del Consiglio dei Ministri; ma è pur vero che le argomentazioni utilizzate da lanuovabq.it per contestarlo non ci convincono affatto.

Sul sito in questione è stata pubblicata un’intervista a Giuseppe Sabella (clicca qui), il quale ha di fatto bocciato il decreto adducendo una serie di argomentazioni.  Ci sarebbe in esso una visione di inamovibilità del lavoro, tipica della vecchia economia. E, come conseguenza di questo, ci sarà la diminuzione di opportunità di lavoro e quindi la disoccupazione non solo non verrà risolta ma correrà il serio rischio di aumentare.

Prima di dire perché non siamo d’accordo con le parole di Sabella, vediamo in sintesi cosa introduce il Decreto.

1)Stretta sui contratti a termine (potranno durare solo 24 mesi).

2)Raddoppio dell’indennità per i licenziamenti senza giusta causa.

3)Pacchetto fisco “light” con ritocchi sul redditometro.

4)Spostamento dello spesometro al 28 febbraio.

5)Multe salate per le imprese che ricevono contributi statali e delocalizzano prima di 5 anni.

6)Stretta sulla pubblicità del gioco d’azzardo.

Partiamo con un esempio. Può intenerire molti vedere un cagnolino essere costretto a portare la museruola, se questo è del tutto innocuo… ma pretendere che venga tolta la museruola ad un cane rabbioso e pericoloso, è quanto meno da sciocchi.

Teniamo in stand-by l’esempio per riprenderlo a conclusione.

Ci sono due punti fermi che dobbiamo tenere in considerazione.

Primo: ciò che davvero afferma la Dottrina Sociale della Chiesa relativamente al rapporto uomo-lavoro. Secondo: l’osservazione intelligente della realtà.

Relativamente al rapporto uomo-lavoro la Dottrina Sociale della Chiesa afferma quattro principi da cui non si può prescindere.

1) L’uomo vale più dei beni materiali.

2)L’uomo vale più del suo lavoro.

3)Il lavoro vale più dei beni materiali.

4)Il lavoro e i beni materiali sono a servizio dell’uomo.

Ma -dicevamo- l’altro punto fermo è l’osservazione intelligente della realtà. Ebbene, a tal proposito bisogna chiedersi: qual è il vero problema in merito al rapporto uomo-lavoro?

La Dottrina Sociale della Chiesa condanna tanto lo statalismo dirigista quanto il mercatismo liberista. Ebbene, oggi come oggi, l’errore più diffuso qual è?

Se non si vive sulla luna, la risposta è più che scontata: il mercatismo.

Questo altro non è che l’assunzione del lavoro, del profitto e della produzione a criteri assoluti e autosufficienti, quindi completamente svincolati dalla morale.

Mercatismo che a sua volta è causa, ma anche effetto del globalismo e quindi anche dell’annientamento delle sovranità nazionali. Infatti, il mercatismo ha generato la globalizzazione e questa a sua volta è funzionale all’espansione del mercatismo.

Il richiamo pertanto alla dignità del lavoro (non a caso si chiama decreto “dignità”) mira a questo intento.

Che questa poi la si accusa di essere una soluzione “di sinistra”, solo chi è sprovveduto e superficiale può affermarlo.

A tal riguardo verrebbe facile dire che questo decreto è di un governo in cui è presente la Lega che non è certo un movimento di sinistra… ma come argomento -ce ne rendiamo conto- varrebbe poco.

Piuttosto lo dimostriamo con un argomento più forte che ci costringe ad utilizzare uno schema che già a suo tempo offrimmo a chi segue Il Cammino dei Tre Sentieri. E’ uno schema per capire il rapporto che c’è stato nella storia tra proprietà privata e mercato

Marxismo: No alla proprietà privata – No al libero mercato

Anarchismo: No alla proprietà privata – Si al libero mercato

Corporativismo: Si alla proprietà privata – No al libero mercato

Liberismo: Si (condizionato) alla proprietà privata – Si al libero mercato

La terza soluzione, quella corporativa, è la più pienamente rispondente alla Dottrina Sociale della Chiesa. In essa la proprietà non trova la sua espressione e la sua ragion d’essere nel libero mercato, bensì nel fondamento in sé. Ebbene, in tale contesto economico, il lavoro stesso figura come una “proprietà”. Ed è per questo che l’argomento di Sabella è vero, ovviamente dal suo punto di vista (che ci meraviglia essere quello anche de lanuovabq.it). Egli dice che una certa inamovibilità del lavoro si lega ad una vecchia concezione economica. Certo! E’ quella vecchia concezione economica che però era più rispondente all’ordine naturale; concezione che la modernità, prima, e la postmodernità, dopo, hanno voluto distruggere.

Insomma, un certo “conservatorismo cattolico” ci sembra faccia due errori.

Il primo è non cogliere vichianamente (da Giambattista Vico) la lezione della Storia. E’ quell’intelligente osservazione della realtà a cui facevamo riferimento.

Il secondo è assumere un ingenuo atteggiamento di stampo smithiano (da Adam Smith e la sua concezione della “mano invisibile”), secondo cui l’economia tendenzialmente libera, e quindi lasciata a sé, tenda ad auto-salvarsi. Ma se è vero che l’uomo non è strutturalmente cattivo, è pur vero che non è nemmeno strutturalmente buono. Il peccato originale c’è stato… eccome!

Torniamo all’esempio che abbiamo lasciato in stand-by. Non è mai bello mettere la museruola ai cani… ma dipende dai cani. Per quelli innocui sarebbe una malvagità, per quelli rabbiosi, è solo intelligente prudenza.

Dio è Verità, Bontà e Bellezza

Il Cammino dei Tre Sentieri

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