Diminuiscono le casalinghe. Cosa direbbe santa Edith Stein?

I giornali hanno battuto la notizia che il numero delle casalinghe è notevolmente diminuito e quelle che sono rimaste sarebbero nella o poco sopra la soglia di povertà.

A noi non piace correre dietro i luoghi comuni, il “politicamente corretto”, quindi diciamo subito che questa notizia non la riteniamo affatto buona. Non la riteniamo buona per la famiglia e non la riteniamo buona nemmeno per la donna.

Non è buona per la famiglia, perché la presenza costante o almeno prevalente della madre in casa costituisce un elemento fondamentale per l’ordine e la salute della famiglia. E non è buona nemmeno per la donna, perché ella sente di essere chiamata soprattutto all’accoglienza e alla custodia, per cui venendo meno queste è la donna stessa a non sentirsi realmente realizzata. Gran belle attitudini, quelle dell’accoglienza e della custodia, che l’uomo -va riconosciuto- non ha. Tant’è che la capacità di sacrificarsi per gli altri la possiede la donna, non l’uomo. Questi sa sacrificarsi per la Verità, per gli ideali; la donna, invece, sa sacrificarsi per gli altri, soprattutto per le persone che la Provvidenza le pone immediatamente accanto.

Quando due uomini si trovano a discutere, solitamente i loro argomenti sono la politica, il lavoro, lo sport. Quando invece due donne discutono, i loro argomenti sono la famiglia, i figli, il marito. L’uomo tende a parlare di ciò che fa e di ciò che succede; la donna di chi ama e di chi accudisce.

Terminiamo con queste puntuali parole di Santa Edith Stein (1891-1942) ha scritto queste puntuali parole: “L’orientamento al fine naturale e a quello soprannaturale è comune all’uomo e alla donna, ma vi si nota una differenziazione di compiti, consona alle diverse proprietà naturali dei due sessi. La missione primaria dell’uomo è dominare la terra; in ciò la donna gli è posta a fianco come aiuto. La missione primaria della donna è procreare ed educare la prole; e in questo compito l’uomo le è dato come difesa. Ne deriva che nell’uno e nell’altra si manifestano gli stessi doni, ma in misura e in rapporto diversi. Nell’uomo, i doni necessari per la lotta, la conquista, il dominio: la forza muscolare con cui domina esteriormente la materia, l’intelletto con cui penetra intenzionalmente il mondo, la volontà e l’energia attiva con cui può plasmarlo. Nella donna, l’attitudine a proteggere, custodire e far sviluppare l’essere in formazione e in crescita: perciò il dono, di carattere più corporeo, di saper vivere strettamente unita a un altro, di raccogliere in calma le forze, e di sopportare il dolore e la privazione, e adattarsi; il desiderio di cooperare al loro sviluppo.” (La donna. Il suo compito secondo la natura e la grazia, tr.it., Roma 1987, pp.116-117).

Dio è Verità, Bontà e Bellezza

Il Cammino dei Tre Sentieri

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2 Comments on "Diminuiscono le casalinghe. Cosa direbbe santa Edith Stein?"

  1. Sono una donna e non mi sento votata alla cura e all’accoglienza, per cui cercare di affermarmi sul lavoro e nella vita e restare fuori dalla cucina non mi fa sentire meno realizzata. Le donne non sono tutte angeli custodi propensi alla cura del prossimo, l’emancipazione economica culturale e sessuale delle donne è un processo irreversibile che lei e gli altri che come lei cianciano di perdita di valori dovete accettare, perché non solo ci rende membre attive della società, ma ci dota degli strumenti adatti per difenderci dalla violenza di genere. Lavoriamo, usciamo, stiamo poco in cucina, se ne faccia una ragione: non vogliamo tutte fare le casalinghe,molte di noi sono state costrette a farlo.

    • Gent.ma lettrice, qui non si tratta di essere radicali né in un senso né nell’altro. Nessuno vuole costringere la donna a stare totalmente in casa. Lei pensi che la societas christiana (quella che ideologicamente e per cattiva storiografia è stata etichettata come “medioevo”) ha conosciuto una grande promozione del lavoro femminile. Nel XIII secolo, a Parigi, alla Sorbona, nella facoltà di Medicina (Medicina!) vi erano molte docenti donne (cfr. Regine Pernoud, Le donne al tempo delle cattedrali) e -guarda caso- l’insegnamento alle donne fu poi interdetto in periodo umanistico-rinascimentale quando si ritorno alla concezione pagana della donna. Detto questo, riteniamo che non si possa e non si debba disconoscere quella che è la vocazione specifica e nobilissima della donna (come bene sottolinea anche santa Edith Stein, grande esponente della filosofia del ‘900), che è appunto quella di “accogliere, custodire e accudire la vita”. Veda, immagino che lei abbia come punto di riferimento culture alternative e progressiste. Culture che noi non condividiamo, anche se cerchiamo di scorgere sempre qualcosa di umanamente vero in tutto. In queste culture cosa c’è di interessante? Indubbiamente la critica a modelli di società liberal-capitalisti dove l’uomo e il suo lavoro vengono ridotti a “merce”. Ebbene, non si accorge che l’aver costretto (costretto, non come scelta libera) la donna a realizzarsi fuori casa, risponde ad un modello consumistico e merceologico dell’uomo? Perché si è voluta far saltare la famiglia? Perché consumisticamente (è attestato) un single consuma di più di una famiglia di quattro componenti. Capiamo che sarà difficile convincerla, quello che però le chiediamo è di iniziare a riflettere su una cosa, che la realtà e anche la storia è molto più complessa e che quando ci lasciamo affascinare da certi modelli, molto spesso veniamo anche -inconsapevolmente- indotti a pensare in un certo modo. La ringraziamo per il suo intervento e le auguriamo ogni bene. Il C3S

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