Dio, creatore della bellezza, deve essere glorificato con la bellezza. Ecco perché la liturgia deve essere ordinata, precisa e… bella!

Dio è l’essere perfettissimo. E’ l’Assoluto. Dunque ha tutte le virtù al grado massimo. Dio è pertanto massimamente Vero, massimamente Buono e massimamente Bello. E’ l’Assoluto della Bellezza. Tutto ciò che di bello vi è nella natura partecipa della bellezza di Dio. Nulla può essere bello che non provenga da Dio e non si fondi sulla di Lui bellezza.

Dio creatore richiede che in Lui tutto venga ricapitolato, ciò perché solo in Dio tutto ha significato e perché tutto deve ritornare a Lui, essendo Egli l’elargitore di ogni dono.

Anche la bellezza gli è dovuta. Per Dio occorre produrre cose belle.

Pensare di offrire a Dio ciò che non è bello, è blasfemo. Se a coloro che ci sono cari cerchiamo di dare il meglio, a maggior ragione dobbiamo dare il meglio a Dio.

Ciò vale per l’arte, ma vale anche per la vita. La nostra anima deve essere bella per Dio. Quando si riceve Dio in Corpo, Sangue, Anima e Divinità nell’Eucaristia bisogna essere in stato di grazia, perché Dio non può venire accolto nel marciume del peccato. Dio somma purezza deve essere accolto nella purezza.

E ciò vale anche per la liturgia e per i luoghi e le cose della liturgia. San Francesco d’Assisi, che pur pretendeva la massima povertà per i suoi frati, affermava che le chiese, per l’incommensurabile Mistero che in esse si realizza, dovrebbero essere broccate di oro e di argento. E ci teneva che tutto ciò che è necessario per la celebrazione del Santo Sacrificio fosse ordinato e pulito.

E’ vero che la liturgia non è opera dell’uomo, ma è pur vero che essa, voluta da Dio, è riprodotta dall’uomo, in questo caso dal sacerdote alter-Christus. Ebbene, costui non può permettersi alcuna sciatteria. Deve impegnarsi perché la liturgia sia ordinata, precisa e bella. Sì, bella! Bella non secondo il mondo, ma secondo i canoni della sacralità eterna e divina. Si era nel 1913, quindi in un tempo in cui non si facevano abusi liturgici eppure Gesù così disse a san Pio da Pietrelcina. Il Santo Cappuccino lo racconta a padre Agostino di San Marco in Lamis: “(Gesù) si allontanò da quella turba di sacerdoti con una grande espressione di disgusto sul volto, gridando: ‘Macellai!’”[1]

Il Rito Tradizionale della Messa impone la cura, l’ordine. Impone la bellezza. Non così il Rito riformato negli anni ’60. Infatti, non casualmente, in questo rito avvengono tutti gli abusi possibili e immaginabili… perfino quelli inimmaginabili. Trionfa la sciatteria, la scompostezza e la bruttezza.

[1] San Pio da Pietrelcina, Epistolario, I, 123.

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