Elezioni regionali: due riflessioni per due insegnamenti

In Emilia-Romagna non si è realizzata la spallata al governo giallo-rosso. Era auspicabile, ma non è successo.

Due riflessioni per trarre due insegnamenti.

Prima riflessione 

L’esito di queste elezioni (Emilia e Calabria) hanno dimostrato ancora di più l’evanescenza del M5S. Attenzione, però: un’evanescenza non tanto a livello quantitativo, bensì qualitativo. Ci spieghiamo. Quantitativamente il Movimento si sta dissolvendo e questo è un fatto, in un certo qual modo era facilmente prevedibile. Ciò che invece non era facilmente prevedibile era l’estrema e parossistica eterogeneità del suo elettorato. Infatti, quello emiliano-romagnolo, di stampo progressista, è andato a rimpolpare il fronte del Centro-Sinistra: il PD è tornato ad essere in Emilia-Romagna il primo partito, beneficiando -appunto- dei voti di tanti voti di ex 5 Stelle. In Calabria, invece, gli elettori del Movimento, di stampo più “conservatore”, hanno sostanziato la vittoria del Centro-Destra.

L’insegnamento da trarre a riguardo che senza le idee non si va da nessuna parte. Anche in una società “liquida” e “post-ideologica” come la nostra. Insomma, che nessuna “scatola vuota” può rimanere davvero vuota; che sempre e comunque si è chiamati a fare delle scelte.

Seconda riflessione

Non è facile sconfiggere il fronte progressista. Non bisogna farsi facili illusioni.

Certo, quello che è accaduto in Emilia-Romagna non ha precedenti, nel senso che mai era successo che un candidato della Destra potesse giocarsi la partita con uno di Sinistra. Ma è pur vero che alla fine ha pagato la resistenza di un  sistema. Una resistenza che ha fatto uso delle piazze (le sardine) e della paura e dell’odio di coloro che sono stati etichettati come portatori di paura e di odio.

L’insegnamento da trarre in tal senso è questo: c’è certamente un popolo che reagisce in senso positivo, che non si lascia facilmente irretire dall’establishment mediatico e intellettuale, ma che non è ancora non è totalmente “libero”. E non lo è perché vi è una distanza tra il lottare in favore di certi valori e le scelte e i gusti quotidiani che si prediligono. La lotta contro l’errore può essere davvero vincente se diviene anche la bussola per la propria vita, per le singole scelte, per la propria carne e per la propria storia. A riguardo c’è tanto da fare: per gli elettori non progressisti, ma anche e soprattutto per quei politici che si offrono a guidare questi elettori.

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