Enciclopedia Apologetica: Le Crociate (apologetica storica)

Enciclopedia Apologetica “San Giuseppe, Custode della Verità”

Il Secondo Sentiero (La Verità va conosciuta: apologetica per dimostrare la verità del Cristianesimo) si affida a San Giuseppe, Colui che fu chiamato dalla provvidenza, in obbedienza totale e offrendo tutto se stesso, a proteggere e a custodire la Verità.

Le Crociate

(apologetica storica)

Uno dei tanti argomenti per attaccare la Chiesa

Parlare delle Crociate è sempre servito per attaccare il passato della Chiesa cattolica, e serve ancora adesso per attaccare l’intolleranza di un cristianesimo che, secondo alcuni, avrebbe voluto convertire con l’uso della forza. Quasi tutti, infatti, sono convinti che le Crociate furono il tentativo di convertire i musulmani con la forza. E dopo l’11 settembre del 2001, dopo tutti i dibattiti sulla jihad islamica, molti hanno detto che i cristiani non hanno alcun diritto ad accusare, perché, proprio loro, in passato avrebbero usato la forza per conquistare il mondo e per diffondere la loro fede.

Ebbene, queste convinzioni sono completamente sbagliate.

I fatti

Prima, però, di vedere cosa furono veramente le Crociate, vediamo come andarono i fatti.

Verso il 1085 i Turchi, guidati dal loro capo Selgiuk, giunsero ai confini delle terre dell’Islam, provenienti dalle steppe e dai deserti dell’Asia centrale. Avendo aderito da poco alla religione musulmana, penetrarono nelle regioni allora poste sotto il controllo del Califfo di Baghdad e s’impadronirono del potere. Poi, dopo aver sconfitto i Bizantini, occuparono l’Anatolia ed estesero il loro potere sulla Siria e sulla Palestina, e quindi anche su Gerusalemme.

Gli Arabi, che stanziavano a Gerusalemme, erano sempre stati tolleranti nei riguardi dei pellegrini occidentali, i Turchi, invece, intolleranti ed ostili verso qualunque altra religione che non fosse quella islamica, ostacolarono i pellegrini con atti di violenza e persecuzione.

Fu così che si arrivò al 1095, quando, nel Concilio di Clermont Ferrand, papa Urbano II (1042-1099) disse che i cavalieri cristiani, piuttosto che combattere fra loro, avrebbero fatto bene ad accorrere in Palestina per aiutare la Chiesa d’Oriente che da tempo chiedeva aiuti all’Occidente. In realtà il clima già era caldo: dalla Francia orientale era già partita la cosiddetta crociata dei pezzenti, guidata da Pietro l’Eremita e formata anche da donne, vecchi e bambini.

Le crociate furono in tutto otto, ma solo la prima ebbe successo con la provvisoria conquista di Gerusalemme nel 1099.

Le interpretazioni errate

Da un punto di vista storiografico le interpretazioni più diffuse, cioè più presenti nei manuali scolastici, sono due: quella cosiddetta marxista e quella che si potrebbe definire anticattolica.

La marxista afferma che le crociate furono causate da motivazioni prevalentemente economiche. La seconda, cioè quella anticattolica, afferma che furono il tentativo di diffondere il cristianesimo con le armi.

Queste due interpretazioni, anche se diffusissime, fanno acqua da tutte le parti.

Per quanto riguarda l’interpretazione marxista, c’è da dire che fu proprio il contrario: i motivi economici non solo non causarono le Crociate, ma addirittura consigliavano di starsene a casa. A quei tempi, andare in Palestina non era come adesso: si prende un aereo o una nave e si arriva dopo poco. A quei tempi il viaggio era pieno di pericoli e durava anche anni. Si andava a combattere coperti di ferraglia a cinquanta gradi all’ombra e poi c’era una buona dose di possibilità di non tornare vivi o di tornare sì, ma di trovare il proprio regno sotto sopra. Federico Barbarossa (1122-1190) cercò di non andarci e lo fece solo perché costretto (e ci morì annegato mentre attraversava il fiume Salef), Riccardo Cuor di Leone (1157-1199) si ritrovò con il trono usurpato dal fratello Giovanni Senza Terra (1167-1216). San Luigi IX (1215-1270), lui, sì, ci andò con convinzione, ma ci morì di peste. Certo, le Crociate ebbero anche una strumentalizzazione economica (specialmente la quarta con il doge di Venezia, Enrico Dandolo, che, invece di Gerusalemme, puntò su Costantinopoli), ma questo è cosa ben diversa dal dire che mossero principalmente da motivi economici.

Riguardo all’interpretazione anticattolica, vi è da dire che anche questa fa acqua. Fin quando Gerusalemme, pur bizantina, fu controllata dagli Arabi, i cristiani potettero fare i loro pellegrinaggi senza problemi e mai a nessuno venne l’idea di partire con le armi a far conquista. Le cose cambiarono quando arrivarono i Turchi che impedirono l’accesso ai luoghi santi e i cristiani si sentirono defraudati di quello che ritenevano un loro sacrosanto diritto. Si decise di partire ugualmente, ma questa volta con le armi.

L’interpretazione corretta

Ma se queste due interpretazioni sono errate, qual è dunque quella vera?

E’ presto detto. Le Crociate vanno giudicate nel loro contesto.

Quella medievale era una mentalità molto concreta, che rifiutava l’astrazione. Da qui il grande valore del segno, cioè del simbolo. L’uomo medievale non ragionava tanto per concetti, quanto per simboli; tutta la mentalità medievale era simbolica determinando una forte accentuazione della carnalità del Cristianesimo. San Bernardo di Chiaravalle (1090-1153) scrisse: “Poiché siamo carnali, Dio fa che il nostro desiderio e il nostro amore comincino dalla carne.”(Epistola 11). Ed ecco perché si dava grande importanza alle reliquie e all’esperienza del pellegrinaggio, soprattutto a Santiago de Compostela e a Gerusalemme. Per noi cristiani del XXI secolo andare in Terra Santa è senz’altro una bella cosa, ma non lo riteniamo indispensabile. L’uomo medievale non ragionava così, per lui non era possibile che l’esperienza cristiana si potesse privare di andare a “toccare con mano” i luoghi in cui il Verbo si era incarnato. Non è un caso che la tradizione di rendere “plastica” la nascita di Gesù, cioè il presepe, sia nata proprio nel Medioevo.

Ma torniamo alle Crociate. Dunque, quando l’uomo medievale fu privato di questa possibilità, si sentì defraudato di un diritto (da lui considerato quasi un dovere) e così nacque l’esigenza di andare a liberare i luoghi santi non per “offendere” ma per difendere un diritto.

E’ vero che l’esperienza del pellegrinaggio a Gerusalemme non è mai stato un precetto, tanto meno lo era per l’uomo medievale; ma è pur vero che quest’uomo lo avvertiva quasi tale. Si può non essere d’accordo, ma non si può certamente dire che le Crociate furono fatte per andare con le armi a convertire gli infedeli.

Due esempi poco conosciuti o raccontati male

San Francesco d’Assisi (1182-1226) decise di andare dal sultano Malil-Al-Kamil non per condannare le Crociate ma per convertirlo, a dimostrazione del fatto che in quei tempi tutti erano convinti (anche il Santo di Assisi) che le Crociate non servivano a convertire ma a difendere un diritto.

Frate Illuminato, testimone di quell’incontro, così racconta: “Il Sultano sottopose a Francesco un’altra questione: ‘Il vostro Signore insegna nei Vangeli che voi non dovete rendere male per male (…) quanto più voi cristiani non dovreste invadere le nostre terre!’ Rispose il beato Francesco: ‘Mi sembra che voi non abbiate letto tutto il Vangelo. Altrove, infatti, è detto: ‘Se il tuo occhio ti è occasione di scandalo, cavalo e gettalo lontano da te. E, con questo, Gesù ha voluto insegnarci che, se anche un uomo ci fosse amico o parente, o perfino fosse a noi caro come la pupilla dell’occhio, dovremmo essere disposti ad allontanarlo, a sradicarlo da noi, se tentasse di allontanarci dalla fede e dall’amore del nostro Dio. Proprio per questo, i cristiani agiscono secondo giustizia quando invadono le vostre terre e vi combattono” (Liber exemplorum fratrum minorum, 98-99).

Santa Teresina del Bambin Gesù (1873-1897), proclamata, nel 1997, dottore della Chiesa da Giovanni Paolo II, famosa per la sua spiritualità dell’infanzia, colei che è famosa per la sua dolcezza e tenerezza della sua spiritualità, una volta scrisse: (Vorrei) percorrere la terra, predicare il tuo nome, e piantare sul suolo infedele la tua Croce gloriosa, (…). Sento la vocazione di Guerriero, di sacerdote, di Apostolo, di Dottore, di Martire; insomma, sento il bisogno, il desiderio di compiere per te, Gesù, tutte le opere più eroiche. Sento nella mia anima il coraggio di un Crociato, di uno Zuavo Pontificio: vorrei morire su un campo di battaglia per la difesa della Chiesa (…). O mio sposo divino, morrò nelle tue braccia cantando, sul campo di battaglia, con l’arma in pugno! (…). Oh, no, non avrei avuto paura di andare in guerra. Per esempio, ai tempi delle crociate, con quale felicità sarei partita per combattere” (TERESA di GESU’ BAMBINO, Opere complete, Città del Vaticano, p.221, p.714, p.1054-1055).

Dio è Verità, Bontà e Bellezza

Il Cammino dei Tre Sentieri

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