Eserciti sempre più “soft” e gay friendly… il caso di quello del Regno Unito

Selezionato da: occhidellaguerra.it – Autore: Davide Bartoccini

Nessun saluto marziale portato alle guardie in giubbe di panno rosso e stivali lucidi che battono a terra; il mondo sta cambiando, e con esso gli uomini e le donne che andranno a riempire le fila degli eserciti che hanno il compito di difenderlo; sembra questo il concetto alla base del nuovo “approccio” utilizzato per la campagna di reclutamento dell’esercito inglese: “This is belonging 2018“.

“Potrò essere gay nell’esercito?” Si domanda un ragazzo con un fratello impegnato in missione in Afghanistan: teme di non poterlo confidare ai commilitoni, se seguisse le sue orme. “Devo essere un super eroe per entrare a farne parte?”, s’interroga un giovanotto gracile, intimorito dai muscoli testosteronici di sergenti di ferro. “Credevo che l’esercito fosse dominato solo dagli uomini”, confessa una ragazza che si è arruolata, e invece ha trovato “il suo posto”. Sono questi il genere di dubbi che la campagna estremamente psicologica lanciata dallo Uk Army si è imposta di risolvere: attraverso una serie di coinvolgenti cortometraggi d’animazione – decisamente onirici – che intendono sfatare miti e cancellare le preoccupazioni più comuni; che frenerebbero i giovani millenials dall’arruolamento: giovani di cui il Regno Unito ha bisogno per continuare ad esercitare il suo a portare entroterra e oltremare.

Il messaggio “soft” proposto da “This is belonging 2018”, pubblicamente sostenuto dal Capo di stato maggiore dell’Esercito, Sir Nick Carter, è in netta contrapposizione con le precedenti campagne d’arruolamento, che enfatizzavano l’azione di una vita spesa sotto le armi, e punta invece all’inclusività, prestando attenzioni non velate ai cittadini britannici di religione musulmana, alle donne che vogliono arruolarsi e non devono per questo rinunciare ad avere figli, ai diritti civili delle minoranze. Tale ricerca – e necessità – di attrarre una fetta più ampia della società moderna attraverso un approccio nuovo, e forse più sofisticato, è subito diventata – come era prevedibile – oggetto di critica da parte di alcuni dei vertici delle forze armate, che rispettano sì quella necessità di attingere a quell’ampia base sociale che offre la società contemporanea – azione giusta e necessaria per il mantenimento del numero adeguato di unità – ma che tiene anche a ricordare che l’esercito non è solo un opportunità di lavoro: “Deve essere capace di arginare i nemici della Regina”, per citare le parole del generale in congedo Tim Cross. Intervistato dalla Bbc, un altro ufficiale veterano dell’Afghanistan, il Colonnello Richard Kemp, ha tenuto a sottolineare che “l’esercito era già inclusivo“, e che la nuova campagna finisce solo per “trascurare quel gruppo principale di persone che sono veramente interessate ad aderire”: non risolvendo affatto la crisi nel reclutamento che lo ha ispirato.

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