Famiglia… è una questione di diritti? No, è una questione di doveri!

Per quanto riguarda la famiglia è una questione di diritti? No! E’ una questione di doveri.

In questi giorni in cui tanto si è parlato del Congresso di Verona la parola più abusata è stata “diritti“.

Bisogna aiutare la famiglia perché essa ha il diritto di essere aiutata. Benissimo. Un’affermazione di questo tipo è sacrosanta e in un contesto normale non farebbe una grinza. Ma -appunto- in un contesto normale.

Il problema però è che non siamo affatto in un contesto normale. Volendo scomodare il famoso Hegel (sulla cui filosofia peraltro non siamo d’accordo) ci troviamo in una sorta di notte buia in cui tutte le vacche sono nere. Detto in soldoni: non ci sono più riferimenti logici a cui appellarsi, tutto è indistinto e magmatico, tutto è irriconoscibile.

Parlare oggi di diritti significa offrire il destro a chi in questa dissoluzione ci sguazza. Nei talk-show televisivi è stata evidente la grande difficoltà in cui si sono trovati molti sinceri difensori della famiglia a obiezioni di questo tono: …E giusto rispettare i diritti della famiglia tradizionale, ma è altrettanto giusto riconoscere i diritti a tutti e non restringerli. 

Dinanzi a questa obiezione -dicevamo- la difficoltà diventano evidenti, perché se il problema fossero solo i diritti, allora diventerebbe difficile sostenere che alcuni meriterebbero questi diritti e altri no.

La discussione, invece, deve essere portata sui doveri e sulla verità.

Prima di tutto va detto a chiare lettere che non esiste la famiglia tradizionale, esiste la Famiglia, che è una ed una sola, punto!

Perché l’unica famiglia è quella tra un uomo ed una donna? Perché solo questa può praticare due doveri: la generazione della vita, quindi fare in modo che la società esista; e (secondo dovere) l’educazione di questa vita, cioè che i figli possano essere educati per essere buoni membri della società. Educati come? Educati nel riconoscere loro un nucleo familiare ed affettivo stabile (quindi indissolubile) e nell’offrire loro sin dall’origine tanto la figura di un padre quanto la figura di una madre.

Se non si dice questo a chiare lettere, non si può discutere. E’ come andare a combattere non con le spade, ma con le lamette per radere la barba. Insomma, se non dice questo, la discussione è persa in partenza.

Si potrebbe obiettare: questo discorso nessuno lo vuole più sentire, men che meno la politica. E’ vero, è così. Ma non lo si può accantonare, costi quel che costi, per rispetto della verità delle cose e dell’intelligenza di chi parla e di chi ascolta.

Sottointendendo che l’arma più preziosa che indegnamente abbiamo è la preghiera, sul piano argomentativo la vera arma che ci resta è la logica. Ed è proprio questa (che non fa sconti a nessuno!) dimostra quanto siamo nella ragione.

Prima abbiamo fatto riferimento al nucleo familiare stabile, cioè indissolubile. E infatti, una volta messo in discussione questa proprietà del Matrimonio, è andato tutto in frantumi, inevitabilmente. Il diritto al proprio individualistico benessere ha annullato il dovere della conservazione della comunità familiare. E’ stato cancellato l’impegno preso dinanzi a Dio, allo Stato e ai futuri figli… e così, del tutto consequenzialmente ed inevitabilmente, si è potuto passare dalla Famiglia alle famiglie, cioè al diritto che venisse riconosciuto come diritto (chiediamo scusa per il gioco di parole) la propria individualistica e capricciosa idea di famiglia, cioè una famiglia pret a porter secondo le proprie comodità.

Se stiamo a questo gioco, se non denunciamo questa follia, se iniziamo a dire …si… ma però (che peraltro non si può nemmeno dire), se diciamo …accontentiamoci di poco… anche quello che riteniamo oggi possibile diverrà in un batter d’occhio impossibile.

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