23 settembre – Festa di san Pio da Pietrelcina. Ti aiutiamo a capire cosa ha sofferto per noi

Cari pellegrini, san Pio da Pietrelcina è il Santo della “sofferenza vicaria”. Egli è stato inchiodato alla Croce per cinquant’anni. Ricevette le stimmate visibili il 20 settembre del 1918 e queste sparirono il 20 settembre del 1968. Di lì a tre giorni morì. 

Ma San Pio non ha sofferto solo per le stimmate. Ha sofferto sin da subito. In occasione della festa vi offriamo alcuni passaggi di sue lettere che ben descrivono le prove che si da subito la provvidenza volle che patisse. 

“Fratel mio, il mio martirio è superlativamente grande. Il povero cuore vorrebbe sfogare le sue ambasce, ma non ne vedo il modo. Egli è irrequieto, e non sa dove posarsi. La compagnia dei miei e delle persone care non riesce affatto a riempire il gran vuoto che sento in me, anzi a dirvi il vero, le loro cure mi accrescono il martirio del cuore, e più che mai vado esperimentando il terrore della solitudine. Quando avrà fine questo tormento?”[1]

“(…) ciò che più è doloroso in questo stato per l’anima è quello di perdere ogni facilità di fare orazione e di meditare e di essere lasciata al buio in una piena e penosa aridità.”[2]

“Le desolazioni spirituali sono insoffribili; si vanno sempre più maggiormente incalzando. L’autorità soltanto è quella che mi sostiene in mezzo a tanto buio. Il mio cuore è irrequieto; cerca di posarsi e non sa dove. Il vuoto che sento in me mi riempie di spavento. La memoria non rammenta quasi più nulla; l’intelletto cerca la verità prima e quando sembra apprenderla ed intenderne qualche cosa, tutta di un tratto viene piombata nelle più fitte tenebre.”[3]

“Invero tutto è tristezza intorno a me e non vi è parte alcuna che non sia in alta afflizione: la parte sensitiva è posta in un’amara e terribile aridità; le potenze tutte dell’anima in un vuoto di tutte le loro apprensioni, che mi riempie di un estremo spavento.”[4]

“Vi sono certi momenti in cui sul cielo dell’anima mia si addensano nubi sì oscure e tenebrose, da non lasciare intravedere neanche debolmente un raggio di luce. E’ l’alta notte per la povera anima. Tutto l’inferno su di lei si riversa con i suoi ruggiti cavernosi, tutta la mala vita passata e quel che più è spaventoso è che l’anima istessa con la sua fantasia e la sua immaginazione sembra votata a congiurare contro se stessa. I belli giorni passati all’ombra del suo Signore spariscono del tutto dalla mente. Lo strazio che prova la povera anima è tale, che non saprei differenziarlo dalle pene atrocissime che soffrono i dannati nell’inferno.”[5]

“Il buon Gesù ha posto in una estrema desolazione il mio spirito; a stento sento di sentire di vivere la vita dei figlioli di Dio. Tutto è deserto, tutto è sconforto per l’anima in questi momenti di trepidazione e di speranza. (…). Di tanto in tanto una tenuissima luce che viene dall’alto, tanto per rassicurare la povera anima che il tutto è regolato dalla provvidenza divina (…), ma ahimé! di lì a poco ella, la povera anima, viene immersa in una desolazione ben più funesta di quella di prima. (…). (Poi) nell’alta punta dello spirito sente simile ad un lieve soffiare di vento primaverile quella bellissima assicurazione del divin maestro che non può cadere un capello dal nostro capo, senza la permissione del nostro Padre celeste, che egli veglia paternalmente su di lei, e che provandola con simili desolazioni, lo fa sempre per amore e per la sua perfezione. E così, o padre, l’amarezza della prova viene addolcita dal balsamo della bontà e della misericordia di Dio.”[6]

“(…) questa mia speranza in Gesù accresceva sempre più la collera della milizia di satana contro di me. Ed, ahimè, con quante lagrime, con quanti sospiri, con quanti gemiti chiedevo l’aiuto del cielo! Ma questo mi pareva che fosse divenuto di bronzo.”[7]

“La vita è per me insopportabile e solo la sopporto per piacere allo Sposo delle anime che così vuole, sebbene però, e non ve lo nascondo, assai violenza bisogna che mi faccia per emettere quest’atto di rassegnazione. In certi momenti è tale la forza che fo a me stesso per quest’atto di rassegnazione da dislogarmi tutte le ossa. Il desiderio di essere sciolto per unirmi a lui è una spada che mi trafigge e mi trapassa il cuore da più anni; è una fiamma che mi va consumando lentamente.”[8]

“Ai mondani sembra incredibile che vi siano delle anime che soffrono nel vedersi dalla provvidenza prolungata la vita. Eppure la storia dei santi è e sarà la maestra dell’umanità. Dalle pene atrocissime che le anime dei giusti soffrono nel vedersi lontane dal loro centro, possiamo formarci, o Raffaelina, una languida idea di ciò che dette anime soffrono persino nel dover soddisfare ai bisogni più necessari della vita, quali sono il mangiare, il bere e il dormire. E se Iddio pietoso non accorre, specie in certi momenti ed in certi giorni, con una specie di miracolo col togliere loro la riflessione nel mentre che adempiono a questi atti necessari della vita, per le poverine è tale il tormento che esperimentano nel fare un atto solo di simil fatta, di cui non possono esse esentarsi, che io, senza tema di mentire, non saprei trovare un po’ di assimilazione se non in ciò che dovettero esperimentare quei martiri che furono bruciati vivi dando così loro la vita a Gesù in testimonianza della loro fede. Forse per qualcuno questa similitudine, potrebbe sembrare una esagerazione bella e pura, ma so io, mia cara Raffaelina, quello che mi dico. Il giorno dell’universale giudizio vedremo purtroppo queste anime che senza aver dato il loro sangue per la fede, dico che le vedremo coronate, al pari dei martiri, con la palma del martirio.”[9]

“Cosa devo dirvi delle cose appartenenti al mio spirito? Il mio stato si va facendo sempre più critico, e la prova è giunta sino al punto da poter quasi dire: non ne posso più. Dio mio, dove si andrà a finire di questo passo? Non vedi che io muoio in ogni istante senza lasciare mai di vivere di quella vita che non vorrebbe vivere e che si sopporta per solo motivo di non contravvenire ai vostri giusti ed eterni ed eterni voleri?”[10]

“L’è questa spina conficcata sempre lì nel cuore, che non mi lascia libero un istante. Io non riesco, figliuola mia, a rimuoverla nemmeno per un istante. Con questa croce conficcata nell’alta punta dello spirito, ogni bene mi è di tormento, ogni occupazione, ogni distrazione mi è noiosa, la vita stessa mi è pesante ed amara. Vi penso, meglio, la sento, la veggo sempre lì il giorno, l’ho sempre presente nei miei sogni la notte. Essa è sempre la prima che mi si presenta al pensiero e allo svegliarmi è sempre la prima che mi si presenta per lacerare il cuore, e l’ultima con cui e sopra di cui mi addormento. Deh, mia buona figliuola, aiutami.”[11]

[1] Padre Pio da Pietrelcina, Epistolario, IV, pp.190-191.

[2] Padre Pio da Pietrelcina, Epistolario, II, 45.

[3] Padre Pio da Pietrelcina, Epistolario, I, 364.

[4] Padre Pio da Pietrelcina, Epistolario, I, 270.

[5] San Pio da Pietrelcina, Epistolario, I, 186.

[6] Padre Pio da Pietrelcina, Epistolario, I, 263.

[7] Padre Pio da Pietrelcina, Epistolario, I, 128.

[8] Padre Pio da Pietrelcina, Epistolario, II, 14.

[9] Padre Pio da Pietrelcina, Epistolario, II, 53.

[10] Padre Pio da Pietrelcina, Epistolario, I, 513.

[11] Padre Pio da Pietrelcina, Epistolario, III, p.723.

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