Firma sì, firma no. Alcuni punti per capire cosa deve insegnarci una tale -triste- situazione

In this photo taken on June 28, 2017, Pope Francis embraces Emeritus Pope Benedict XVI, at the Vatican. The Vatican is denying a German tabloid report that suggested that Emeritus Pope Benedict XVI is suffering from a neurological disease. (L'Osservatore Romano/Pool Photo via AP)

Non vogliamo entrare nel merito di ciò che si sta discutendo in queste ore: firma sì, firma no. Non ci vogliamo entrare, perché, in questi casi, non avendo elementi certi, si finirebbe col trarre conclusioni ardite. Ciò che però è certo è che la situazione per la Chiesa è sempre meno serena (anzi: più tempestosa). Ma questo -lo affermiamo con il dovuto rispetto, ma anche con il dovuto e necessario coraggio- non solo per colpa di ciò che si è verificato dopo l’annuncio dell’11 febbraio del 2013, ma anche a causa di chi volle quella decisione.

A renderci convinti di questo, vi è anche l’amara constatazione che l’attuale crisi della Chiesa abbia radici molte remote che precedono di tanto gli ultimi pontificati.

Detto questo, indichiamo alcuni punti di riflessione per capire come collocare, ciò di cui si sta discutendo in queste ore, in ciò che sta avvenendo da troppo tempo.

1

Non che sia decisivo sul piano del dibattito, ma un cattolico non può non credere che tutto sia sotto la sovranità di Dio. Pertanto, qualcosa vorrà pur dire che Benedetto XVI, dopo ben sei anni dalle dimissioni, alla veneranda età di 92 anni, continui a conservare un’invidiabile lucidità mentale tale da produrre e poter partecipare pienamente agli attuali dibattiti. Se è vero che la sua salute motoria è malferma, è pur vero che continua ad essere intellettualmente attivo.

2

Fermo restando che nessuno è autorizzato ad entrare -come si suol dire- in foro interno e giudicare le intenzioni (men che meno siamo autorizzati noi), resta il fatto che la rinuncia di Benedetto XVI non solo non ha risolto certe problematiche della Chiesa, ma le ha piuttosto acuite. Va infatti ricordato che eventuali problemi di carattere disciplinare (che forse Benedetto XVI pensava potessero risolversi con un papa più giovane ed energico) sono ontologicamente inferiori a quelli di carattere dottrinale, i quali, sotto il pontificato di Francesco, non solo non sono stati risolti, ma si sono certamente moltiplicati. Se gli alberi si devono riconoscere dai frutti…

3

Resta in piedi una questione che non è di poco conto, ovvero quella delle modalità della rinuncia. Dal 2013 abbiamo visto sorgere un titolo nuovo, “papa emerito”, che con grande difficoltà può trovare giustificazione canonica. Ricordiamo che mentre per i titoli legati ad uno status ontologico di potere di ordine non può esservi rinuncia (il sacerdote rimane tale in eterno e così anche il vescovo), per quanto riguarda il pontificato si tratta di potere di giurisdizione (il primato del papa non è sacramentale, ma giuridico) per cui non solo è possibile, ma in un certo qual modo doverosa una piena rinuncia, se non altro per non ingenerare equivoci o possibile accettazione di una diarchia nella Chiesa.

4

A proposito del promesso silenzio che Benedetto XVI disse di voler rispettare dopo la sua rinuncia, abbiamo visto che ciò non si è verificato. D’altronde ciò non solo era prevedibile, ma era anche giusto che fosse così; se è vero, come è vero, che un papa che rinunci continua comunque ad essere un vescovo cattolico, dunque legittimato ad intervenire nel dibattito teologico. Piuttosto questo silenzio interrotto diventa problematico proprio per la conservazione del titolo “papa emerito”. Ci permettiamo di dire che lo stesso commento del cardinale Sarah (rilasciato a Le Figaro) con cui il porporato fa riferimento allo scritto di Benedetto XVI: «Con questo libro, il papa emerito Benedetto XVI non ha rotto il silenzio. Ne offre il frutto» figura come una sorta di escamotage in stile sofistico che ci permettiamo di dire: lascia il tempo che trova.

5

E veniamo alla paradossalità della situazione attuale, che dovrebbe costituire un insegnamento non da poco e con il quale -forse- il Signore ci vuole parlare e ci vuole anche rimproverare. Al tempo delle dimissioni circolarono voci (ovviamente le voci sono voci) che Benedetto XVI, con l’avanzare dell’età, avvertisse il timore di poter essere etero-guidato e in tal modo di non riuscire a reggere adeguatamente il timone della Chiesa. Al di là del giudizio di merito rispetto a considerazioni di questo tipo, ciò che oggi si patisce è proprio ciò che a suo tempo Benedetto XVI paventava. Ci chiediamo fino a che punto egli è libero di esternare le sue convinzioni?

6

Un altro paradosso è (almeno da quanto trapela all’esterno) il timore di Benedetto XVI (peraltro giusto) che l’attuale situazione possa fomentare tentazioni scismatiche, se non de jure, almeno de facto. Ma ciò che sta avvenendo è proprio una situazione di questo tipo. Ormai mediaticamente (e non solo mediaticamente) si parla apertamente di “due papi”. E tutti si stanno ormai abituando ad una simile, anti-canonica, situazione.

Concludendo: la situazione è sempre più triste è complicata. Voglia il Signore, vero Capo della Chiesa, salvare la sua Chiesa dalla colpa degli uomini di Chiesa!

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3 Comments on "Firma sì, firma no. Alcuni punti per capire cosa deve insegnarci una tale -triste- situazione"

  1. Si sente di tutto, e le solite fazioni si schierano:

    -La questione dei due papi vista dal mondo, corroborata da prodotti come la serie Netflix che distorcono la realtà per dipingere Ratzinger come l’emblema della vecchia Chiesa che deve morire, per far posto alla nuova di Bergoglio;

    -i soliti sedevacantisti e minutelliani, vabe’;

    -i bergogliani papaboys profondamente avversi a Benedetto XVI, sia giovani che meno giovani che non tollerano svolte anticonciliari (vedasi organista di Soncino che in questi giorni sta sparando ogni “freccia” su questo).

    E così via. Per un fedele che intende segue l’approccio cauto e rispettoso, ma coraggioso, del Cammino dei Tre Sentieri, rimane comunque certa una cosa. La necessità di pregare tanto per discernere la volontà di Dio in questi tempi per alcuni profetici, per il mondo sicuramente tali ma solo a livello di riconoscimento di “scoop” in seno alla Chiesa, non certo per spirito di penitenza e conversione.

    Un ultimo pensiero, dato che ho sentito anche che in questo caos sulle firme, in realtà ci sia un tentativo del cardinal Sarah di scalare le vette per agguantare il soglio di Pietro alla morte di Francesco (sì, si sente dire anche questo, meglio non commentare la bassezza di certe conclusioni, ma il mondo deve pur lavorare in tal senso!): spesso penso a come sarebbe se Sarah, un domani, dovesse venire davvero eletto papa. Per il mondo politicamente corretto sarebbe un brodo di giuggiole, in quanto sarebbe il primo papa nero nella storia (una cosa ovviamente che colpisce ma non che non intacca la sostanza di questo o quel pontefice).

    Nostro Signore e la sua Madre Santissima, sede della Sapienza, ci assistano affinché non cadiamo in quelle fazioni che ho esposto, perché davvero faremmo il gioco del Nemico, maestro di caos, menzogne e confusione. E come sempre grazie per le analisi sempre caute, lucide e serie anche su questioni così ingarbugliate, ma che non devono prendere in noi il posto principale, quasi da pettegolezzo, trascurando la buona battaglia che ogni giorno dobbiamo condurre.

  2. Schifata dal.masso papa Bergoglio

  3. Michele Ruggiano | 16 gennaio 2020 at 10:29 | Rispondi

    Il vostro lucido commento è giustamente assai prudente. Ma l’episodio trattato rivela una situazione più tragica che drammatica per la Santa Chiesa di Cristo Gesù. Speriamo in Lui. Speriamo che rimandi suo questo mondo confuso e babelico la “voce dello Spiro”, del Santo Spirito. Speriamo de preghiamo.

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