Grande risonanza per i Mondiali di Calcio femminile… perché?

C’avete fatto caso? Tutti i media stanno parlando del Campionato del Mondo di Calcio in Francia. I media nazionali con i loro TG e GR ne parlano nelle rubriche sportive, dove, per esigenze di sintesi, molto spesso non si riescono a dare tutte le notizie in merito a risultati calcistici significativi, per esempio Serie B o Lega Pro.

Insomma, è manifesto l’interesse che non solo i più sappiano ciò che sta avvenendo in Francia, ma che se ne appassionino anche.

Certo, sono stati fatti a riguardo investimenti economici importanti e in un anno in cui nel giugno calcistico c’è ben poco (un Europeo under 21 non vale né un Europeo come si deve né tanto meno i Mondiali) forse un evento di questo tipo può raccogliere comunque qualcosa. Ma -diciamolo francamente- da che mondo è mondo nello sport l’interesse si è fatto non solo sullo spirito del campanile (il tifo), ma anche e soprattutto sulla qualità. Una diretta televisiva del più classico dei derby tra scapoli e ammogliati, anche se commentato dal mitico e compianto Enrico Ameri, lascerebbe il tempo … e il campo che trova.

Lo sanno anche i fili d’erba di uno stadio di calcio: il livello del football femminile non può competere con quello maschile. Se a chi scrive proponessero  una sfida tra il Pizzighettone e il Gorgonzola in versione maschile o un Barcellona-Real Madrid in versione femminile, questi non avrebbe dubbi a scegliere la prima. Su una chat, a proposito del livello calcistico femminile, un signore scrive: “Calcio femminile? Ridicolo. Mi è capitato di vedere qualche partita di professioniste che è tutto tranne calcio. E poi vedere una donna che gioca a pallone con gli scarpini fa lo stesso effetto di vedere un maschio giocare con i tacchi a spillo.”

Ci sono sport in cui il livello femminile è alto. Addirittura in alcuni può essere quasi alla pari degli uomini. Si pensi alla ginnastica. Nel nuoto sincronizzato, nel pattinaggio, nell’equitazione… le donne possono persino raggiungere il massimo. Ma negli sport dove la dimensione muscolare è fondamentale, il dislivello tra specialità maschili e femminili è e rimarrà enorme e incolmabile. E’ un fatto genetico, di natura.

E qui sta il punto: di natura! Proprio questa questione ci ha spinti a scrivere un articolo del genere su un sito come il nostro.

Il timore è che anche il calcio sia utilizzato per compiere la nefasta rivoluzione gender. D’altronde sul portale di google in questi giorni campeggia l’annuncio dell’evento francese, dopo che nei giorni scorsi un’altra schermata pubblicizzava il giugno-pride.

Dicevamo: rivoluzione gender. Le differenze di natura sarebbero solo quisquiglie e pinzellacchere (direbbe il buon Totò), dati relativi e modificabili. Ciò che conta sarebbero invece: il dato culturale, la scelta che si esprime, il desiderio personale. E in favore di ciò deve coagularsi: consenso, attenzione, sostegno e anche giuridico riconoscimento. Costi quel che costi.

Ma la realtà è realtà e il pallone è pallone… e un “sombrero” di un Pelé in gonnella sarebbe buono solo per essere appeso alla parete.

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