I dati smentiscono Boeri: gli immigrati non ci pagheranno le pensioni

Foto Roberto Monaldo / LaPresse.10-06-2015 Roma.Politica.Convegno "Occhio al futuro" organizzato da Cgil.Nella foto Tito Boeri (pres. Inps)..Photo Roberto Monaldo / LaPresse.10-06-2015 Rome (Italy).Meetin organized by Cgil union.In the photo Tito Boeri

Selezioniamo da lanuovabq.it, a firma di Matteo Borghi

“Gli immigrati ci pagheranno la pensione”. Ha fatto scalpore la dichiarazione del presidente dell’Istituto nazionale di previdenza sociale (Inps) Tito Boeri (…).

 “(…) Gli immigrati regolari versano ogni anno 8 miliardi in contributi sociali e ne ricevono 3 in termini di pensioni e altre prestazioni sociali, con un saldo netto di circa 5 miliardi per le casse dell’Inps”.

Una dichiarazione che ha sollevato, come ovvio, più critiche che complimenti: per il segretario della Lega Nord Matteo Salvini Boeri “vive su Marte” mentre per la forzista Deborah Bergamini “Inps non vuol dire Istituto nazionale previdenza stranieri”. Secondo i pochi sostenitori di Boeri invece (fra cui non poteva mancare la presidente della Camera Laura Boldrini) le dichiarazioni di Boeri sarebbero state strumentalizzate per farne una polemica politica che, come spesso accade, trascura i dati per concentrarsi solo sulla propaganda. Peccato che, almeno in questo caso, siano proprio i dati a dare torto al presidente dell’Inps.

Sì perché Boeri, nel riportarli, ha quantomeno omesso di precisare qualche dettaglio non di poco conto. Anzitutto è bene precisare che Boeri si riferisce solo a quegli immigrati regolari che, da tempo in Italia, hanno un lavoro regolare che paga loro tutti i contributi. Sono esclusi dal calcolo, dunque, gli stranieri irregolari che svolgono lavori in nero (che per definizione non pagano tasse) ma che usufruiscono dei servizi pubblici come sanità e istruzione. A maggior ragione non sono inclusi nel calcolo i 123mila richiedenti asilo arrivati in Italia nel 2016 (il 60% delle loro domande esaminate è stata respinta e solo il 5% ha ottenuto lo status di rifugiato in senso stretto). Un’emergenza costata ben 4 miliardi di euro: soldi arrivati in gran parte dalle tasche dei contribuenti italiani (…).

Non solo. Boeri ha omesso di precisare che, essendo quello italiano un sistema a ripartizione, i contributi versati oggi dagli immigrati regolari verranno in futuro da loro riscossi grazie ai versamenti dei nuovi contribuenti, italiani o stranieri che siano. Se oggi sono pochi gli stranieri ad aver raggiunto la soglia della pensione (considerando un arco contributivo medio di 40 anni, prendono la pensione solo gli stranieri che lavorano in Italia da prima del 1977) in futuro non sarà più così. Il rapporto dare/avere dei cittadini stranieri propenderà così a favore del secondo verbo, a meno che i nuovi arrivati siano sempre più numerosi e trovino tutti un buon lavoro regolare. La prima condizione sembra suffragata dai fatti: fra il gennaio e il giugno di quest’anno sono arrivati in Italia 72.744 migranti. Ciò significa che, se si terrà questo trend anche negli ultimi sei mesi dell’anno, a fine 2017 saranno arrivati in Italia oltre 145mila migranti, 22.500 in più del 2016. La seconda condizione è tutt’altro che probabile se consideriamo che, ancora oggi, il nostro Paese vede la disoccupazione viaggiare attorno all’11,5%, percentuale che sale a oltre il 35% nel caso dei giovani.

(…)

Un conto è dire che gli immigrati servono a ripopolare un paese che non fa più figli (anche fosse avrebbe più senso incentivare le famiglie italiane), ma dire che gli immigrati stanno salvando le pensioni è – caro Boeri – una solenne fregnaccia.

(…)

Dio è Verità, Bontà e Bellezza

Il Cammino dei Tre Sentieri

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