I gilet gialli etichettati in diversi modi… e se fossero anche cattolici?

Il Foglio è un quotidiano perfettamente allineato ad un’impostazione iper-europeista. Ma il 4 febbraio scorso ha pubblicato un interessante articolo che riportiamo per intero.

I visitatori di Parigi in questi giorni devono sentirsi come se stessero entrando in una zona di guerra”, scrive Vincent Boland. “Ogni fine settimana negli ultimi due mesi, i manifestanti conosciuti come gilet gialli sono scesi sulla Ville Lumière per distruggere, combattere la polizia e chiedere le dimissioni del presidente Macron.  La violenza delle proteste a Parigi e in altre città è scioccante: centinaia sono stati feriti e almeno nove sono morti. Si dice che sia il peggior tumulto civile in Francia dal 1968. Macron è stato costretto a cambiare alcune delle sue politiche”.

“I manifestanti sono stati descritti in vari modi come populisti, anarchici, abitanti di piccole città, persone dipendenti dalle loro auto, sostenitori dell’estrema destra francese oppure oppositori dell’Unione europea. Senza dubbio la maggior parte di loro si adatta a una o più di quelle definizioni. Eppure c’è una cosa che unisce i gilet gialli e che tuttavia passa inosservata: sono cattolici.  In Irlanda, a molti di noi piace credere di essere entrati nell’era laica o quantomeno post cattolica.  In gran parte della Ue, e in particolare in alcuni dei suoi paesi membri più grandi, è in corso uno scontro di idee tra gli ideali laico-tecnocratici del progetto europeo e la persistente fede in Dio del continente. Questo scontro sta accadendo in alcuni posti sorprendenti. Alcuni ammirano la Francia per il suo spirito repubblicano egualitario. Eppure è anche uno dei paesi più socialmente conservatori d’Europa, con una vocazione cattolica borghese. Durante il referendum sul matrimonio del 2015, a Dublino si è assistito a malapena a una protesta nelle strade. A Parigi, al contrario, ci sono state dimostrazioni considerevoli contro il matrimonio gay quando è stato legalizzato dal Parlamento francese nel 2013. Ci sono altre due arene chiave in questo scontro europeo tra laicismo e religione. Una è la Polonia, dove è in corso una lotta per il tipo di società che vuole essere tra il governo conservatore-nazionalista-cattolico e i suoi oppositori laici-liberali”.

“La Polonia oggi è profondamente divisa lungo le linee religiose e politiche. L’altra è l’Italia, dove la politica è dominata dal ministro degli interni, Matteo Salvini, che ha brandito il rosario come arma politica. Francia, Polonia e Italia si differenziano in molti modi, ma hanno una cosa in comune: costituiscono il cuore dell’Europa cattolica. L’infelicità che ora li attanaglia è apparentemente una reazione alla disuguaglianza sociale ed economica, all’ostilità verso gli immigrati e all’odio verso le ‘élite’. Tuttavia, poiché l’obiettivo dell’infelicità è la Ue – il progetto più laico, tecnocratico, remoto e sovranazionale della storia – le cose potrebbero essere più complicate di così.  Quando il comunismo è crollato nel 1989, la prima cosa che la gente ha portato dal sottosuolo è stata la propria religione. I polacchi, per i quali la chiesa cattolica aveva agito da baluardo contro le peggiori predazioni dello stato stalinista, avevano persino un papa polacco, Giovanni Paolo II, a mostrare loro la via.  Nel 2004, la Polonia ha aderito all’Ue. Per molti polacchi, ciò rappresentava il ritorno del loro paese nel cuore dell’Europa. Per gli altri, soggiogare la loro fede appena liberata alle nozioni laiche dei ‘valori europei’ era un tradimento dello spirito della loro resistenza al comunismo. Jaroslaw Kaczynski, leader politico di fatto della Polonia, sembra considerare il secolarismo europeo come l’immagine speculare del comunismo sovietico. E’ alla base della sua ostilità verso la Ue, e molti polacchi sono d’accordo con lui. I democratici cristiani italiani consideravano la Ue un’alleanza che avrebbe salvato il loro paese dal comunismo, dalla mafia e dall’irrilevanza culturale. Ma quando si unì all’euro, l’Italia entrò in due decenni di stagnazione economica, alla quale non c’è fine in vista. In Francia, l’alienazione della classe media cattolica è accentuata dalla natura binaria del sistema politico. La maggior parte delle elezioni presidenziali della passata generazione ha imposto una scelta tra un candidato dell’estrema destra, che porta invariabilmente il cognome Le Pen e le alternative. Quindi una considerevole minoranza di elettori francesi sarà sempre non rappresentata in questo sistema, e la loro alienazione sta crescendo. L’unico modo che vedono per far sentire la propria voce è quello di mettersi un gilet giallo e scendere in piazza.  In molti paesi occidentali, la religione è ora una forza politica e sociale dirompente. Negli Stati Uniti, ci ha portato Donald Trump; il Partito repubblicano è schiavo della sua base evangelica. Jair Bolsonaro, il nuovo presidente del Brasile, è ferocemente contrario ai valori laici e ha un forte sostegno tra i crescenti movimenti cristiani evangelici di quel paese. Viktor Orban, primo ministro dell’Ungheria, è in una crociata degli ultimi giorni per salvare ‘l’Europa cristiana’. Come suggeriscono le dimostrazioni a Parigi, se il progetto on-off di ‘un’unione sempre più stretta’ perde il sostegno del cuore cattolico dell’Europa, la Ue potrebbe essere destinata a fallire”.

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