I nostri ragazzi e la cannabis: fatta fuori l’invocazione… non rimane che l’utilizzazione

Ci dice l’ansa.it: “Circa 90mila studenti riferiscono un uso pressoché quotidiano della cannabis e quasi 150mila sembrano farne un uso problematico. E’ quanto emerge dalla Relazione annuale al Parlamento sullo stato delle tossicodipendenze in Italia, pubblicata dal sito del Dipartimento politiche antidroga.  La cannabis è la sostanza psicoattiva più diffusa sia tra la popolazione adulta che tra i giovanissimi. Circa un terzo della popolazione ne ha sperimentato gli effetti almeno una volta nel corso della propria vita, oltre un quarto degli studenti delle scuole superiori ne ha fatto uso nel 2016.” 

Un grande santo come Alfonso Maria de’ Liguori amava dire: “Chi prega si salva, chi non prega si danna.”

Queste parole esprimono una verità indiscutibile: solo chi prega può conquistare il Paradiso. ma cosa c’entra questo con l’uso diffuso di sostanze stupefacenti? Velo diciamo subito.

Il significato primo delle parole di sant’Alfonso ne sottende altri (secondi ma non secondari). Per esempio, sottende il fatto che senza la sapienza dell’invocazione l’uomo smarrisce la comprensione di se stesso e della sua solitudine, cioè del fatto che può sentirsi “solo” dentro ogni avversità. Invocare significa anche “chiamare dentro”: non solamente “chiamare”, ma chiamare affinché colui che viene chiamato possa fare qualcosa in qualcosa: in un problema o in una situazione. Dunque, invoca chi fa esperienza della solitudine, della solitudine in un problema: Come faccio da solo ad affrontare questo problema? Chi me ne darà la forza?

L’assurdità del nostro tempo è nell’aver censurato il bisogno della compagnia (si crede di potercela fare da sé) per sostituire all’invocazione l’utilizzazione. Tanto nell’invocazione quanto nell’utilizzazione l’uomo cerca di risolvere il suo problema. Se però l’invocazione nasce dal desiderio di colmare una solitudine; l’utilizzazione invece implica la presunzione secondo cui non serve un altro ma solo un qualcosa per poter risolvere, da solo, il problema. L’invocazione sottende un rapporto interpersonale (s’invoca soprattutto una persona) e quindi sottende una sorta di abbraccio; l’utilizzazione sottende invece un rapporto strumentale e quindi una sorta di possesso: il possesso di uno strumento e basta. La persona s’invoca, l’oggetto si utilizza.

Il paradosso attuale dov’è? E’ nel fatto che l’uomo contemporaneo, per non umiliarsi, ha rinunciato ad invocare; e ha deciso, per possedere, di utilizzare. Ne è scaturito che, rinunciando ad invocare, l’uomo (per possedere e per non allontanarsi dall’illusione di poter bastare a se stesso) ha perduto proprio se stesso, autodistruggendosi. La forza non è più da ottenere nell’invocazione (la preghiera), ma nell’utilizzazione (per esempio della droga).

La droga è sempre esistita, è però divenuta sociologicamente diffusa a causa di cattivi maestri, ma anche perché ha trovato un terreno fertile su cui attecchire. Il terreno fertile sta proprio in un uomo a cui è stato insegnato ad utilizzare e non ad invocare, a cui è stato insegnato che può farcela da sé: che avrebbe bisogno solo di qualcosa e poi tutto si risolverà.

La soluzione? Fermo restando l’importanza di utilizzare ogni mezzo per arginare e penalizzare il fenomeno della diffusione di queste sostanze, va proclamata la Verità sui tetti. Bisogna conquistare le anime a Dio. Bisogna entusiasmare alla bellezza della verità cristiana. Infatti, il Cristianesimo è l’unica religione che davvero riesce a colmare ogni solitudine.

Primo: è determinante sapere che il Dio cristiano è talmente disposto ad amare la sua creatura, da aver dato tutto se stesso … fino al punto di farsi addirittura mangiare. Altro che droga!

Secondo: solo il Cristianesimo offre la centralità della tenerezza materna nella dimensione esistenziale. Il Dio cristiano dona l’Immacolata, Colei che permette di affondare tutte le angosce nella dolcissima tenerezza di una madre. Non è un caso che i santi amassero e amino dire: “Gesù e Maria, voi siete l’unica ragione della vita mia!”

C’è chi riderà alla lettura di queste parole. C’è chi ci riterrà ingenui sognatori. Resta il fatto che molte le volte le soluzioni sono più semplici di quanto possiamo immaginare. Tant’è che fatte fuori queste soluzioni, si è costretti a scontare il dramma della dissoluzione.

Dio è Verità, Bontà e Bellezza

Il Cammino dei Tre Sentieri

 

 

 

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