Il cardinale Muller: “L’obbedienza come voto religioso è diversa dall’obbedienza della Fede che ogni cattolico deve alla Rivelazione”

Il sito lanuovabq.it ha pubblicato, con traduzione di Luisella Scrosati, un intervento che il cardinale Gherard Muller, Prefetto emerito della Congregazione per la Dottrina della Fede, ha scritto per il quotidiano americano “First Thing”.

Il C3S ha selezionato il passaggio in cui il cardinale fa riferimento alla questione dell’obbedienza al Papa. Precisiamo che non sempre siamo stati d’accordo con alcune affermazioni del cardinale Muller, ma le parole che abbiamo selezionate non solo sono ampiamente condivisibili, sono significative perché espresse da un cardinale autorevole e perfino refrattario a qualsiasi assimilazione a versanti cosiddetti “tradizionalisti”.

Chi volesse leggere l’intero intervento può cliccare qui.

Prima di tutto è importante ricordare che il Papa, in quanto “persona privata” (Lumen Gentium, 25) o in quanto fratello tra fratelli, non può imporre la sua personale teologia, i suoi stili di vita o la spiritualità del suo ordine religioso a tutta la Chiesa. L’obbedienza come voto religioso è diversa dall’obbedienza della fede che ogni cattolico deve alla rivelazione e alla sua mediazione ecclesiale. I vescovi sono legati all’obbedienza al Papa a motivo del suo primato giurisdizionale e non a motivo di voti personali che essi hanno fatto. L’ufficio papale e quello episcopale sono al servizio della custodia dell’unità della fede e della comunione. Pertanto è parte dei doveri primari del Papa e dei vescovi evitare la polarizzazione e la crescita di una mentalità faziosa.

Tutto ciò significa che nell’esercizio del suo ministero di insegnamento, non basta che il Magistero della Chiesa ricorra semplicemente al suo potere giurisdizionale o disciplinare, come se i suoi insegnamenti non fossero altro che una questione di positivismo legale e dottrinale. Invece, il Magistero deve cercare di presentare motivazioni convincenti, mostrando come la sua esposizione della fede sia in se stessa coerente e in continuità con il resto della Tradizione. L’autorità del Magistero papale poggia sulla continuità con gli insegnamenti dei papi precedenti. Infatti, se un Papa avesse il potere di abolire gli insegnamenti vincolanti dei suoi predecessori, o se avesse l’autorità perfino di reinterpretare la Sacra Scrittura contro il suo significato evidente, allora tutte le sue decisioni dottrinali potrebbero a loro volta essere abolite dal suo successore, il cui successore a sua volta potrebbe annullare e rifare ogni cosa a suo piacimento. In questo caso noi non assisteremmo ad uno sviluppo della dottrina, ma al tragico spettacolo della Barca di Pietro arenata in un banco di sabbia.

Recentemente gruppi di vescovi o singole conferenze episcopali hanno pubblicato delle direttive riguardo alla ricezione dei sacramenti. Perché queste dichiarazioni siano ortodosse, non è sufficiente che esse proclamino la loro conformità con le presunte intenzioni del Papa in Amoris Laetitia. Esse sono ortodosse solamente se sono in accordo con le parole di Cristo custodite nel deposito della fede. Similmente, quando cardinali, vescovi, sacerdoti e laici domandano al Papa chiarezza su queste questioni, ciò che essi richiedono non è un chiarimento circa le opinioni personali del Papa. Ciò che essi cercano è la chiarezza in merito alla continuità dell’insegnamento del Papa in Amoris Laetitia con il resto della tradizione.

Dio è Verità, Bontà e Bellezza

Il Cammino dei Tre Sentieri

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