Il caso del piccolo Alfie: in nome della libertà individuale si decide sulla vita individuale

C3S

Giambattista Vico la chiamò “eterogenesi dei fini”. Lo stesso concetto fu ripreso anche da Augusto del Noce. Si tratta di un paradosso vero, nel senso che si realizza sempre. Quando si parte da un errore per raggiungere un determinato obiettivo, non si raggiunge mai l’obiettivo prefissato, ma quello totalmente opposto. “Ironia della storia” la chiamerebbero in molti.

E’ ciò che ci viene da pensare in queste ore in cui si sta parlando del caso del piccolo Alfie.

Un caso che può essere sintetizzato in questo modo: in nome di un astratto modello di benessere fisico, viene calpestata la libertà individuale.

D’altronde non c’è da meravigliarsi. E’ l’esito coerente di tutte le impostazioni utopistiche. E il mondo contemporaneo, finanche la dissolutoria società postmoderna, conserva le tipiche istanze utopistiche strutturali all’essenza della modernità.

Persa la Verità, meglio: perso il primato della Verità, tutto diviene possibile.

La modernità si contraddistingue con la pretesa di anteporre qualcos’altro alla verità. Può essere una ragione senza limiti (il razionalismo), la storia (lo storicismo), può essere l’economia (l’economicismo), può essere la materia (il materialismo), può essere l’inconscio (la psicanalisi), può essere l’irrazionale (il surrealismo)… può essere la libertà (il liberalismo).

In nome del liberalismo, cioè di una libertà senza verità, la libertà stessa si riduce ad essere “cortigiana” di qualcos’altro. In questo caso di un astratto modello di vita senza sofferenza.

In nome della libertà individuale si decide sulla vita individuale, se cioè questa vita è degna o non è degna di essere vissuta.

Eterogenesi dei fini… per l’appunto.

Dio è Verità, Bontà e Bellezza

Il Cammino dei Tre Sentieri

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