Il caso della Sea-Watch 3. Siamo proprio sicuri di sapere da che parte starebbe Antigone?

A proposito di ciò che è avvenuto per la nave Sea-Watch 3 e della sua “capitana”, Karola Rackete, una certa intellighentia progressista e libertaria si sta appellando (fino alla noia) alla famosa Antigone di Sofocle. L’esigenza, cioè, di seguire una legge che abbia il fondamento nell’eterno del divino, che obblighi sempre e comunque,  e quindi la necessità di rifiutare la legge positiva (cioè posta dal potere degli uomini) che tirannicamente confliggesse con la prima. Nella tragedia, giustamente Antigone decide di seguire la legge divina, a costo della vita.

Ma, come spesso accade in questi casi, la strumentalizzazione è sempre dietro l’angolo e non è tanto difficile rilevarla. Vediamo perché.

Nel caso dell’Antigone ci sono due elementi da tener presente. Il primo è la consapevolezza che non sempre c’è compatibilità tra legge divina e legge positiva. Secondo elemento: quando la legge positiva dovesse essere in palese contraddizione con la legge divina, si ha l’obbligo morale di non accettarla e quindi di disobbedire.

Coloro che stanno utilizzando la storia di Antigone nel caso della Sea-Watch 3 e della sua “capitana” si rifanno fondamentalmente al secondo elemento: l’obbligo della disobbedienza. Nel caso specifico è giusto che Karola Rackete abbia prima resistito, poi addirittura forzato il blocco della Capitaneria di Porto italiana.

Ma -dicevamo- da parte dei paladini della “capitana” Rackete, si tratta di pura strumentalizzazione, per giunta palesemente contraddittoria.

Antigone disobbedisce a Creonte perché riconosce una legge eterna che non può essere annullata da alcuna legge positiva. E ciò per un motivo ben preciso: perché la legge eterna ha una fondazione oggettiva e metafisica; la seconda no. E qui i paladini della “capitana” cadono in palese contraddizione. Le loro culture di riferimento non hanno mai parlato -anzi!- di fondazione metafisica della Legge. Per queste culture tutto è mutevole, tutto è diveniente, tutto è relativo. Per queste culture il concetto di “natura” non fa riferimento ad un ordine oggettivo che Dio avrebbe impresso nella natura e che, proprio per questo, sarà sempre lo stesso indipendentemente dal divenire storico e dai cambiamenti culturali. Il relativismo a cui fanno riferimento è ciò che dà ragione al positivismo giuridico di Creonte piuttosto che al giusnaturalismo di Antigone. E questo è palese -per esempio- in come queste culture giudicano favorevolmente le leggi che permettono l’aborto, così come le loro aperture a visioni fluide dei cosiddetti “generi sessuali”; e si potrebbe fare una lista lunghissima.

E qui vien fuori un’altra questione che permette -senza difficoltà- di capovolgere il problema. Se alla questione della disobbedienza passiamo alla questione del contenuto della legge, allora emerge un altro dato interessante su cui riflettere. Fermo restando l’obbligo di soccorrere che ha urgente bisogno di soccorso e di non lasciar morire nessuno, permane anche l’obbligo di difendere la propria terra. Lo capiscono anche i bambini che quando accadono queste cose si scontrano due visioni: da una parte chi vuole imporre una visione fondamentalmente globalista, per cui i confini, le differenze nazionali sarebbero ormai valori superati; dall’altra chi invece ritiene che questi valori non siano affatto superati… anzi siano insuperabili, perché fondati su un ordine naturale della realtà che mai potrà cambiare. Ebbene, se ci sofferma su questo, allora si capisce ancor meglio come l’identificazione in Antigone e in Creonte addirittura si capovolga. Lo straniero va accolto, ma in quanto è “straniero”; ed è tale perché la terra che lo accoglie non è la sua terra. Come una famiglia che, eventualmente, è tenuta sì ad accogliere chi ha bisogno, ma senza snaturare la propria natura e la propria fisionomia.

Ma perché la propria famiglia e la propria comunità nazionale non possono essere snaturate? Perché si fondano su ciò che nessuna legge umana, lobbistica, alla moda, ha il diritto di mettere in discussione. Perché si fonda sulla natura come ordine razionale che nel tempo non può e non potrà mai cambiare.

Pertanto, stando così le cose, da che parte starebbe Antigone?

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1 Comment on "Il caso della Sea-Watch 3. Siamo proprio sicuri di sapere da che parte starebbe Antigone?"

  1. guai all’Italia a farsi mettere nel sacco da questa squinternata!!!!
    Avremo che ognuno si fa le Leggi che vuole e come vuole…
    Povero Salvini è da solo a lottare,dalla sua ha solo gli italiani perbene, quell’essere spregevole ha dalla su: la chiesa di bergoglio, la massoneria, i sinistrosi,le ong l’UE e…. li ho detti tutti?

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