Il Catechismo di san Pio X commentato per voi (n.102)

Rubrica a cura di Piefrancesco Nardini


Domanda: Possiamo noi soccorrere e anche liberare le anime dalle pene del Purgatorio?

Risposta: Noi possiamo soccorrere e anche liberare le anime dalle pene del Purgatorio con i suffragi, ossia con preghiere, indulgenze, elemosine e altre opere buone, e soprattutto con la Santa Messa.


Come scritto nel precedente commento, tutta la storia della Chiesa è piena di fedeli che pregano per i propri cari. Lo si fa per l’eventualità che esse siano in Purgatorio, dato che all’Inferno e in Paradiso le condizioni sono eterne ed immodificabili.

Si prega per queste anime proprio perché si conosce la possibilità di aiutarle e facilitare loro l’avvicinamento all’ingresso in Paradiso.

L’esempio portato dal Dragone è calzante ed esplicativo: “Un debitore imprigionato per insolvibilità, non può riavere la libertà se prima non ha pagato tutto il debito. Ma se intervengono gli amici e pagano per lui tutto o parte del debito, egli uscirà di prigione subito o più presto”.

Il “denaro” che si può pagare per le anime del Purgatorio è quello dei suffragi (“opera buona fatta da un fedele per ottenere ad altra persona la remissione della pena temporale dovuta al peccato già perdonato”, Treccani vocabolario online).

San Pio X spiega con chiarezza in cosa consistano i suffragi: “preghiere, indulgenze, elemosine e altre opere buone, e soprattutto la Messa”.

Il valore di un’opera buona, spirituale o corporale che sia, infatti, si applica sia come valore meritorio personale (aumenta la grazia ed avvicina al premio eterno), ma anche come valore soddisfattorio, che permette, come sacrificio o penitenza, di soddisfare la residua pena per i peccati.

Per la comunione dei santi il valore soddisfattorio è possibile cederlo ad altri. Nel momento in cui viene donato alle anime del Purgatorio, ecco che queste vedranno diminuita o totalmente estinta la residua pena.

Difficilmente si può arrivare al cosiddetto “atto eroico di carità”, ossia la cessione totale alle anime purganti di tutto il valore soddisfattorio delle proprie azioni buone; è condizione molto complicata da raggiungere e, a volte, anche pericolosa per l’anima di chi prova a compierlo. Non è dunque obbligatorio, è chiaro però che sarà particolarmente meritorio per chi lo compie, oltre che efficacissimo per le anime purganti.

Si sta però parlando comunque di atti umani, che per quanto forti e ripetuti, hanno sempre un valore finito. Questo è il motivo per cui San Pio X specifica “soprattutto con la Santa Messa”.

Questa è il Sacrificio incruento del Calvario e quindi applica i meriti infiniti di Cristo: comprensibile allora perché il Dragone commenta che la Messa “giova alle Anime del Purgatorio immensamente più di qualsiasi altra opera buona”.

Anche far celebrare e partecipare alla Messa in favore dei defunti è pratica molto antica e molto diffusa nella Chiesa.

Questa possibilità di aiutare le anime purganti con i suffragi deve intendersi come verità di fede.

Il secondo Concilio di Lione (1274) e quello di Firenze (nel Decretum pro Graecis, 1439) hanno ambedue insegnato che “per mitigare le pene delle anime purganti giovano loro i suffragi dei fedeli in vita”.
Il Concilio di Trento, poi, dopo aver ribadito l’esistenza del Purgatorio, definì che “le anime ivi trattenute possono essere aiutate dai suffragi dei fedeli, particolarmente dall’offerta del divin sacrificio dell’altare”.
Ott scrive che, in base a 2Mac 12, 42-46, “invalse nel tardo giudaismo la convinzione che si potessero aiutare con preghiere e sacrifici espiatori i defunti in peccato” e che “il primitivo Cristianesimo derivò dal Giudaismo la fede nell’efficacia dell’intercessione per i defunti” (Compendio di teologia dogmatica).

Anche molti santi e teologi in passato hanno sempre insegnato questa verità.

San Cirillo di Gerusalemme, ad esempio, menziona la preghiera per tutti i defunti con effetto riconciliativo con Dio (Cat. Myst. 5, 9-10), mentre sia San Giovanni Crisostomo (In Phil., omelia 3, 4) che Sant’Agostino (Enchir. 110, ma anche Sermo 172, 2, 2) parlano di aiuti ai defunti anche con le elemosine, con il santo di Ippona che specifica che i suffragi in generale non aiutano tutte le anime, ma solo quelle che non hanno peccati gravi (De cura pro mortuis gerenda, I, 3).

Come spesso nei precedenti commenti, anche qui è utile concludere con il Dragone che così riflette: “quando possiamo, facciamo celebrare e ascoltiamo la santa Messa per i nostri cari defunti, per le Anime Purganti in genere e per quelle più abbandonate in specie”.


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