Il Catechismo di San Pio X commentato per voi (n.135)

Rubrica a cura di Pierfrancesco Nardini


Domanda: Che cos’è il peccato?

Risposta: Il peccato è un’offesa fatta a Dio, disobbedendo alla Sua legge


San Pio X nella sua risposta è nello stesso tempo essenziale ed efficace.

A voler vedere non servirebbe, infatti, nulla di più al fedele, se non sapere che, peccando, disobbedisce alla legge divina e così offende Dio.

Approfondendo ulteriormente questo concetto, si può dire che la legge divina è stata impressa in ogni uomo con la legge naturale che indica, con quello che qualcuno chiama istinto, quali sono azioni peccaminose e quali no.

La legge divina è stata poi insegnata direttamente e esplicitamente agli uomini tramite i Dieci Comandamenti e la Rivelazione, con il Vangelo a confermare tutto.

Dio, però, ha dato agli uomini la perfetta libertà, quel libero arbitrio che li rende in grado di scegliere autonomamente come comportarsi. Essi possono quindi decidere liberamente di non seguire quanto indicato nella legge di Dio, possono addirittura anche arrivare a negare la Sua esistenza.

Il peccato è dunque “volontaria trasgressione di una legge divina” (E. Jone, Compendio di teologia morale).

È, di conseguenza, offesa a Dio perché “secondo la sua essenza è una negazione di Dio” (L. Ott, Compendio di teologia dogmatica).

Come spiegava San Tommaso , il peccato è “aversio a Deo, conversio ad creaturam”, ossia è una volontaria decisione di allontanarsi da Dio (non seguire la Sua legge) e preferire a Lui le creature (inteso non solo come uomini, ma anche come materialità della vita terrena, come anteposizione di un bene apparente e finito a Lui ). Sant’Agostino lo descriveva come “l’amore di sé che arriva fino al disprezzo di Dio” (De Civitate Dei , 14, 28).

Se è vero (ed è vero) che siamo stati creati da Dio “per conoscerLo, amarLo e servirLo in questa vita” per poi “goderLo nell’altra in Paradiso” (v. n. 13), è chiaro che il non aderire a questo comporta un’offesa a Dio, perché Lo si rifiuta, si rifiuta il Suo amore, oltre che la Sua legge.

È importante, sia chiaro, la volontarietà e la libertà della scelta da parte del fedele.

Dio, in quando Giustizia perfettissima, non potrebbe mai addossare a nessun uomo un’azione non voluta e/o non libera (per non conoscenza della gravità e/o perché costretta).

Come spiega bene lo Jone (op. cit.), gli atti umani “sono quelle azioni, che procedono dall’intelletto e dalla volontà libera” e gli elementi necessari affinché ci sia un peccato sono “a)la trasgressione di una legge, almeno di una legge ritenuta per tale; b)la cognizione della trasgressione (basta però una cognizione confusa); c)il libero consenso”.

Senza questi elementi il peccato è solo materiale e non viene dunque attribuito come colpa da Dio.

A questo punto è necessaria una riflessione relativa alla situazione attuale. Senza poter entrare (per motivi di spazio e perché non è questo il posto dove farlo) nello specifico delle dinamiche ecclesiali, si deve ricordare, e tenerlo sempre presente, la grave crisi che sta vivendo la Chiesa da decenni.

Questa crisi ha di fatto trasformato la fede cattolica, con dottrine insegnate in esatto contrasto con la vera dottrina cattolica.

Uno dei tanti gravi risultati di questa crisi è la mancanza di formazione, quella che chiamo “analfabetismo cattolico”. Tra le mancanze che questo comporta c’è la non conoscenza del peccato, di cosa esso sia, della sua reale esistenza, della sua gravità, della gravità delle sue conseguenze.

Troppo spesso capita di imbattersi in interlocutori che, esplicitamente o meno, palesano di non capire il peccato o, addirittura, di non crederci.

La perdita di senso del peccato nella nostra vita è quindi come detto in altra sede il più grave dei problemi.

Sforziamoci ogni giorno di ricordare l’Amore di Dio per noi, come sprone e forza per resistere alle tentazioni, sfruttando l’aiuto che sempre ci dà la Vergine Ss.ma, Regina dello Splendore.

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