Il Catechismo di San Pio X commentato per voi (n.14)

(a cura di Pierfrancesco Nardini)

Che cos’è il Paradiso? Il Paradiso è il godimento eterno di Dio, nostra felicità e, in Lui, di ogni altro bene, senza alcun male.

Il Paradiso è un luogo, reale non immaginario, ove si potrà godere della visione beatifica di Dio in eterno.
È un luogo reale perché così «esige la presenza della Umanità di Gesù Cristo, della Beata Vergine assunta in cielo
corporalmente, e, dopo la risurrezione universale, anche la presenza dei corpi gloriosi» (DIZ.).

Non avrebbe altrimenti senso credere nella presenza di Cristo in Cielo in anima e corpo, se il Cielo non fosse un
luogo reale.

Va bene che a Dio tutto è possibile, ma non la contraddizione!

La visione beatifica «consiste nella contemplazione immediata, intuitiva della divina essenza» (DIZ.). Vedremo
in modo chiaro Dio, che ora conosciamo solo per analogia tramite le creature e in modo incompleto (cf. 1Cor 8,
12).

È la cosiddetta beatitudine essenziale. Questa però, seppure visione chiara di Dio, non è comprensiva (ossia adeguata
e perfettamente completa), perché la creatura non potrà mai comprendere totalmente l’infinita perfezione del
Creatore.

C’è poi anche una beatitudine accidentale che è il godere anche delle cose create. Il Casali così spiega: «come
potremmo contrapporre alla pena del danno nell’inferno, la gioia del possesso di Dio nel Paradiso, così
potremmo opporre questa gioia accidentale alla pena del senso».

Come ben insegna San Pio X, infatti, in Paradiso non ci sarà alcun male, ma solo bene.

È questa, d’altronde, cosa comprensibile alla mente umana: a tu per tu con Dio, nostra felicità, non potrebbe in
nessun modo esserci un elemento negativo, nemmeno una parte infinitesimale di male.

La vita terrena è fatta di cose buone e belle (anche se mai perfette in quanto finite) e di cose brutte (sofferenze,
difficoltà, peccati, ecc…).

Nella vita eterna in Paradiso ci sarà solo felicità e sarà perfetta, in quanto proveniente da Dio. L’unica differenza tra i beati sarà il diverso grado di beatitudine dovuto alla Giustizia divina che, perfetta, anche lì darà il giusto a tutti.

L’esistenza del Paradiso è «di fede» (Casali). Ne parla, infatti, spesso Gesù (1). E questo dovrebbe bastare…

La Chiesa ha comunque continuato nei secoli a insegnare l’esistenza del Paradiso: ne troviamo traccia in San
Paolo (2Cor 5, 1-8, in cui, come spiega S. Tommaso, è a priori confutato l’errore di pensare che le anime sante
non siano ammesse alla visione di Dio subito dopo la morte), per continuare, ad esempio, con la Costituzione
«Benedictus Deus» (29.1.1336) di Benedetto XII, passando dal Concilio di Firenze, per arrivare all’Enciclica
«Mysticis Corporis» (29.6.1943) di Pio XII.

Sant’Ambrogio scrive con chiarezza che «i giusti avranno questa ricompensa di vedere la faccia di Dio» (De bono
mortis, 11).

Che il Paradiso sia eterno è anch’esso di fede, tanto che nel Credo professiamo di credere la vita eterna.

Non è mai superfluo ricordare che il Paradiso è da distinguere dal paradiso terrestre, l’Eden, ove Dio pose
Adamo ed Eva. Nell’Antico Testamento questa parola era usata per indicare solo quest’ultimo. Col Nuovo
Testamento e la letteratura cristiana si iniziò a differenziare il paradiso terrestre dal Paradiso celeste, nel senso
sopra ricordato.

La parola Paradiso è molto inflazionata, ossia ai nostri giorni viene usata come generico termine
che indica una situazione bella, in cui si prova pace e serenità, senza stress o pressioni. Ma sempre qualcosa di
umano, di terreno.

Da un lato è normale che l’uomo prenda il Paradiso (situazione di pace e bellezza perfette) come paragone per
le suddette situazioni. Per descrivere un momento molto bello, si cerca l’esempio più bello. E cosa ci può essere
di più perfetto della bellezza della visione beatifica di Dio? Dall’altro, però, siamo al paradosso dell’uso di questo termine anche per situazioni davvero lontane da quel che il Paradiso è realmente. Quante volte si sente parlare di sensazioni paradisiache per situazioni addirittura peccaminose?

Dobbiamo sempre pensare al Paradiso come alla meta finale della nostra vita in cui avremo il premio di vedere Dio e
combattiamo in questa vita per poter ottenere quel premio, anche sopportando situazioni scomode e che ci
procurano sofferenze. Ed anche cercando, per quel che ci è possibile, di aiutare quante più persone possibile a
capire cos’è veramente il Paradiso, la sua reale esistenza e cosa dobbiamo fare per poterci arrivare.
«Se nelle ore buie della vita penseremo alla felicità che ci attende in cielo, nulla ci sembrerà troppo gravoso o
difficile» (Dragone, commento n. 14)


1 Ad es. San Matteo 5, 3-8-10-12; 13, 43; 18, 10; 25, 34; San Marco 12, 25


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