Il Catechismo di San Pio X commentato per voi (n.15)

(a cura di Pierfrancesco Nardini)

Chi merita il Paradiso? Merita il Paradiso chi è buono, ossia chi ama e serve fedelmente Dio, e muore nella sua grazia

Cos’è il merito? «È il diritto alla ricompensa annesso all’opera buona fatta in favore di chi assegna il premio» risponde il Dragone nel commento a questo numero.

San Pio X parla di merito in relazione alla ricompensa del Paradiso che ogni uomo avrà se «è buono».

La bontà di cui si parla non è quella genericamente intesa nelle relazioni umane, ma una specifica: «chi ama e serve fedelmente Dio».

Questa definizione data dal santo di Riese, tra l’altro, rende bene l’idea delle gerarchie valoriali che dovrebbe avere il cattolico. Per essere buoni, per prima cosa si deve amare e servire Dio, non basta essere bravi, gentili ed educati nei rapporti con gli altri e con la società.

Come si ama Dio?

Il concetto di amore a Dio è uno dei più distorti nella crisi che da decenni colpisce la Chiesa.

Lo si è fatto diventare qualcosa di indefinito, qualcosa di personale e molto umano, quindi variabile.

Come è cambiata la percezione della Carità, così è cambiata quella dell’amore da dare a Dio.

Nella maggior parte dei casi si pensa di amarLo semplicemente andando a Messa la Domenica (poi però vivendo gli altri giorni come se non esistesse) o solo dicendo di essere cattolici (non vivendo però come tali).

La personalizzazione dell’idea di fede, causa del modernismo, è diventata così marcata che si pensa a Dio nel modo in cui più piace. Ed anche in quello che fa più comodo.

Sono tante le volte in cui si sente dire che si crede in Dio ma non alla Chiesa, che si è cattolici ma “perché dovrei dire no al divorzio” e/o “all’aborto”, ma “non credo alla Confessione”, ecc…

Ricordiamo che Cristo disse «se mi amate, osserverete i miei comandamenti» (Gv 14, 15) ed anche «chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi mi ama» (Gv 14, 21).

Per amare Dio e, così, essere buoni e meritare il Paradiso, si devono osservare tutti i Suoi Comandamenti, tutti. «La prova più certa dell’amore di Dio è l’osservare i suoi precetti» commentava Padre Sales.

Quanti ai nostri giorni conoscono veramente i Comandamenti di Dio e, soprattutto, ci credono realmente?

E quale effetto avrà su chi non conosce o crede, se non amare un dio diverso da quello vero? Se, infatti, non credo a una virtù divina o ad una verità rivelata, posso dire con certezza di conoscere veramente Dio? E, di conseguenza, di amarLo? Amerò probabilmente il dio che mi sono creato, togliendo dalla mia soggettiva visione della fede quel che non mi piace.

Molti Papi, anche postconciliari, hanno ribadito che è sufficiente non credere una sola delle verità rivelate per non essere più cattolici.

La seconda condizione necessaria per ottenere il Paradiso è la conseguenza dell’essere buoni: morire in stato di grazia, ossia senza peccato mortale (col peccato veniale si va comunque in Cielo, ma sempre dopo un adeguato tempo nel Purgatorio).

Anche su questo la crisi sta incidendo in modo impressionante.

La distorsione che esiste di Carità e Misericordia, ed in generale dell’idea di Dio, porta molti a credere che Lui è solo misericordia e così porti tutti in Paradiso, indipendentemente dallo stato in cui l’anima si presenta al Giudizio particolare.

«Dio è amore, non può condannare e far soffrire nessuno all’Inferno», questa la sintesi dei pensieri esposti da molti più volte in chiacchierate con chi scrive.

Questa è, appunto, distorsione del concetto di Carità, e di quello di amore (amare una persona non vuol dire non dirle la verità, anche se dura, e non punirla se e quando serve).

È, soprattutto, distorsione del concetto di Misericordia e dimenticanza di quello di Giustizia.

Dio, come detto ai nn. 2 e 3, è «perfettissimo», ossia «è ogni perfezione, senza difetto e senza limiti». Ha in sé ogni virtù e ce le ha in modo perfettissimo.

Nostro Signore è dunque sia Misericordia e Carità perfettissime (quindi pietà e amore incondizionati per ogni uomo), sia Giustizia perfettissima (per cui dà ad ognuno esattamente ciò che gli spetta, con una precisione ed equità anche queste perfettissime rispetto ai comuni giudizi dei processi umani).

Non sarebbe certo Giustizia perfettissima se in Paradiso, chi è stato buono, si è sforzato e a volte ha combattuto per rispettarne i Comandamenti, anche affrontando situazioni scomode, si trovasse vicino chi invece si è assolutamente disinteressato di tutto questo o comunque non si è preoccupato di vivere col peccato mortale.

Non può stupire o, peggio, scandalizzare che chi muore in peccato grave vada all’Inferno. E’ regola di giustizia, oltre che di buon senso.

La Vergine Santissima ci aiuti a meritare il Paradiso, a combattere per godere nella vita eterna della visione beatifica di Dio, a non farci scoraggiare dalle tante situazioni difficili e scomode che potremmo essere costretti ad affrontare nella nostra vita per mantenere salda e forte la nostra fede.

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