Il Catechismo di San Pio X commentato per voi (n.18)

(a cura di Pierfrancesco Nardini)

n. 18

Perché Dio premia i buoni e castiga i cattivi? Dio premia i buoni e castiga i cattivi perché è giustizia infinita

«Giusto sei Signore, e retto è il tuo giudizio» (Sal 118, 137)

Cos’è la giustizia?

Un importante dizionario di teologia dommatica degli anni 50 insegnava che «la giustizia come atto consiste nel dare a ciascuno il suo, cioè quel che gli è dovuto».

Questo tipo di giustizia si dice commutativa e non può essere quella divina, perché “dare a ciascuno il suo” significherebbe che anche il giudice potrebbe dover avere qualcosa da qualcuno. Dio non è debitore, è Colui che tutto dà perché tutto ha.

La giustizia di Dio è invece quella detta distributiva, in cui si distribuiscono premi e pene (ma anche diritti, compiti e doveri). Il Signore infatti dà premi (giustizia remunerativa) e castighi (giustizia c.d. vendicativa).

Questo numero è davvero molto importante, perché pone di fronte ad un bivio molte persone: si ricorda, infatti una delle perfezioni di Dio, che, per logica, non può non avere.

In questo modo chi ha dubbi, o addirittura proprio non crede nella possibilità che Dio possa dare pene perché sostiene che altrimenti sarebbe cattivo, deve fare una scelta che rischia di portarlo contro una verità di fede: la Giustizia infinita di Dio.

E lo farebbe, tra l’altro, ostinandosi a sostenere una misericordia “sminuita”: affermare infatti che Dio non può dare pene perché non è cattivo non porta inevitabilmente a ritenerlo non giusto? Se Dio non punisse in nome di una malintesa bontà, si arriverebbe al paradosso (che Dio non può avere!) di trovare in Paradiso tutti, buoni e cattivi, chi è in stato di grazia e chi è in peccato grave. In questo caso si potrebbe dire che Dio è giusto?

La Giustizia infinita e perfettissima di Dio è una verità di fede. Non si può non credere, se ci si professa cattolici.

La troviamo, infatti, sempre presente nella S. Scrittura: dalla punizione di Adamo ed Eva, a quella di Caino, si passa al diluvio universale, a Sodoma e Gomorra, e tanti altri episodi.

Il Salmo dice «poiché giusto è il Signore, e ama le giuste azioni. I retti vedranno il volto di Lui» (10, 6-8).

Non è qualcosa che riguarda solo l’Antico Testamento e si lascia con il Nuovo.

Nei Vangeli, Cristo spiega chiaramente che ci sarà un giudizio, sia particolare che universale (Mt 16, 27 «A ciascuno sarà reso secondo le sue opere» e 25, 31-46). In queste parole di Gesù ci sono chiaramente delle sentenze, non si può in alcun modo negarlo.

In generale, più volte «Gesù si appella alla giustizia di Dio, che deve giudicare tra i suoi discepoli e il mondo e dar loro la mercede, che si sono meritata» (comm. Sales a Gv 17, 25).

Paolo parla della «corona di giustizia che mi darà Dio giusto giudice» (2 Tim. 4, 8).

La Chiesa tutta ha sempre continuato nei secoli ad insegnare la realtà della Giustizia divina.

Oltre a non essere cattolici per non credere ad una verità di fede, dimenticarsi della Giustizia di Dio è anche contraddittorio.

Se si  dice, infatti, che Dio è solo bontà e per questo non può punire né, men che meno, voler l’Inferno e le sue sofferenze per nessuno, si afferma, come detto, che non è giusto. Ma se non è giusto, non può nemmeno essere buono. Come faremmo a dire buono il Signore se non punisce chi lo merita e quindi, di conseguenza, non “tratta bene” chi se lo merita, non dà la “corona di giustizia” solo a chi l’ha vinta?

Non c’è nessuna difficoltà ad ammettere la coesistenza in Dio di Giustizia e Misericordia.

Intanto, perché Dio non è essere finito e imperfetto. Nell’uomo è difficile pensare ad una tale coesistenza, ma non in Dio, in Lui è normale, in quanto essere perfettissimo che ha in sé tutte le perfezioni in modo infinito.

Pensare ad un’impossibilità di tale tipo significa, tra l’altro, pensare che Dio non abbia tutte le perfezioni, ossia non sia perfettissimo.

Ancora, se non fosse giusto, violerebbe Egli stesso le Sue Leggi e, come sappiamo, il paradosso non è di Dio: andrebbe contro Se stesso perché i Comandamenti sono insiti nella Sua natura.

La misericordia non è un rilassamento della giustizia, qualcosa di necessariamente contrastante con essa (v. S. Th. 1 q. 21, a. 3 ad 2). La giustizia e la bontà di Dio non si contraddicono.

Gesù stesso, Verità assoluta, prega: «Padre giusto» (Gv. 17, 25), ossia riconosce che Dio è Padre (e come tale misericordioso) e anche giusto.

Nel passo citato, San Tommaso d’Aquino ci spiega che «quando Dio opera con misericordia non agisce contro la sua giustizia, ma compie qualcosa oltre i limiti della giustizia». Se io do più del dovuto non vado contro giustizia, come se dessi di meno, semmai vado oltre, supero, per una mia liberalità, il dovuto. Quindi conclude l’aquinate «da ciò appare chiaro dunque che la misericordia non elimina la giustizia, ma è una certa quale pienezza della giustizia».

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