Il Catechismo di San Pio X commentato per voi (n.24)

(a cura di Pierfrancesco Nardini)

Gesù Cristo è Dio e uomo? Sì, Gesù Cristo è vero Dio e vero uomo

«Perfetto Dio e perfetto uomo, sussistente di anima razionale e di corpo»

Simbolo Atanasiano, IV sec. d.C.

Gesù è vero Dio: è verità chiara e indubitabile.

Lui stesso, come già scritto nei precedenti commenti, dice espressamente di essere il Figlio di Dio e il Messia.

L’Angelo annuncia a Maria che il Figlio che concepirà «sarà grande, sarà chiamato Figlio dell’Altissimo», siederà sul «trono di Davide suo padre» e «regnerà per sempre … e il suo regno non avrà fine» (Lc 1, 32-33).

Anche solo queste parole sono esaustive. In quanto Figlio dell’Altissimo, la sua sarà una grandezza assoluta, non relativa agli uomini, «non solo grande davanti a Dio come Giovanni» (comm. Sales); come tale sarà riconosciuto da tutti; è Messia, in quando erede di Davide (secondo le profezie) sul cui trono siederà non come Re temporale; il suo regno sarà eterno, non come quelli umani. Sì, sono esaustive le parole dell’angelo.

Tralasciando per motivi di spazio ogni singola citazione che dimostra la divinità di Cristo (ad es. Gesù che chiama Dio “Padre mio”, Gv 10, 29; 10, 32, altri), si nota che all’interno dei Vangeli vengono raccontati episodi che da soli basterebbero a togliere ogni dubbio: i miracoli.

Come altrimenti si spiegherebbero, se non nell’ammettere la divinità di Chi li ha compiuti?

Si sottolinea come quelli di cui si parla non son “semplici” prodigi, ma veri e propri miracoli.

Si approfondirà questa differenza con il commento al numero sul miracolo. Per ora chiariamo che il miracolo è qualcosa «che può venire solo da Dio» (n. 87), mentre il prodigio può essere compiuto anche da altri, ad es. il diavolo. Anche l’elencazione più specifica dei vari miracoli la lasciamo ad un successivo commento (al n. 88).

Qui ci limitiamo a notare come non ci potrebbe essere dimostrazione migliore della divinità di Cristo.

Un miracolo, infatti, è qualcosa di estremamente sensibile e impattante all’attenzione umana; difficilmente si può non farci caso o dimenticarlo, una volta visto. È però anche qualcosa davanti a cui, salvo ideologizzazioni varie, ci si arrende: si può solo accettare l’evidenza e pensare che Chi lo ha compiuto non può che essere Dio.

Questo hanno fatto gli Apostoli, che, a stretto contatto con Gesù, si sono adeguati alla realtà di quel che vedevano: Gesù era il Messia, era Dio.

È verità chiara ed indubitabile anche che Cristo è vero Uomo.

Ha vero corpo («il Verbo si fece carne», Gv 1, 14).

Tutto il Nuovo Testamento, Parola di Dio, è pieno di indicazioni sulla reale natura umana di Cristo.

Ha davvero preso carne, ha vissuto come uomo: «cresce, ha fame, sete, mangia, beve, dorme, è affaticato, versa il Sangue, è pieno di dolori, geme, piange, è flagellato, coronato di spine, crocifisso, muore, viene seppellito» (Casali).

Quando a San Tommaso chiede di mettere il dito nel Suo costato dopo la Resurrezione, il Suo è corpo reale, seppur glorificato.

Non è possibile in alcun modo pensare, insomma, che Gesù non sia vero uomo, oltre che vero Dio.

Anche San Paolo è chiaro, quando scrive «Uno solo è il mediatore tra Dio e gli uomini: l’uomo Cristo Gesù» (1Tim 2, 5), si legge un’enfasi particolare sulla parola “uomo”: l’Apostolo la scrive volutamente per porre l’accento sulla reale umanità di Gesù; e non è assolutamente un modo per negare la Sua divinità.

Il Sales nel suo famoso commento chiarisce che «Gesù Cristo, morendo per noi, non ha potuto dare alla sua morte un valore infinito [come è stato, nda] se non in quanto Egli era ancora Dio».

San Paolo ha probabilmente anche voluto contrastare gli gnostici che negavano la reale umanità di Gesù.

Sempre San Paolo scrive «come per un uomo (Adamo) la morte, per un uomo (Gesù) la risurrezione dei morti» (1Cor 15, 21) e mette ancora in risalto che è l’uomo Gesù a contrapporre la redenzione al peccato originale.

Oltre al corpo, Gesù aveva anche un’anima, sensibile e razionale, come quella di tutti gli uomini.

In conclusione, Gesù aveva un corpo del tutto simile agli uomini e aveva anche tutto quel che riguarda la divinità. In Lui queste due nature non si confondono, sono ben distinte, seppur unite in un’unica Persona. San Paolo ha mirabilmente sintetizzato questo concetto: «in Lui abita tutta la pienezza della divinità corporalmente» (Col 2, 9).

La Chiesa, nel corso dei secoli, ha dovuto battersi contro tanti errori sulla divinità e umanità di Cristo.

Oltre ai citati gnostici, c’è stato, ad esempio, chi ha pensato il Suo corpo come semplice apparenza, negando quindi la divinità (Doceti), chi ha negato la consustanzialità di Cristo con Dio, quindi ritenendoLo solo la prima e più eccellente creatura (Ariani), chi negava in Gesù la volontà umana ammettendone solo la divina, negando quindi la sua umanità (Monoteliti).

Riportiamo solo quanto insegnato dal Concilio di Calcedonia (451 d.C.), confermato dal secondo di Costantinopoli (553 d.C.) e successivamente da tutta la Chiesa: «noi insegniamo a confessare un solo e medesimo Figlio, il Signore nostro Gesù Cristo, perfetto nella sua divinità e perfetto nella sua umanità».

Continuiamo ogni giorno a recitare il Credo per mantenere salda in noi questa verità, Gesù Dio e Uomo, e tutte le altre mirabilmente sintetizzate.

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