Il Catechismo di san Pio X commentato per voi (n.25)

(a cura di Pierfrancesco Nardini)

Perché il Figliuolo di Dio si fece uomo? Il Figliuolo di Dio si fece uomo per salvarci, cioè per redimerci dal peccato e riacquistarci il paradiso

«Il Verbo si fece carne» (Gv 1, 14) per un motivo particolare, mosso dall’infinito amore di Dio per l’umanità: la Redenzione. È l’opera di liberazione dal peccato originale fatta da Gesù con la Sua Passione e Morte sulla Croce.

Quello di redenzione è concetto che in generale, soprattutto a quei tempi, significava riscattare uno schiavo con un pagamento. Ecco, Cristo ha riscattato l’uomo dalla schiavitù del peccato e come pagamento ha usato il Suo Sangue. L’ha dovuto fare Lui, in quanto l’uomo era impotente di fronte alla sua condizione.

L’offesa del peccato dei progenitori, infatti, era stata fatta a Dio, Essere infinito, per cui aveva gravità infinita (la gravità dell’offesa si valuta in base a chi la subisce). Non poteva essere in alcun modo riparata dagli uomini.

Qualsiasi atto di riparazione umano, in quanto fatto da esseri finiti, non avrebbe avuto possibilità di compensare adeguatamente l’offesa, di pagare il prezzo necessario.

Serviva quindi un Uomo-Dio, Gesù, che, prendendo su di Sé il peccato, «espia e ripara in luogo dell’uomo peccatore davanti a Dio offeso (soddisfazione vicaria), meritando per tutti la riconciliazione con Dio e la liberazione dalla schiavitù di Satana e dal peccato» (DIZ.).

In questo modo, pareggiata l’offesa con il sacrificio di Cristo, l’umanità è stata liberata dagli effetti del peccato originale e riconciliata con il Signore. Ovviamente non c’è una salvezza automatica, bensì individualmente bisogna corrispondere a questa immensa grazia.

Il fine dell’Incarnazione, ossia la Redenzione, è verità di fede, dato che il suo insegnamento lo troviamo direttamente dalla Parola di Gesù nei Vangeli, e non solo in San Paolo come vorrebbero alcuni.

Nell’Ultima Cena, «questo è il mio Sangue, il Sangue della nuova alleanza che è sparso per molti a remissione dei peccati» (Mt 26, 28; cfr. Mc 14; Lc 22). Ed anche, «il Figliuolo dell’uomo è venuto a salvare quel che si era perduto» (Mt 18, 11) e «il Figliuolo dell’uomo non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la sua vita in redenzione per molti» (Mt 20, 28).

Si nota come Gesù dica espressamente che la redenzione sarà “per molti”, il Sangue “è sparso per molti”. Lui è Verità in ogni singola parola che dice, non si può quindi in alcun modo, da cattolici, dubitare.

Nostro Signore con queste parole vuole far capire che non tutti usufruiranno della Redenzione da Lui ottenuta.

Non perché così Lui vuole: Cristo si è fatto mettere in Croce, ovviamente, per tutti, così come Dio vuole che tutti vadano in Paradiso. A questo non corrisponde però la totalità delle risposte, dei “sì” da parte dell’umanità.

Se, infatti, non rispetto i Comandamenti e non credo, pecco gravemente, a nulla varrà per me la Redenzione di Cristo, non per volontà o, addirittura, mancanza di Lui, ma per non accettazione da parte mia. E’ il dovere di corrispondere liberamente alla grazia a cui abbiamo fatto cenno prima.

Il Sales nel commento al passo di San Matteo (20, 28) spiega che «la morte di Gesù è sufficiente a riscattare tutti gli uomini, ma di fatto non riscatta che molti; perchè gran parte di essi non vogliono essere riscattati e si oppongono a Gesù Cristo rigettando la sua fede e i suoi insegnamenti».

Questo insegnamento è stato definito dal Concilio di Trento («Ma, benchè Egli sia morto per tutti, tuttavia non tutti ricevono il beneficio della sua morte»).

Si può sintetizzare con il Dragone che nel commento a questo numero così riflette: «finchè restiamo nel peccato, impediamo volontariamente che ci venga applicata la redenzione di Cristo e la rendiamo inutile».

La bontà infinita di Dio si vede però anche in questo. La Redenzione, infatti, ha permesso, oltre a liberare gli uomini dagli effetti del peccato originale, anche la possibilità di avere la Confessione, che permette di tornare in stato di grazia dopo esser caduti nel peccato mortale. In questo modo Dio ha dato la possibilità agli uomini di conquistare la salvezza eterna fino all’ultimo momento della propria vita.

Anche San Paolo batte forte sull’insegnamento della Redenzione da parte di Cristo, come ad esempio nella Lettera ai Romani (3, 24-26) dove spiega la gratuità della Redenzione, ossia che questa è stata un dono dato dall’amore di Dio, senza alcun merito dell’uomo. O nella prima Lettera a Timoteo dove pone l’accento sul fatto che Gesù «diede se stesso», si offrì volontariamente. Ci sono molti altri passi delle Lettere paoline in cui si insegna la Redenzione (ad es. 1Cor 6, 20; Ef 1, 7 e 5, 2;1Tim 2, 16; Gal 3, 13).

Il primo Papa, San Pietro, nella sua prima Lettera insegna che «Egli portò i nostri peccati sopra il legno, affinché, morti al peccato, viviamo alla giustizia» (2, 24).

Anche su questa verità di fede la Chiesa ha dovuto combattere errori sorti nel corso dei secoli, che si distinsero in eccesso o in difetto.

Il Luteranesimo, esagerando l’aspetto oggettivo, ha ridotto la Redenzione a una sostituzione c.d. penale di Cristo all’uomo: non sarebbe stato rinnovato interiormente, ma ci sarebbe stata solo l’imputazione esterna dei meriti di Cristo, restando così interiormente corrotto. Il Casali commenta «quasi che Dio guardasse qualche cosa che resta immondo, ma ricoperto come da un prisma luminoso».

Chi, nei primi secoli, negava la divinità di Gesù (Gnostici e Ariani) o la trasmissione del peccato originale (Pelagiani), allo stesso tempo negava la Redenzione, che non poteva essere compiuta da chi non era Dio o era inutile in mancanza del peccato dei progenitori.

C’è stato anche chi ha parlato di una semplice opera individuale di Cristo, di una Redenzione morale, ossia Gesù ci ha salvato solo con il suo esempio e la sua dottrina (Sociniani, Protestanti liberali, Modernisti).

A tutti la Chiesa ha risposto in modo chiaro ed inequivocabile con documenti e Concili (ad es. Efeso, Laterano IV, Trento), ribadendo e definendo infallibilmente la realtà della Redenzione, ossia che Gesù Cristo ci ha veramente e realmente redento, liberato dagli effetti del peccato originale, con la Sua Passione e Morte sulla Croce, riacquistandoci il Paradiso.

Non dimentichiamo mai il Sacrificio di Cristo, accettato volutamente per nostro amore, così da non rischiare di offenderLo con il peccato e il conseguente rifiuto della Redenzione.

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