Il Catechismo di San Pio X commentato per voi (n.3)

Che significa perfettissimo? Perfettissimo significa che in Dio è ogni perfezione, senza difetto e senza limiti, ossia che Egli è potenza, sapienza e bontà infinita.
«Perfezione etimologicamente (dal lat. perficere = compiere) significa completamente fatto» (DIZ.). Il concetto di perfezione è, però, relativo. Si deve sempre tener conto del soggetto a cui si applica. La perfezione per un uomo è avere (nel corpo e nella mente) tutto quel che hanno tutti gli uomini, senza mancare di alcun elemento che caratterizza la razza umana (un uomo senza un orecchio o senza l’uso della parola non è perfetto). L’imperfezione, per le creature, è quindi legata a qualcosa di puramente materiale. «L’uomo è imperfetto solo quando gli mancano qualità proprie dell’uomo. Invece non è imperfezione la mancanza di una qualità o di qualche altra cosa non dovuta alla natura umana, p. es. le ali» (Dragone, n. 3) Anche l’uomo più perfetto, nel senso appena visto, gode però di una perfezione relativa (ad es. anche chi ha una vista impeccabile, non può vedere tutto, non può vedere cose piccolissime o oltre una certa distanza). Questa limitazione è dovuta alla natura stessa delle creature: finita e che solo partecipa in via indiretta delle perfezioni di Dio. Quando San Pio X usa il termine perfettissimo, quindi, usa un superlativo assoluto proprio per sottolineare la differenza: Dio è perfettissimo, ossia è la perfezione assoluta e … perfetta. Dio, insegna il santo di Riese, ha in sé ogni perfezione e le ha piene, senza limiti e senza difetti. Di nessuna creatura si può dire questo: oltre al suddetto concetto di perfezione relativa, è impossibile trovare un essere umano con tutte le perfezioni, l’uomo, per sua natura, è soggetto ad aver limiti e difetti. Per quanto si possa trovare un uomo il più possibile vicino ad avere tutte le perfezioni, queste saranno sempre limitate da qualcosa e avrà comunque sempre un difetto. Dio, invece, in quanto Colui che tutto dà alle creature, tutto deve avere. Non potrebbe aver dato ad una donna la bellezza se non l’avesse. Si va, anzi, anche più in alto nella perfezione di Dio: Egli non solo ha tutte le perfezioni, ma è tutte le perfezioni. In più le perfezioni di Dio non sono limitate, ma sono senza difetto e senza limiti, ossia al grado massimo possibile di forza e di intensità. È un livello tale che la mente umana non riesce nemmeno a comprendere appieno. Possiamo dire qualsiasi parola, ma mai saremo esaustivi nel descrivere questo concetto. Anche la parola “perfettissimo”, che è quella che probabilmente si avvicina di più, non rende del tutto l’idea. Se vogliamo fare un esempio, possiamo dire che neppure una madre, che pur ama all’estremo i figli ed è buona con loro per l’istinto materno, può dire di avere la bontà perfetta, anche lei ogni tanto si arrabbia. Vale anche e soprattutto l’esempio dei santi. Essi sono stati forse i più vicini, dopo Maria, alla perfezione. Eppure anche questi, pur perfettissimi per la natura umana, per il modello dell’umanità, avevano limiti alla loro bontà, alla loro sapienza e a tutte le loro altre qualità. «Nessuna creatura può avere una perfezione infinita. Tutte le nostre buone qualità sono limitate nel tempo e nel grado di perfezione. La scienza del maestro non è infinita, perché egli non sa tutte le cose» (Dragone, n. 3). D’altronde, se così non fosse, se anche solo una creatura avesse una sola perfezione infinita, sarebbe a sua volta Dio e, viceversa, se Nostro Signore non avesse anche una sola perfezione o l’avesse in grado non perfettissimo, non sarebbe infinito, non sarebbe Dio. Il Catechismo approfondirà successivamente i concetti di potenza, sapienza e bontà, ma qui San Pio X li inserisce nella risposta non perché queste sono le uniche perfezioni di Dio. Lo fa solo perché sono queste quelle che maggiormente attirano l’attenzione degli uomini, «la potenza che ha creato tutte le cose, la sapienza che le ordina, la bontà che le conserva e le governa» (Dragone, n. 3) «Dio vuole che noi gli rassomigliamo per quanto è possibile e partecipiamo un po’ alle stesse Sue perfezioni: alla potenza col praticare il bene e fuggire il male; alla sapienza con lo studio di ciò che lo riguarda e che ci è esposto nel Catechismo; alla bontà con l’amarLo e con l’essere buoni con tutti, col praticare i nostri doveri e fare del bene al prossimo. Quanto bene hanno fatto agli uomini i Santi che, secondo le loro forze, vollero imitare e riprodurre la bontà di Dio verso il prossimo» (Nuovo manuale del catechista di Mons. G. Perardi, L.I.C.E., 1939, voce “Che significa perfettissimo?”)

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