Il Catechismo di San Pio X commentato per voi (n.35)

(a cura di Pierfrancesco Nardini)

È utile fare il segno della Croce? È utilissimo fare il segno della Croce spesso e devotamente, perché è atto esterno di fede, che ravviva in noi questa virtù, vince il rispetto umano e le tentazioni, e ci ottiene grazie da Dio 

L’utilità di qualcosa si valuta sulla base dei benefici che porta. Quelli del Segno di Croce sono vari ed importanti. Per questa utilità, però, è necessario che «sia fatto devotamente. Quanto maggiori sono i vantaggi che vogliamo trarre dal segno di croce, tanto più dobbiamo farlo spesso e con devozione» (Dragone, n. 35).

I vantaggi, quindi l’utilità, del Segno di Croce li elenca in modo chiaro San Pio X: ravviva la fede, vince rispetto umano e tentazioni, ci aiuta ad ottenere grazie.

Ci viene intanto spiegato che è un atto esterno di fede.

“Esterno” perché è comunque una manifestazione sensibile, visibile a chi ci circonda, è qualcosa di concreto, fatto di gesti e parole che manifestano all’esterno la nostra fede.

L’atto di fede è l’azione con cui l’uomo corrisponde alla Rivelazione divina, è la risposta affermativa alla Rivelazione di Dio.

La definizione classica di fede è “assenso dell’intelletto alle verità rivelate”. Comporta che ci sia un atto dell’uomo (quindi la sua volontà) e nello stesso tempo ci sia anche il coinvolgimento della ragione (intelletto).

Questa definizione vuol insegnare che all’uomo per credere servono sia la volontà che la ragione, non solo una delle due. Se ci fosse solo la ragione diventerebbe una fede intellettuale, se ci fosse solo la volontà senza l’intelletto a discernere si rischierebbe una fede soggettiva, che sfocerebbe nel relativismo e nel sentimentalismo.

Il Segno di Croce è un atto di fede, perché, compiendolo, manifestiamo l’assenso alle verità dei misteri principali della fede con la volontà (non siamo costretti a farlo) e con l’intelletto (la ragione ci dice la credibilità di queste verità).

Fare spesso questo Segno (così come gli altri atti di fede) aiuta a mantenere forte la nostra fede. Il Dragone spiega con chiarezza che «la fede è virtù infusa da Dio e, come le altre virtù, è anche una buona abitudine o disposizione, che si acquista facendo spesso atti di fede».

Dobbiamo farne sempre più possibile, quindi, per dare ogni giorno rinnovato vigore alla nostra fede.

Il Segno di Croce è anche un’ottima tutela contro le tentazioni. Abbiamo tante testimonianze che spiegano come queste si allontanino molto più facilmente e velocemente in presenza di atti di fede, in particolare con questo Segno: riporta l’attenzione della nostra mente a Dio e la distoglie dalle insidie del maligno.

È inoltre un ottimo metodo per ottenere grazie da Dio: quella di aiutarci nel pentimento, se in peccato grave, o di rafforzarci nella grazia santificante, se in stato di grazia.

Segnarsi con le dite bagnate nell’acqua santa ci libera dai peccati veniali.

Altra grande grazia in cui il Segno di Croce aiuta è quello che, se fatto bene ed in stato di grazia, fa acquistare cento giorni di indulgenza.

Non sembrano di certo cose da poco, anzi. E sono solo una parte delle tante.

San Pio X insegna poi che un altro beneficio del Segno di Croce: “vince il rispetto umano”.

Questa è un’espressione che ai nostri giorni può risultare, anzi sicuramente risulta incomprensibile, per molti anche inaccettabile. Come? Si deve vincere il rispetto umano? Vincere, cioè non rispettare il rispetto (si scusi il gioco di parole)? Viviamo tempi in cui il rispetto umano è intoccabile, il rispetto a Dio è assolutamente secondario e flessibile. È però un distorto significato che si dà a questa parola.

Sempre più spesso, infatti, per un frainteso senso di rispetto si cede e piuttosto si mette da parte la nostra fede pur di non offendere qualcuno che non la pensa come noi o anche solo per non esporsi al giudizio degli altri: “non faccio il Segno di Croce, sennò potrei offendere Tizio che non crede in Gesù”, “non espongo il mio pensiero sulla fede perché Caio la pensa diversamente”, ecc…

Il Dragone, come sempre molto chiaro, così commenta: «troppo spesso il rispetto umano ci impedisce di professare esternamente la nostra fede. La paura di ciò che pensano e dicono, di ciò che possono pensare e dire di noi gli altri, ci rende timidi e vili».

In via preliminare si ricorda che, di fronte alla scelta se onorare Dio o gli uomini, se non offendere Dio o gli uomini, si deve sempre scegliere Dio. San Pietro non ebbe nessun dubbio di fronte al divieto di predicare nel nome di Cristo, continuò a farlo. E spiegò la scelta al sommo sacerdote ricordandogli che «bisogna obbedire a Dio invece che agli uomini» (Atti 5, 29).

Si ripete, però, che non si offende nessuno, che tutto questo è frutto di un distorto significato della parola “rispetto”, tra l’altro inteso sempre in senso unilaterale: son sempre i cattolici che devono rispettare gli altri, ma mai essere a loro volta rispettati, dato che nessuno si preoccupa della possibilità che siano loro ad essere offesi da altri che manifestano la propria fede o il proprio pensiero anticattolico.

Si deve entrare nell’ottica che il rispetto è altro e che non si manca certo in questo e men che meno si offende qualcuno con la propria manifestazione di amore e fede in Cristo. Gli unici non rispettati, anzi che non si fanno rispettare semmai, sono i cattolici quando mettono da parte la loro fede e i necessari atti di fede per timore di offendere.

Non temiamo allora di ripetere continuamente il Segno di Croce per testimoniare con un atto esterno la fede in Dio Uno e Trino e nella Croce di Gesù, ma anche per “sfruttare” i benefici che questo ci porta.

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