Il Catechismo di San Pio X commentato per voi (n.37/2)

(a cura di Pierfrancesco Nardini)

Che significa Unità di Dio? Unità di Dio significa che c’è un Dio solo

Unità sta a rappresentare «il fatto, la condizione e la caratteristica di essere uno, solo uno e non più di uno» (Treccani online).

Questo concetto è applicabile in toto a Dio che è, appunto, “uno, solo uno e non più di uno”. San Tommaso d’Aquino scriveva che «uno non significa altro che ente indiviso» (Summa Theol., I prol., q. 11, a. 1).

Ci sono due modi che vengono solitamente usati per spiegare l’Unità di Dio, a livello trascendentale e a livello numerico.

A livello trascendentale, è Uno perché il Suo essere assolutamente semplice elimina ogni possibilità che sia composto, ma anche divisibile.

La semplicità è un attributo di Dio che è facilmente deducibile dalla Rivelazione, dove si legge che è spirito purissimo (v. n. 6 Catechismo). Si ricorda ad esempio San Giovanni («Dio è Spirito», Gv 4, 24). È attributo definito dalla Chiesa nei Concili Laterano IV e Vaticano I (in cui si insegna che Dio è “assolutamente semplice”).

L’opposto della semplicità è un essere composto, formato da più parti (v. Summa Theol., I prol., q. 11, a. 1).

Dato che ogni composto ha prima di sé le singole parti che lo creano e questo lo rende causato e finito, perché senza l’unione della varie parti non ci sarebbe alcun composto, sarebbe contraddittorio pensare che Dio sia un essere composto, quindi causato e finito.

La materia in generale è sinonimo di imperfezione e di composizione.

In Dio quindi non è possibile distinguere parti componenti del Suo essere, è un essere semplice e nello stesso tempo perfettissimo (v. n. 2 Catechismo). E questo perché non è materia, ma puro spirito.

Anche a livello numerico si può dimostrare l’Unità di Dio. In quanto Essere sussistente Egli è infinito («nell’intelletto e nella volontà e in ogni perfezione infinito», Conc. Vaticano I).

La contemporanea presenza di più Esseri infiniti è palesemente assurda. Uno dei due non sarebbe infinito perché limitato dall’infinità dell’altro.

«Poniamo per ipotesi due Infiniti A – X coi loro possibili rapporti: 1° A = X; 2° A < X; 3° A > X. Nel 1° A e X uguali non sarebbero infiniti perché inferiori alla loro somma; nel 2° A minore di X sarebbe finito; nel 3° X minore di A sarebbe finito» (DIZ.). Questa la spiegazione chiarissima di un noto Dizionario di Teologia Dommatica, che conclude: «Tutto questo prova matematicamente oltre che metafisicamente l’assurdità non solo d’ogni Politeismo, ma anche del Panteismo» (DIZ.).

Che Dio sia infinito ce lo dice la ragione stessa. Essere infinito significa non avere limiti e termini ed abbiamo già chiarito all’inizio di questi commenti che Dio è perfettissimo (v. n. 2), ossia con tutte le perfezioni al massimo grado e senza limiti di tempo e di spazio. Infatti collegati al concetto di infinito ci sono quelli di immensità e di ubiquità.

San Tommaso faceva un ragionamento (altrettanto efficace) basato invece sulla piena perfezione o meno di eventuali altri esseri infiniti. Egli evidenziava come, in presenza di più dèi, «bisognerebbe che essi differissero in qualcosa: quindi qualcosa converrebbe all’uno e non all’altro. Ma se questo qualcosa fosse una privazione, l’uno non sarebbe pienamente perfetto; se poi fosse una perfezione, l’altro ne sarebbe mancante. È dunque impossibile che vi siano più dèi» (Summa Theol., I prol., q. 11, a. 3).

Altro metodo di spiegazione dell’Unità di Dio è l’unità del mondo, del creato.

Il perfetto ordine del creato non può che essere frutto di una sola Entità, perfettissima ed essenziale. Sarebbe difficile immaginare tutta la perfezione che ci circonda come il lavoro di più entità, sia perché non sarebbero tutte entità “prime”, come sopra spiegato, sia perché è inevitabile non raggiungere la perfetta perfezione che ci mostra il creato in ogni angolo che guardiamo, se fosse il frutto di più “menti”, qualcosa di discordante (non necessariamente non bello e non funzionante) ci sarebbe.

L’Unità di Dio è riscontrabile nella Sacra Scrittura. Si legge, infatti, ad esempio, «ascolta, Israele: Il Signore è il nostro Dio, il Signore è uno solo» (Deut. 6, 4).

San Paolo lo scrive in modo così chiaro che non serve altro che riportarlo testualmente: «Benchè infatti vi siano di quelli che sono chiamati dei, o in cielo o in terra (poiché sono molti dei e molti signori: quanto a noi però abbiamo un solo Dio, il Padre, da cui tutte le cose, e noi per lui: e un solo signore Gesù Cristo, per cui tutte le cose, e noi per mezzo di lui» (1Cor 8, 5-6).

Unità di Dio significa anche unicità di Dio.

Il cattolico professa nel Credo la fede in questa verità dogmatica, “Io credo in UN SOLO Dio”. Con questa frase non solo si dichiara che Dio è uno ed è quello cattolico, ma anche che è Uno, nel senso di unità.

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