Il Catechismo di San Pio X commentato per voi (n.59)

(a cura di Pierfrancesco Nardini)

n. 59

I demoni chi sono? I demoni sono angeli ribelli a Dio per superbia e precipitati nell’Inferno, i quali, per odio contro Dio, tentano l’uomo al male

Tra i puri spiriti, gli angeli, non sono solo esseri buoni, ci sono, purtroppo, anche i demoni.

San Pio X in questa risposta ha mirabilmente sintetizzato in poche parole tutto quel che si deve sapere, dall’inizio ad oggi: la dottrina ci insegna che «prima del mondo materiale e dell’uomo» (Dragone) Dio aveva creato una moltitudine di angeli e li aveva sottoposti ad una prova. Quelli che non la superarono, ribellandosi a Lui perché come Lui volevano essere, furono precipitati nell’Inferno per sempre, in eterno. Il loro capo, Lucifero, in primis. Da allora, colmi di odio verso Dio, non potendo attaccare direttamente Lui perché impotenti, tentano gli uomini per portarli alla dannazione eterna.

L’esistenza del Diavolo e dei demoni è certificata infallibilmente dalla Sacra Scrittura, piena di passi in cui si parla di loro e, soprattutto, di momenti in cui lo stesso Gesù parla di Satana e dei demoni o interagisce addirittura con loro per sconfiggerli (ad esempio, quando viene tentato dal Nemico o quando libera gli ossessi).

Gesù dice «Io vedevo satana cadere dal cielo come la folgore» e mette in guardia gli Apostoli dal demonio («ecco satana vi ha cercato per vagliarvi come il grano» Lc 22, 31), ma insegna anche loro che è stato già sconfitto («il principe di questo mondo è stato giudicato» Gv 16, 11).

Credere che Satana e l’Inferno siano solo metafore con cui si voleva indicare il malessere personale e la difficoltà della vita terrena contrasta con la verità rivelata direttamente da Dio, che è Verità assoluta e di certo non può ingannare gli uomini.

Altro errore condannato dalla Chiesa è quello di credere che i demoni siano nati cattivi (dualismo gnostico-manicheo): il Concilio Lateranense IV (1215) definì che gli spiriti cattivi furono creati buoni da Dio e divennero cattivi solo ed esclusivamente per loro colpa, la ribellione a Dio.

È verità rivelata anche la prova a cui furono sottoposti gli angeli, la ribellione di una parte di essi e la punizione divina. Leggiamo, infatti, che «costui [il diavolo] non si tenne alla verità» (Gv 8, 44), ossia decise di non rimanere nella Verità, ma si ribellò. San Pietro insegna che «Dio non ha perdonato agli angeli che peccarono, ma li ha precipitati nell’abisso consegnandoli alle catene dell’inferno per essere tormentati e riservati al giudizio» (2Pt 2, 4).

Il passo di San Luca sopra citato (10, 18) e il libro dell’Apocalisse (12, 7-20) raccontano con chiarezza quel che successe: infuriò una battaglia tra i ribelli e gli angeli buoni capeggiati da San Michele arcangelo, con la vittoria di questi ultimi.

La prova a cui furono sottoposti gli angeli è sentenza certa per i demoni, dimostrata dalla loro caduta: «Essi si trovarono dapprima nello stato di via (status viae) nel quale dovevano meritarsi, con la libera cooperazione alla grazia, la visione beatifica di Dio propria dello stato definitivo (status termini). Gli angeli buoni che superarono la prova, entrarono per ricompensa nel cielo (…), mentre gli angeli cattivi, che non la superarono, subirono la dannazione eterna» (L. Ott, Compendio di teologia dogmatica). Non regge né l’opinione, sostenuta anche da molti Padri, degli angeli creati nello stato di gloria, perché non si concilia col peccato dei demoni, né quella, sostenuta ma poi abbandonata da Sant’Agostino, di due regni di angeli (superiore: in stato di gloria, impeccabili; inferiore: non impeccabili, che dovevano superare la prova), perché Dio avrebbe avuto una diversità di comportamento che non ha fondamento (cf. Summa theol., I, q. 62, aa. 4-5).

La pena per i demoni stabilita da Dio è eterna. Anche questo è verità rivelata, in quanto la troviamo nelle parole di Gesù e nella Sacra Scrittura. Nostro Signore, infatti, nel parlare del Giudizio universale, spiegò che Dio dirà a quelli alla sua sinistra «andate via da me, o maledetti, al fuoco eterno, che è stato preparato per il diavolo e per gli angeli suoi» (Mt 25, 41). È chiarissimo che il “fuoco” dell’Inferno è stato creato in primis per i demoni e che è “eterno”.

Se non bastassero le parole della Verità, troviamo l’eternità della pena per i demoni anche in molte altre parti della Sacra Scrittura (ad esempio, nella lettera di Giuda dove si parla di “catene eterne” al versetto 6 o nell’Apocalisse: «saranno tormentati giorno e notte per tutta l’eternità» 20, 10).

Il peccato degli angeli ribelli fu un peccato di superbia (cf. Sant’Agostino, De Civ. Dei, lib. 14, cap. 13, n. 1; San Tommaso d’Aquino, Summa Theol., I, q. 63, a. 2). «Rifiutarono di riconoscere la propria dipendenza da Dio e pretesero di essere eguali a Lui» (Dragone). La superbia è il più grave di tutti i peccati ed è l’origine di ogni peccato, che è appunto ribellione a Dio. Per fare questo si deve, infatti, arrivare a pensare di poter fare a meno delle grazie divine, di poter fare ed ottenere tutto da soli, in breve di essere come Lui.

La gravità estrema del peccato dei demoni fu che, senza l’attenuante dell’ignoranza (avevano visto Dio, non potevano non conoscere) e della debolezza della carne (erano e sono puri spiriti), comprendevano appieno «tutta la malizia del loro peccato e il castigo da cui sarebbero stati necessariamente e inesorabilmente colpiti» (Dragone). Era infatti impossibile che Dio, proprio per la Sua infinita e perfettissima giustizia, potesse lasciare impunita una simile ribellione.

Ancora oggi l’unico modo che satana e i demoni hanno per provare a combattere Dio, che odiano profondamente ma non possono minimamente sconfiggere e toccare (sono creature a Lui soggette, tutto quel che fanno è da Lui permesso), è quello di tentare gli uomini, nuocendo loro con la corruzione del peccato e spingendoli verso il baratro della dannazione eterna. Il magro bottino, comunque molto sanguinoso (ricordiamo cosa dice Maria a Fatima sul numero enorme di anime che cadono all’Inferno), è quello di togliere più anime possibile dalla visione beatifica a cui Dio vorrebbe che tutti arrivassero.

Come ha sentenziato Gesù, però, «il principe di questo mondo è stato giudicato» (Gv 16, 11).

Seguiamo quindi il consiglio del Dragone che riflette come l’unico modo per vincere il demonio è quello di vigilare e pregare per non cadere nelle sue tentazioni (Mt 25, 41).

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