Il Catechismo di San Pio X commentato per voi (n.67)

a cura di Pierfrancesco Nardini


L’uomo fu creato debole e misero come ora siamo noi? L’uomo non fu creato debole e misero come ora siamo noi, ma in uno stato felice, con destino e doni superiori alla natura umana.


Viviamo tempi di presunzione di onnipotenza. Sempre più persone vivono come se fossero invincibili ed immortali, senza pensare al dopo, senza ringraziare mai di quel che si ha. Ogni cosa che riesce è sempre e solo perché ci si sente capaci di tutto, mai si pensa a grazie soprannaturali.

L’uomo ha sì enormi capacità, ha un potenziale che sfrutta in bassissima percentuale (per pigrizia, per abitudine, per disistima, per mancanza di stimoli o di ambizioni). Assumere questa consapevolezza non può però sfociare in una cecità circa la sua natura fragile e debole. Non può portare a pensare di essere quasi dèi e avere poteri nascosti e immensi, di essere potenti oltre misura. Si andrebbe contro la verità che invece ci dice il contrario.

L’uomo è quindi creatura con intelligenza e risorse elevatissime e non sempre sfruttate, ma alla base è debole e fragile, ha limiti sopraggiunti come conseguenza del peccato originale. Nulla sono le sue attuali risorse rispetto a quel che aveva prima.

Il Dragone fa una serie di esempi che rendono innegabile questa verità, dalla debole forza di volontà (sempre facilmente cedevole a tentazioni e passioni negative) a quella dell’intelligenza (difficoltà e fatica nell’apprendere e nel mantenere conoscenze) fino a quella del corpo che sappiamo essere soggetto a facili malanni e pericolose malattie.

Non così era l’uomo appena creato, prima del peccato originale. Come scrive San Pio X, era “in uno stato felice, con destino e doni superiori alla natura umana“.

Con il peccato originale l’uomo perse tutto e divenne “debole e misero”.

Ci sono due errori opposti da evitare a questo riguardo. Quello sopra accennato, di non accettare i limiti oggettivi dell’uomo e quindi affermare che può tutto, oltre le naturali e enormi capacità che ha e che sfrutta al minimo (proprio per quelle stesse debolezze). L’altro è quello opposto di negare all’uomo, sulla base di queste debolezze e fragilità successive al peccato originale, le capacità e la straordinaria intelligenza innata al fine di “pareggiarlo” a ogni altra creatura animale e vegetale.

Entrambi questi errori contrastano con la verità. Il primo perché in pratica divinizza l’uomo (un conto è ammettere che ha grandi capacità non sfruttate, altro è parlare come se potesse qualsiasi cosa), il secondo perché vuol dimenticare che comunque è stato creato per dominare il resto della Creazione, per esserne il centro (v. Genesi).

Imponiamoci quindi di sfruttare appieno le nostre forze e capacità, mai però dimenticando la nostra natura di creatura e che di quelle stesse capacità dobbiamo ringraziare Dio.

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