Il Catechismo di San Pio X commentato per voi (nn.136-137)

Rubrica a cura di Pierfrancesco Nardini


Domanda: Di quante specie è il peccato?

Risposta: Il peccato è di due specie: originale e attuale

Domanda: Qual é il peccato originale?

Risposta: Il peccato originale è il peccato che l’umanità commise in Adamo suo capo e che da Adamo ogni uomo contrae per natural discendenza


Il peccato originale è così chiamato perché è quello commesso dal primo uomo, quindi all’origine dell’umanità, ed anche perché, come conseguenza di quel peccato, è contratto da ogni uomo all’origine della sua vita.

Quello attuale è, invece, il peccato personale e volontario commesso durante la vita terrena da ogni singolo uomo.

Il peccato originale è, dunque, un vero e proprio peccato.

Per i nostri progenitori fu “semplicemente” un peccato attuale (commesso, infatti, volontariamente durante la loro vita), che è diventato per gli uomini un peccato trasmesso per generazione.

Non è di certo solo una pena (punizione ereditaria) come hanno sostenuto alcuni (ad es. Pietro Abelardo), non è neanche la concupiscenza che rimane sui fedeli nonostante il Battesimo (ad es. baianisti e giansenisti), men che meno è solo una pura imputazione esterna del peccato di Adamo (teoria dell’imputazione): il Concilio di Trento definì, infatti, che il peccato originale è un peccato vero e proprio, quindi una colpa, che il Battesimo lo cancella e che diventa peccato proprio di ogni uomo al momento della sua nascita.

Il peccato originale “consiste nello stato di privazione della grazia, volontario per la disobbedienza di Adamo, capo del genere umano” (L. Ott, op. cit., sentenza comune). Lo dimostra il fatto che il Battesimo lo toglie mediante l’infusione della grazia santificante.

Nel commento al n. 70 si era affrontato l’argomento della reale esistenza del peccato originale e della sua difesa da parte della Chiesa contro chi lo negava. Si era anche evidenziato come alla base di questo peccato ci fosse l’orgoglio.

Nel n. 71 si era invece evidenziata la perdita dei doni preternaturali e soprannaturali, causata dal detto peccato dei progenitori.

Qui affronteremo l’altro argomento fondamentale: la trasmissione del peccato originale a tutti gli uomini in quanto discendenti di Adamo.

Questo concetto è comprensibile dalle parole di Cristo: “se alcuno non sarà rinato nell’acqua e nello Spirito Santo, non può entrare nel Regno di Dio” (Gv 3, 5) ed anche “chi avrà creduto e sarà battezzato, sarà salvo” (Mc 16, 16). Fanno intendere, tramite la necessità del Battesimo, che tutti gli uomini sono in peccato e la realtà di questo peccato. Poi San Paolo fa comprendere la realtà della sua trasmissione per generazione: “Eravamo per natura figli dell’ira, come tutti gli altri” (Ef 2, 3). Il Casali così commenta questo passo paolino: “per meritarci l’ira divina è segno che eravamo macchiati di una colpa, e questo, tutti e per natura cioè fino dalla nascita, anzi fin dal principio dell’esistenza”.

La Chiesa, d’altronde, ha usato sin da subito battezzare anche i neonati, oltre che gli adulti: dato che i neonati non possono avere peccati attuali è evidente li si battezzasse per liberarli da un altro peccato, quello originale.

In generale, troviamo testimonianza di questo nella Scrittura: “la prova classica (della trasmissione, ndr) la si ha in Rom. 5, 12-21, dove l’Apostolo traccia un parallelo tra il primo Adamo, dal quale il peccato e la morte sono passati a tutti gli uomini, e Cristo, il secondo Adamo, da cui derivano a tutti gli uomini la giustizia e la vita” (L. Ott, Compendio di teologia dogmatica).

Sin dai Padri, passando per Sant’Agostino e per tutto il Medioevo e in generale, la Chiesa ha sempre fornito la spiegazione causale (peccato di Adamo causa del peccato originale di tutti gli uomini) e “le parole (del passo paolino, ndr): ‘i molti furono costituiti peccatori’ (V. 19) non limitano l’universalità del peccato; infatti l’espressione ‘i molti’ (in contrapposizione con ‘quel solo’, Adamo o Cristo) equivale a ‘tutti’ nei V. 12 d e 18” (L. Ott, op. cit.).

Si arrivò al Concilio di Trento che espose con chiarezza la dottrina dogmatica sul peccato originale nel Decretum super peccato originali (Sess. V; 1546). Vi si nega che il peccato di Adamo abbia tolto solo ai progenitori la santità e non a tutti gli uomini loro discendenti e definisce che a questi viene trasmesso per generazione e non per imitazione: “propagatione, non imitatione transfusum omnibus”.
Se alcuno dirà che il peccato di Adamo nocque a lui solo e non alla sua discendenza; e che la santità e la giustizia ricevute da Dio non le perdette anche per noi, ma solo per se stesso; e che, divenuto peccatore, trasfuse nel genere umano la morte e le pene del corpo soltanto, non anche il peccato che è morte dell’anima, sia scomunicato” (definizione in particolare contro i Pelagiani, i Protestanti e i Razionalisti).

Alla luce di quanto scritto, si può convenire con la riflessione finale del Dragone, ossia di dover ringraziare quotidianamente Nostro Signore del dono del Battesimo che ci ha permesso di liberarci dal peccato originale e così poter vivere la vita terrena in stato di grazia e quella eterna in Paradiso.

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