Il Graal può avere due significati diametralmente opposti. Tu quale scegli?

La grandezza simbolica del Calice di Cristo lo ha reso appetibile anche all’errore.

Ecco perché l’esoterismo e l’occultismo se ne sono appropriati illegittimamente.  

Tutti hanno sentito parlare del Graal, forse molti sanno cos’è, ma certamente pochi ne conoscono il vero significato.

Per Graal s’intende il Calice che Gesù utilizzò nell’ultima cena, cioè quando istituì l’Eucaristia e trasformò il vino nel suo Sangue.

Ma –chiediamoci- perché questo Graal è stato oggetto di numerose leggende? La risposta è duplice. Perché il Graal è stato visto come l’oggetto “magico” per eccellenza. E anche perché è stato visto anche come l’oggetto “religioso” per eccellenza.

Ovviamente si tratta di due convinzioni totalmente diverse. Quando si parla di “magia” s’intende una sorta di atteggiamento di “potere” con il quale l’uomo pretende mettersi al di sopra del divino; anzi, di divinizzarsi lui stesso. Quando invece si parla di “religione” s’intende il contrario, un atteggiamento di “servizio” con il quale l’uomo, riconoscendosi creatura, si sottomette al divino.

Nella tradizione tanto esoterica (la verità sarebbe nascosta e solo per pochi) quanto occultistica (la verità sarebbe il frutto del potere della mente) il Graal è stato visto come l’oggetto per eccellenza affinché l’uomo potesse impadronirsi dell’onniscienza e dell’immortalità; insomma, lo strumento per realizzare il desiderio dei desideri: la propria divinizzazione.

In queste tradizioni (esoterica ed occultistica) la figura di Gesù è stata spesso vista in chiave gnostica. Gesù sarebbe il modello da imitare, sì, ma non nel senso del Dio-fatto-uomo quanto dell’uomo-che-diventa-Dio. Il Verbo è il divino buono che è presente a mò di scintilla in ogni uomo. Incarnandosi, questo Verbo avrebbe insegnato all’uomo come liberarsi dalla prigionia del corpo e quindi come spogliarsi del peso dell’individualità (l’apparente creaturalità) per riunirsi al divino originario.

In tale prospettiva il Graal è una sorta di materializzazione di questa convinzione e di questa aspirazione.

Ma abbiamo detto che il Graal può essere considerato anche in maniera totalmente diversa, come il segno che riconduce al vero senso della vita, cioè all’appartenenza al divino.

Nel Graal il vino fu trasformato nel Sangue di Cristo, quel Sangue che è segno dell’Amore per eccellenza, dell’offerta di Dio all’uomo per la salvezza dell’uomo. Il Graal, quindi, è il segno del bisogno di Dio, di quanto l’uomo abbia avuto e abbia ancora necessità di Dio. Cosa sarebbe la vita di ognuno di noi senza il Sangue di Cristo?

In questa prospettiva il Graal è la vita e, la sua ricerca, è la ricerca del vero senso della vita. Nelle saghe bretoni per poter occupare l’ambito “Seggio del pericolo” occorre una condizione indispensabile: essere puri di cuore. Cioè per realizzare pienamente la vocazione fondamentale (la ricerca del Graal, che sarebbe la ricerca di Dio) non è necessario possedere tanto capacità intellettuali quanto aprire il proprio cuore e praticare l’esercizio della virtù. La vocazione fondamentale è il compito su cui l’uomo si gioca veramente tutto, non a caso il seggio è appunto chiamato il “Seggio del pericolo”.

Il Graal non si sa dove sia, ma si sa che è sempre presente. La teologia cattolica afferma che nel Sacrificio eucaristico il sacerdote agisce in persona Christi, il che vuol dire che ogni qualvolta il sacerdote consacra, le sue mani non sono più le sue mani ma le mani stesse di Cristo. Ciò vale anche per gli oggetti che sono utilizzati in questo sacrificio: il calice non è più quel calice che fu acquistato in un determinato negozio, ma diventa, in quel preciso momento, veramente il Graal.

Ogni uomo dovrebbe porsi dinanzi alla propria esistenza secondo il modello della stupenda figura di Parsifal. Interessa poco sapere della sua esistenza storica; interessa piuttosto tener presente che la sua vita è vera, in quanto vita offerta alla ricerca di ciò che rappresenta veramente il Tutto dell’esistenza umana.

Parsifal è senz’altro un eroe antimoderno. Lo è perché sa che la vita va spesa non solo nella dimensione orizzontale (aiutare gli altri) che è pure importante, ma soprattutto in quella verticale. Parsifal sa bene che l’uomo, più che del cibo materiale, ha bisogno di ciò che davvero può riempire la sua esistenza: la risposta totale per tutte le proprie ansie.

In ogni nostra faccenda, in ogni nostra preoccupazione, in ogni nostra ambizione, incontriamo il suo sguardo e ammiriamo il suo cuore…per decidere che la sua ricerca diventi anche la nostra ricerca.

Dio è Verità, Bontà e Bellezza

Il Cammino dei Tre Sentieri

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