Il Papa e la Dottrina nella storia. Umilmente offriamo una riflessione in 5 punti

Cari pellegrini, facciamo alcune riflessioni su un passaggio del Discorso di papa Francesco ai partecipanti all’incontro promosso dal Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione, tenutosi mercoledì 11 ottobre. Un passaggio che i media hanno enfatizzato. Il passaggio dice che non si può concepire la Dottrina come qualcosa d’ immutabile “…come una come se si trattasse di una vecchia coperta da proteggere contro i parassiti! ”

Ecco i punti della nostra riflessione.

1

Si sta verificando ciò che temevamo e che in un certo qual moido era assolutamente prevedibile, ovvero non la traduzione pastorale della Dottrina, bensì la riduzione della Dottrina a pastorale.

2

Se è vero che la Dottrina è l’individuazione della Verità nella storia, è pur vero che essa non può essere la storicizzazione della Verità. Ci possono essere delle applicazioni della Dottrina a nuove congiunture storiche, ma non un annullamento né una contraddizione della Verità dottrinale. Per esempio, il caso della pena capitale a cui ha fatto cenno il Papa nel discorso in questione andrebbe trattato così: un conto è adattare il principio della legittimità della pena capitale ai sistemi di deterrenza attuali, per cui la sua applicazione oggi potrebbe essere in molti casi evitata, altro è dire che il principio in sé debba essere negato.

3

Il Papa ha precisato, citando anche il Commonitorium di san Vincenzo da Lerino, che non si tratta di mutare la Dottrina, bensì di prendere atto del suo inevitabile sviluppo. Il problema però è che quando si afferma che determinati principi universalmente riconosciuti, che, nel caso della pena capitale, sono legati ad una visione integrale dell’inviolabilità della vita trasferendo, come extrema ratio, sul piano sociale il principio della legittima difesa, possano essere negati o considerati disumani apre comunque alla prospettiva della mutabilità della Dottrina. E, pertanto, parlare di fatto di mutabilità della Dottrina, e non semplicemente di traduzione pastorale della stessa, costringe ad un pericolo notevole. Un pericolo sul piano della logica: Se la Dottrina deve essere sempre rinnovata dalla Storia, allora anche quella attuale sarebbe inevitabilmente marchiata di provvisorietà. Pertanto che autorevolezza può avere?

4

Il nostro sospetto è che come in campo morale (vedi Amoris Laetitia) siamo in termini di sostituzione della teoria delle attenuanti con la morale della situazione, con la relativa negazione degli intrinsece mala; cosi in questo caso siamo al trionfo di una sorta di “situazionismo storico”: è la Storia che deve fare la Dottrina. D’altronde il Papa stesso ha pronunciato queste parole: “Non è sufficiente, quindi, trovare un linguaggio nuovo per dire la fede di sempre; è necessario e urgente che, dinanzi alle nuove sfide e prospettive che si aprono per l’umanità, la Chiesa possa esprimere le novità del Vangelo di Cristo che, pur racchiuse nella Parola di Dio, non sono ancora venute alla luce.” 

5

Ma c’e’ un altro punto, cari pellegrini, su cui vorremmo si soffermasse la vostra attenzione. La Dottrina di sempre è stata difesa da tanti santi. Anche il principio della pena capitale. Ora è vero che la santità è calata nella storia e può risentire di tanti elementi fra cui il temperamento (gratia perficit naturam), ma e pur vero che dire che santi abbiano condiviso e difeso principi oggettivamente ingiusti e disumani (come la pena di morte), vuol dire relativizzare la santità stessa, assolutizzando e santificando il divenire storico. Per cui più va da sé che più che attingere alla santità, dovremmo attingere dalla Storia.

Dio è Verità, Bontà e Bellezza

Il Cammino dei Tre Sentieri

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