Il Papa e l’America… attenzione a non cadere in un possibile inganno!

Papa Francesco e l’America, meglio: gli Stati Uniti. Ecco un altro argomento venuto alla ribalta. Nel viaggio che lo ha portato in Africa, un giornalista, facendo riferimento al libro Come l’America vuole cambiare il Papa, ha posto a Francesco una domanda su cosa pensasse della tesi secondo cui gli attacchi nei suoi confronti provengano soprattutto dagli ambienti conservatori americani. E il Papa gli ha risposto: “Per me è un onore che gli Americani mi attacchino!

Lasciamo perdere l’interpretazione della Sala Stampa Vaticana che suona -come si suol dire- come una toppa che è peggiore del buco. Diciamo piuttosto che una simile affermazione, al di là dello stile per nulla diplomatico, poco ci meraviglia. Non solo: ci preoccupa anche. Ma attenzione: non tanto nel senso che qualcuno può immaginare (il Papa comunista), quanto in un altro senso, ovvero quello di rendere ancora più debole, vulnerabile e contraddittoria la legittima resistenza ai toni di questo pontificato. Vediamo che in senso.

Prima di tutto va detto che la critica legittima e doverosa, anche se sempre necessariamente rispettosa, a questo pontificato deve liberarsi da qualsiasi impostazione politica e geopolitica, bensì concentrarsi prevalentemente sul piano teologico ed ecclesiologico. Questo -ovvviamente- lo diciamo non perché teorizziamo una sorta di separazione tra politica e teologia, lungi da noi, bensì per evitare d’incorrere in alcuni problemi non di poco conto. Tra questi, quello di “sposare” alcune tesi del conservatorismo liberale americano che creano non solo dei seri problemi di principio (cioè dottrinali), ma anche di fatto, cercando ingenuamente di perpetuare divisioni geopolitiche che avevano un senso nel vecchio contesto di guerra fredda e di blocco socialista filosovietico. Inoltre, appiattirsi su certe scuole di pensiero politico fa correre il rischio di fastidiose strumentalizzazioni. E’ il caso -per esempio- del cardinale Burke che ha dovuto dissociarsi dalla Dignitatis humanae di Steve Bannon, personaggio su cui a suo tempo, prima che vi fosse la decisione del cardinale Burke, anche noi dedicammo una “sosta” (clicca qui).

Ed ecco il grosso rischio: quello di far passare il messaggio secondo cui la resistenza alle linee di questo pontificato provenga solo da certi ambienti e che tutto sommato non abbia tanto motivazioni teologiche, di amore nei confronti della Chiesa e di preoccupazione della salvezza delle anime, quanto motivazioni politiche e perfino economiche. Il che non solo sarebbe un impoverimento catastrofico per la resistenza, ma dimostrerebbe anche una preoccupante incapacità di leggere quella che è un’evidente complessità.

Una complessità che è l’esito di un caos imperante. In soldoni: questo Papa, che pur si presenta come un sostenitore di una certa politica economica anti-mercatista (clicca qui), di fatto con il suo magistero (intenzionalmente o non intenzionalmente non siamo moralmente autorizzati ad indagarlo) si presenta come il più autorevole sostenitore di politiche culturali a favore di un certo establishment liberal-finanziario. Fanno fede in tal senso: la decisa immanentizzazione dell’annuncio cristiano, la preoccupazione quasi ossessiva per la salvaguardia dell’ambiente, l’appoggio a politiche immigrazioniste e di converso la denuncia senza sconti a qualsiasi identitarismo “sovranista”…fino ad arrivare ad una sorta di implicito sdoganamento di certe tematiche omosessualiste e perfino, sul piano interreligioso, di certe tradizioni tribaliste (vedi il prossimo Sinodo sull’Amazzonia). Tutte cose, insomma, che ai cosiddetti “poteri forti” di stampo liberalmassonico stanno come il cacio sui proverbiali maccheroni.

Contraddizioni troppo palesi? direbbe qualcuno. Rispondiamo con due esempi. Il primo: papa Francesco all’inizio del suo pontificato pronunciò una frase bellissima che non si può non condividere: “Una Chiesa senza Cristo si trasforma inevitabilmente in una sorta di ONG“. Ebbene, la linea del suo magistero ha di fatto trasformato, nell’immaginario dei più, la Chiesa in una sorta di grande “ente morale”. Il secondo: più di una volta papa Francesco ha affermato che tra i libri più belli vi sarebbe Il padrone del mondo di Benson. Libro dove si afferma che l’Anticristo non sarà cattivo ma ecologista e buonista e tutto appiattito nei confronti della mentalità massonica e mondana.

Insomma, contraddizioni che ci fanno capire che la realtà è più complessa di quanto si possa immaginare. E dinanzi a questa complessità per il piano geopolitico salta la sindrome da derby calcistico: o si sta di qua, o di là.

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