Il peccato veniale non è uno scherzo!

Scrive Tanquerey nel suo Compendio di Teologia ascetica e mistica

La rovina delle anime viene sovente dal moltiplicarsi dei peccati veniali che cagionano la diminuzione dei lumi e delle ispirazioni divine, delle grazie e delle consolazioni interiori, del fervore e del coraggio per resistere agli assalti del nemico. Ne segue l’accecamento, la debolezza, le cadute frequenti, l’abitudine, l’insensibilità, perché, guadagnato che sia l’affetto, si pecca quasi senza aver sentimento del peccato.

Gli effetti del peccato veniale nell’altra vita, ci mostrano quanto dobbiamo temerlo: infatti molte anime passano lunghi anni nel Purgatorio per espiarlo. E che cosa soffrono in quel luogo di espiazione?

Vi soffrono il più intollerabile dei mali, la privazione di Dio. Non è certamente una pena eterna ed è appunto questo che la distingue dalle pene dell’inferno. Ma, per un tempo più o meno lungo, proporzionato al numero e alla gravità delle colpe, queste anime che amano Dio, che, separate da tutte le gioie e distrazioni della terra, pensano costantemente a Lui e bramano ardentemente di vederne la faccia, vengono private della sua vista e del suo possesso e patiscono ineffabili strazi. Capiscono ora che fuori di Lui non possono essere felici; ma ecco rizzarsi innanzi a loro, come insormontabile ostacolo, quella moltitudine di peccati veniali che non hanno sufficientemente espiati. Del resto sono tanto comprese della necessità della mondezza richiesta a contemplare la faccia di Dio che si vergognerebbero di comparire davanti a Lui senza questa mondezza e non consentirebbero mai di entrare in Cielo finché resta in loro qualche traccia del peccato veniale. Sono quindi in uno stato violento, che ben riconoscono d’aver meritato ma che non lascia per questo di torturarle.

Inoltre, secondo la dottrina di san Tommaso, un sottil fuoco le penetra, ne molesta l’attività, e fa loro provare fisici patimenti per espiare i colpevoli diletti a cui acconsentirono. Accettano certo di gran cuore questa prova, perché intendono bene che è necessaria per unirsi a Dio. “Vedendo -dice santa Caterina da Genova- il Purgatorio ordinato a levar via le sue macchie, l’anima vi si getta dentro e le par trovare una grande misericordia per potersi levare quell’impedimento.” Ma tale accettazione non toglie che queste anime soffrano molto: “L’amore di Dio, il quale ridonda nell’anima, le dà una contentezza sì grande che non si può esprimere, ma questa contentezza alle anime che sono in Purgatorio non toglie scintilla di pena, anzi quell’amore, il quale si trova ritardato, è quello che fa loro pena, e tanto fa pena maggiore quant’è la perfezione dell’amore del quale Dio le ha fatte capaci.”

Eppure Dio non è soltanto giusto ma anche misericordioso. Ama queste anime con amore sincero, tenero, paterno; desidera ardentemente di darsi ad esse per tutta l’eternità; e se non lo fa, è perché vi è incompatibilità assoluta tra la infinita sua santità e la minima macchia, il minimo peccato veniale. Non potremo dunque mai troppo abbominarlo, mai troppo schivarlo e mai troppo ripararlo con la penitenza.


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