Il Regno Unito confessa: sospesi i finanziamenti a gruppi jihadisti in Siria

Selezionato da sullalinea.it – Autore: German Carboni

A due settimane dal summit tra Putin, Assad e Rohani tenuto a Sochi, in cui il Presidente russo ha dichiarato la fine della guerra siriana e l’inizio di una nuova fase, il Foreign Office del Regno Unito ha posto ufficialmente fine al suo programma di sostegno finanziario all’opposizione siriana.

L’inchiesta di BBC panorama ha messo in luce come la maggior parte dei finanziamenti del Fondo per il Conflitto, la Stabilità e la Sicurezza diretti verso la Siria e gestiti dalla Adam Smith International, finisca nelle tasche di gruppi jihadisti come Jabhat Al-Nusra, branca siriana di Al Qaeda e Nour al-Din al-Zinki.

I finanziamenti ufficialmente dovevano essere diretti alla Polizia Libera Siriana, che operava nelle zone occupate dai “ribelli moderati”, ma di fatto finiva nelle mani dei gruppi jihadisti della zona.

I pagamenti avvenivano tutti in contanti, difficilmente tracciabili e spesso i poliziotti in libro paga erano in realtà persone decedute. È emerso addirittura come durante un controllo della Adam Smith International ad una stazione di polizia, delle 54 persone che erano registrate, non ve ne fosse presente alcuna.

La decisione di arrestare i finanziamenti e l’ammissione del fatto che queste finissero nelle mani di gruppi terroristici islamici è tuttavia difficilmente giustificabile come reazione all’inchiesta di BBC Panorama. Sono infatti anni che le autorità siriane e russe denunciano la situazione.

Piuttosto è chiaro che si tratti di una decisione costretta dagli eventi, una reazione all’impotenza di cui è vittima l’Occidente in Medio Oriente a seguito dell’intervento in Siria di Mosca e della sua offensiva diplomatica. La decisione viene infatti dopo che la maggior parte dei territori occupati dai gruppi jihadisti sono stati liberati dalle forze di Assad grazie all’aiuto russo e in particolare dopo che Putin ha dato vita, con l’incontro a Sochi, ad una nuova fase politica della crisi col coinvolgimento diretto di Iran e Repubblica Araba Siriana e con la proposta di un Congresso dei Popoli Siriani capace di ricostruire consenso politico attorno alle ferme basi di uno Stato multiconfessionale e multietnico come quello garantito da Assad. È evidente come i grandi assenti in questi progetti di ricostruzione del Paese risultino essere le potenze occidentali e al contempo come sia stato sovvertito il tipico paradigma statunitense del regime change calato dall’alto a favore di un approccio che rispetti la sovranità popolare e nazionale della Siria, col coinvolgimento della popolazione nelle sue varie componenti.

La guerra è giunta alla conclusione soprattutto grazie al ruolo russo nella regione, i piani britannici ed occidentali oggi rivelano il proprio fallimento e un nuovo equilibrio in Medio Oriente, nuove modalità di gestire i rapporti internazionali si stiano dispiegando di fronte ai nostri occhi.

Però rimane aperta la questione solleva dal Segretario allo sviluppo internazionale Kate Osmor del governo ombra laburista

«L’opaco Fondo per il Conflitto la Stabilità e la Sicurezza che ha finanziato questo progetto, opera anche in altri 70 Paesi, molti con uno stato discutibile dei diritti umani, questa indagine rischia di rivelare solo la punta dell’iceberg.»

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