Incontro sulla Siria: conferma della vittoria russa

da occhidellaguerra.it – Autore: Matteo Carnieletto

È la grande vittoria della Russia e dei suoi alleati. Il conflitto siriano iniziato nel 2011 sembra essere ormai alla fase finale. Ieri, il generale Qassem Soleimani, capo delle forze Al Qods, ha annunciato la fine delle bandiere nere in Siria e in Iraq. Una mossa astuta, quella degli iraniani, che ha permesso a Hassan Nasrallah di dire che i soldati del Partito di Dio potranno tornare in Libano, togliendo così ogni appiglio ai sauditi per accusare il movimento sciita di interferire con gli affari degli Stati della regione.

Ma, dicevamo, che quella in Siria è anche, e verrebbe da dire soprattutto, una vittoria della Russia. Quando i caccia di Mosca cominciano a bombardare le postazioni jihadiste nel settembre del 2015, il presidente siriano Bashar al Assad è appeso a un filo. Controlla le zone occidentali del Paese, mentre lo Stato islamico avanza indisturbato a conquistare città e i ribelli resistono nelle loro roccaforti. Putin interviene nel conflitto – almeno ufficiante – per sconfiggere il terrorismo. In realtà, l’obiettivo principale è tenere in piedi l’alleato siriano, indispensabile per rimanere in Medio Oriente e, soprattutto, nel Mediterraneo (lo scorso gennaio, i russi hanno ottenuto il permesso di rimanere nella base di Tartus fino al 2091). Ma non solo. Di fatto, Putin ha soffiato la pace, se di pace si può parlare in un conflitto che ha fatto mezzo milione di morti, alle Nazioni Unite. I colloqui di Astana hanno di fatto sostituito quelli di Ginevra e gettato le basi per la spartizione del Paese con Turchia e Iran. Come scrive La Stampa, “il pomo della discordia al momento è però la questione curda: Putin ha invitato i curdi al Congresso di Dialogo nazionale da lui sponsorizzato. Ma i turchi non hanno gradito e hanno fatto saltare una riunione inizialmente in programma il 18 novembre”.

E gli americani? Gli Stati Uniti non sono stati in grado di cavalcare la crisi siriana come avrebbero voluto. Avrebbero voluto sfrattare Assad, ma non ce l’hanno fatta. Hanno sostenuto i gruppi ribelli senza accorgersi – o, forse, chiudendo di proposito un occhio – che questi andavano ad  ingrossare le file dei jihadisti. Trump per ora è un’incognita, anche se sembra che sia in sintonia con Putin. Durante il loro primo incontro, infatti, sono arrivati ad un accordo per il cessate il fuoco nel sud ovest della Siria. Poi, qualche settimana fa, Trump e Putin si sono incontrati, seppur brevemente, in Vietnam dove è stata diffusa una nota congiunta in cui i due Paesi si impegnavano nella lotta contro lo Stato islamico e la ricerca della stabilità in Siria. E, infine, ieri: dopo l’incontro con Assad, il presidente russo ha chiamato il tycoon per aggiornarlo sugli sviluppi del conflitto. Durante la conversazione, Trump e Putin, secondo quanto ha fatto sapere il portavoce del Cremlino, hanno sottolineato “l’importanza della cooperazione in Siria” tra i due Paesi “nella fase di passaggio a una soluzione politica”.

Difficile pensare, fino a poco tempo fa, che Recep Tayyip Erdogan e Hassan Rohani attorno allo stesso tavolo per discutere della fine del conflitto in Siria. Ma è quello che sta accadendo in queste ore a Sochi. “Sarà un vertice cruciale per il futuro dell’intera regione – ha affermato il Reìs prima di partire- Gli ultimi sviluppi ci impongono di trovare risposte e soluzioni”. Soluzioni che passano da due punti fondamentali: il futuro di Assad e la presenza dei curdi nel Paese, malvisti, per usare un eufemismo, da Erdogan: “Al posto di un gruppo terroristico ora ne è arrivato un altro”.

L’importanza dell’incontro tra Iran, Turchia e Russia, è sottolineata dalla presenza del capo di Stato maggiore turco Hulusi Akar che ha incontrato i capi degli eserciti di Mosca e Teheran. Durante il vertice le tre potenze hanno convenuto sulla necessità di eliminare le sacche di resistenza dello Stato islamico e di Al Nusra dal nord della Siria.

Quello di Akar non è stato l’unico incontro preparatorio al viaggio di Erdogan e Rohani da  Putin. La scorsa domenica, infatti, i ministri degli Esteri di Turchia, Russia e Iran si sono incontrati ad Antalya, nel sud della Turchia. 

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