Jihadismo: diffondiamo i vizi e avremo la meglio

Su occhidellaguerra.it, a firma di Francesco Boezi, è stato pubblicato un interessante articolo di cui offriamo una sintesi.

I gruppi terroristici internazionali vengono finanziati dalla droga. Le rotte tramite cui questa viene smistata, poi, conducono spesso in Europa. Sono due verità, difficilmente controvertibili, ma poco indagate. La base del fenomeno risiede storicamente negli accordi strutturali tra terroristi e narcotrafficanti. I primi si garantiscono introiti eterodiretti, i secondi una difesa naturale delle loro zone franche che, presidiate dai terroristi, rimangono di difficile tracciabilità per gli Stati. (…).

Un sistema sviluppatosi all’inizio degli anni 2000, specie nelle zone del mondo dove il potere non era (e non è) legittimamente assegnato ad un governo pacificamente riconosciuto. Questo schema, però, negli anni è saltato e le formazioni jihadiste (e non) hanno deciso di diventare protagoniste attive del narcotraffico. Smettendo, in parte, di garantire protezione fisica ai narcos, in cambio di liquidi facili: quelli che sono sempre serviti a finanziare le attività terroristiche.

Nel 2009, Antonio Maria Costa, direttore esecutivo dell’Unodc, l’Ufficio per i narcotici e il crimine delle Nazioni Unite, dichiaròin merito: “È diventato sempre più difficile distinguere chiaramente i gruppi terroristici dalle comuni organizzazioni criminali perché le loro strategie tendono sempre più a sovrapporsi. (…).

Basti pensare che circa il 92% della produzione mondiale di oppiacei avviene proprio in questo crocevia dell’Asia centrale. Nello specifico, l’oppio rappresenta il 60% del Pil afghano. (…).

Per comprendere la portata sociale del fenomeno, basti pensare che tra il 2006 e il 2013, l’età media dei tossicodipendenti in trattamento in Europa per abuso di oppiacei è cresciuta di 5 anni. Stesso crescita esponenziale è avvenuta per i decessi. Talebani, quindi, ma non solo. L’Isis, ad esempio, ha individuato nella droga un forma di finanziamento.

Qualche anno fa, venne intercettata una nave, la  Marti N, battente bandiera panamense, che trasportava 19600 chili di hashish. Era diretta in Libia. Vennero fatte delle indagini ed emerse che apparteneva ad un cartello,  predisposto per la vendita i cui proventi sarebbero serviti all’acquisto di armi per i jihadisti. (…).

 Daesh possiede anche un rapporto diretto con il captagon, una tipologia di droga sintetica, un’anfetamina stimolante in grado di inibire qualunque paura -quindi molto “comoda” per gli attentati (…).

Il mercato della cannabis e dell’hashish, poi, è quello numericamente più vasto e interessante: 80 milioni di consumatori abitudinari pari ad un volume d’affari di 90 miliardi di euro. La rotta principale per il traffico di marijuana è certamente quella che collega Afghanistan e Pakistan all’Albania. Dalla penisola balcanica, poi, la droga arriva nei Paesi Bassi, dalla quale il tutto viene distribuito a pioggia in tutta Europa.

Dunque, ci sono due riflessioni da fare.

La prima non è difficile, anzi è talmente scontata da essere di fatto “lapalessiana”: la droga costituisce uno dei mezzi per indebolire la civiltà. Quando si vogliono svilire le capacità reattive di un popolo, si cerca di farlo affezionare ai vizi.

La seconda attiene alla originalità dell’Islam. Pochi lo dicono (anche se molti lo sanno), ma l’Islam è una sorta di machiavellismo religioso ante-litteram, nel senso che tollera anche ciò che è moralmente inaccettabile per fini strategici. Finanche la menzogna (taqiyya). Così di per sé non è da farsi scrupoli se ci si deve servire delle droghe per avere la meglio su una civiltà e per finanziarsi.

Ciò perché per l’Islam non esiste una Legge Naturale, ma tutto va considerato sul piano fideistico, cioè sull’atto di fede.

Dio è Verità, Bontà e Bellezza

Il Cammino dei Tre Sentieri 

 

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