La Bisaccia n.37

Tra gli strumenti di un cammino vi è la bisaccia, una borsa con cui poter portare il piccolo necessario; non certo il pasto che i pellegrini chiedevano e chiedono agli ostelli, ma qualche semplice e piccolo boccone per sostenere il passo. Fuor di metafora, ne Il Cammino dei Tre Sentieri la “Bisaccia”  è un insegnamento della sapienza naturale con cui poter sostenere il passo dell’esistenza e confermare la scelta della bellezza della Verità Cattolica. 

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“Si può benissimo essere un poeta e avere i capelli corti; si può benissimo essere un poeta e amare la propria moglie; si può benissimo essere un poeta e conoscere le regole della grammatica.”

(Jules Renard)

Non c’è eroismo più grande della fedeltà nel tempo.

Ma quale tempo? Il tempo che ci scorre. Che è in noi e accanto a noi. Il tempo delle cose. Di quelle cose che sono così semplici che ci sembra strano possano tanto influire sui nostri comportamenti, sulle nostre scelte, sul nostro destino.

Eppure è così. E’ nella fedeltà in una dimensione semplice ed ordinaria che realizzeremo noi stessi.

Quante volte la storia ci ha dimostrato che i suoi passaggi fondamentali non avvengono chissà in quale luogo importante, bensì nella semplicità di una silenziosa situazione. L’Annunciazione lo dimostra. La storia cambiò non a Roma o in qualche altra grande città dell’Impero, ma in un’umile casa di Nazareth.

E’ per questo che Jules Renard dice che per essere grandi non serve apparire, fare cose strane o perfino peccaminose. Questo può valere per il mondo. Ma per Dio serve solo la fedeltà nel piccolo e nell’ordine… che è l’unica grande fedeltà!

Dio è Verità, Bontà e Bellezza

Il Cammino dei Tre Sentieri

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