La Bisaccia n.39

Tra gli strumenti di un cammino vi è la bisaccia, una borsa con cui poter portare il piccolo necessario; non certo il pasto che i pellegrini chiedevano e chiedono agli ostelli, ma qualche semplice e piccolo boccone per sostenere il passo. Fuor di metafora, ne Il Cammino dei Tre Sentieri la “Bisaccia”  è un insegnamento della sapienza naturale con cui poter sostenere il passo dell’esistenza e confermare la scelta della bellezza della Verità Cattolica. 

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“Il viandante con le tasche vuote potrà cantare in faccia al ladro”
(Giovenale, Satire, X, 22)

Una delle stoltezze più grandi è quella di credere di possedere.

Infatti, noi non possediamo nulla.

Non ci riferiamo ovviamente al possesso spicciolo (la casa, il denaro, un terreno…). Ci riferiamo piuttosto al possesso che conta. E cosa conta più del nostro esistere?

Ebbene, noi non possediamo la nostra vita. Tant’è che viviamo per dono (nessuno ha avuto e avrà il privilegio di sentirsi chiedere prima di nascere: vuoi vivere?) e moriamo anche per “dono”, nel senso che la morte arriva indipendentemente dalla nostra volontà.

Il poeta latino Giovenale dice che quando non si possiede, si può “cantare” dinanzi al ladro per fargli capire che nulla può rubare, perché nulla si ha.

Qual è il ladro più pericoloso? L’orgoglio che ci fa credere che siamo importanti, che tutto è nelle nostre mani e che tutto dipende da noi.

La realtà, invece, ci riconduce all’umiltà di scoprire che abbiamo le “tasche vuote”… e più scopriamo che sono vuote, più ci accorgiamo di quanto possiamo essere ricchi di sapienza.

Dio è Verità, Bontà e Bellezza

Il Cammino dei Tre Sentieri 

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