La Bisaccia n.67

Tra gli strumenti di un cammino vi è la bisaccia, una borsa con cui poter portare il piccolo necessario; non certo il pasto che i pellegrini chiedevano e chiedono agli ostelli, ma qualche semplice e piccolo boccone per sostenere il passo. Fuor di metafora, ne Il Cammino dei Tre Sentieri la “Bisaccia”  è un insegnamento della sapienza naturale con cui poter sostenere il passo dell’esistenza e confermare la scelta della bellezza della Verità Cattolica. 

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I poeti non cominciano a vivere, se non quando muoiono.

Ugo Foscolo (1778-1827) – Gazzettino del bel mondo

Foscolo era un sensista, cioè un materialista sul piano della valutazione della vita umana. Anche se sul piano dell’esistenza umana in lui già vi sono forti venature romantiche. Dicevamo, Foscolo era un sensista; quindi per lui la morte segnerebbe la fine di tutto, ma non del ricordo. Anzi, il ricordo costituisce per lui l’unica possibilità di sopravvivere alla morte. Ben poca cosa. Anzi, altro che poca cosa: nulla!

Ma in queste parole si può evincere una verità. Perché in un certo qual modo la morte costituisce il principio di definizione dell’uomo. L’uomo, anche se non la desidera, anche se stupidamente cerca di non pensarci, non può non confrontarsi con la morte. La sapienza cristiana ha sempre consigliato il memento mori. Perché non c’è sapienza possibile senza il desiderio di dare una risposta alla morte.

Lo sappiamo che Foscolo con queste parole voleva dire ciò per cui è diventato famoso: i poeti potranno vivere allorquando saranno ricordati dopo la morte, perché l’unica vita eterna può essere solo il ricordo. Ma noi ci piace leggere queste parole così: i sapienti cominciano a vivere dopo la morte. I veri sapienti! Ovvero coloro che hanno capito che la morte incombe ma non distrugge, che la morte insidia ma può non “uccidere”, che essa può essere l’occasione per gustare il Vero che si è scelto e che si amato … l’occasione per abbracciare Dio.

Dio è Verità, Bontà e bellezza

Il Cammino dei Tre Sentieri 


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