La Bisaccia n.73

Tra gli strumenti di un cammino vi è la bisaccia, una borsa con cui poter portare il piccolo necessario; non certo il pasto che i pellegrini chiedevano e chiedono agli ostelli, ma qualche semplice e piccolo boccone per sostenere il passo. Fuor di metafora, ne Il Cammino dei Tre Sentieri la “Bisaccia”  è un insegnamento della sapienza naturale con cui poter sostenere il passo dell’esistenza e confermare la scelta della bellezza della Verità Cattolica. 

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Qual è il primo dovere dell’uomo? La risposta è breve: essere se stesso!

Henrik Ibsen (1828-1926) – Peer Gynt

Quando si parla di dovere s’intende solitamente un qualcosa da fare. Cioè un atto, un’azione, un agire che porti se stesso verso un “fuori”, un “dopo”, un “oltre”.

Che sia così, meglio: che sia anche così, è innegabile.

Ma solo questo è il dovere? Che non ne esista forse uno previo, cioè un dovere necessario e sufficiente affinché gli altri doveri possano adeguatamente e logicamente giustificarsi?

Certo! E’ il dovere di essere se stessi.

Ma cosa vuol dire “essere se stessi”?

Vuol dire tendere a ciò che si dovrebbe essere.

C’è un modello per ogni uomo. Un modello che va oltre le singole situazioni, le singole storie, i singoli affanni e preoccupazioni. E’ il modello che la buona filosofia chiama “essenza”.

Questo modello esiste perché l’uomo non è stato casualmente “gettato nel mondo”, bensì è l’esito di un progetto.

Il Logos eterno impone il dovere di essere se stessi, perché conformi a questo Logos.

E’ questo il dovere più difficile.

Quello che costa più fatica.

Quello che davvero fa “sudare” nella corsa della gara dell’esistenza.

Ma è l’unico dovere che salva dal “doverismo”, cioè dal moralismo. Perché ogni singolo dovere non si giustifica da sé, bensì trova senso nell’essere se stessi, cioè nell’essere conformi al modello.

Essere se stessi è l’unico dovere che rende l’uomo… Uomo!

Dio è Verità, Bontà e Bellezza

Il Cammino dei Tre Sentieri


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