La Borraccia n.118

Tra gli strumenti di un cammino vi è la borraccia con cui portarsi dietro dell’acqua per idratarsi. Fuor di metafora, ne Il Cammino dei Tre Sentieri la “Borraccia” è la meditazione. I vari punti sono i “sorsi” della meditazione.

L’ACQUA

Dice Gesù: “Così anche voi, ora, siete nella tristezza; ma vi vedrò di nuovo e il vostro cuore si rallegrerà e nessuno vi potrà togliere la vostra gioia.”
(Giovanni 16)

I SORSI

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Cari pellegrini, nel periodo romantico (periodo le cui atmosfere filosofiche sono tutt’altro che condivisibili) venne esaltata l’attività alpinistica, quella delle scalate per giungere alle cime più impervie.

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Lasciando stare la questione della prudenza, ovvero fino a che punto è lecito all’uomo mettere a repentaglio la propria vita quando il fine da raggiungere non è decisivo, è innegabile che tale attività esprima qualcosa di esistenzialmente interessante: l’uomo desidera non solo andare oltre la propria precaria dimensione, ma desidera anche sperimentare il sacrificio per raggiungere un “luogo” che può finalmente dare senso a tutti i suoi sforzi.

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Cari pellegrini, c’è una caratteristica dell’uomo, a lui peculiare, che è descritta bene da sant’Agostino, allorquando il grande filosofo parla del tempo.

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Egli dice che nell’anima dell’uomo vi è una sorta di vivere in un perpetuo presente. L’uomo, infatti, conserva il passato attraverso il ricordo e anticipa il futuro con la capacità di progettare. In questo l’anima dell’uomo è un’ “immagine” della natura stessa di Dio in cui non c’è né passato né futuro, ma solo un eterno presente.

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Ebbene, cari pellegrini, concentriamoci su una capacità dell’uomo (che ovviamente non c’è nell’animale), quella non solo di poter in un certo qual modo anticipare il futuro (“in un certo qual modo” perché si tratta solo di programmazione e non di previsione del futuro), ma anche e soprattutto quella di “vivere di futuro”.

4

Cosa significa “vivere di futuro”? Significa che in tutto ciò che fa, l’uomo vive attendendo ciò che ci sarà. Ciò lo può angustiare, quando -per esempio- si preoccupa, ancor prima che avvenga, che qualcosa di nefasto potrebbe accadere nella sua vita; oppure lo può rallegrare, quando, malgrado le difficoltà, sa che ogni sofferenza può essere orientata nella gioia futura. A riguardo san Francesco d’Assisi amava dire: “Tanto è il bene che mi aspetto, che ogni pena mi è diletto.”

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Nell’acqua di questa borraccia Gesù ci dice di non angustiarci se siamo nella tristezza e nella prova, ci dice di attendere, che arriveremo alla gioia; ma soprattutto ci dice che tale gioia sarà per sempre… per sempre!

6

Cari pellegrini, ecco il significato dell’immagine dell’alpinista. Questi non sceglie la strada più comoda per arrivare in cima (ci sono cime che potrebbero essere raggiunte anche attraverso sentieri), sceglie quella più breve, ma più insidiosa. Un percorso che avrà bisogno dei suoi muscoli tesi, della sua concentrazione massima, della fatica di inchiodare e di tendere la corda, mentre il sole o il gelo lo proveranno nel corpo. Ma solo dopo quel percorso, il raggiungimento della méta gli riempirà davvero il cuore!

Al Signore Gesù

Signore, aiutami a sperare.
Fa che nulla mi inganni e mi faccia credere che tutto si risolva qui.

Alla Madre Celeste e dello Splendore

Madre, Tu sei Colei che hai vissuto nella gioia del Paradiso.
Mai hai perso la Speranza, anche anche quando vedevi il tuo Divin Figlio soffrire in quel modo.
Madre, accanto a Te, la Speranza diventerà il mio pane quotidiano.
Madre, accompagnami nel cammino di questo giorno.

Dio è Verità, Bontà e Bellezza
Il Cammino dei Tre Sentieri

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1 Comment on "La Borraccia n.118"

  1. Armando Aste e’ stato uno dei più forti alpinisti italiani di sempre e fervente cattolico. Un uomo semplice e di elevata statura morale, da poco salito al padre, dopo una vita prima dedicata al lavoro e all’alpinismo, poi, singolarmente devoluta per molti anni all’assistenza quotidiana dei propri famigliari malati e anziani. Di seguito una sua breve poesia. Ricerca Come chi ha spenti i lumi
    e a brancicare si trova
    in mezzo a buio inusitato e vuoto
    e con mano protesa e tremante
    cercare la via, deve,
    per avanzare.

    Così, sul cammino dell’ardua ascesa.
    Lassù, il richiamo,
    alto dal cielo si leva
    e a invitare ti viene
    e tu lo senti e dici:
    “Qual’è, Signore, la mia via”?
    Armando Aste

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