Borraccia n.226

Tra gli strumenti di un cammino vi è la borraccia con cui portarsi dietro dell’acqua per idratarsi. Fuor di metafora, ne Il Cammino dei Tre Sentieri la “Borraccia” è la meditazione. I vari punti sono i “sorsi” della meditazione.

226

L’ACQUA

La perfezione mi sembra facile: vedo che basta riconoscere il proprio nulla e abbandonarsi come un bambino nelle braccia del buon Dio.

(Santa Teresina del Bambin Gesù)

I SORSI

1

Cari pellegrini, siamo in alta montagna e stiamo percorrendo un sentiero che ci porta alle fonti di un grande fume. Più ci avviciniamo e più diventa nitido il rumore delle cascate. Ci siamo: lo spettacolo è bellissimo, l’acqua scende con forza, c’è un rumore quasi assordante perché questa sbatte violentemente sulle rocce. Viene facilmente da pensare a cosa diventerà quella cascata. Il rivolo si trasformerà a valle in un grande fiume; e a quel rumore assordante seguirà il silenzio del lento scorrere delle acque.

2

L’acqua di questa borraccia ci dice in cosa davvero consista la perfezione: riconoscere il proprio nulla e abbandonarsi come un bambino tra le braccia di Dio.

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Cosa significa abbandonarsi? Serviamoci dell’immagine del bambino.

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Cosa fa il bambino quando si addormenta tra le braccia di un genitore? Si abbandona “muscolarmente”, nel senso che tutto il suo corpo si appoggia su quello del genitore. Le piccole braccia sono penzoloni, la testina è reclinata sulla spalla e la guance si arrotondano nell’abbandono.

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Questa immagine ci richiama un concetto ben preciso: l’adagiamento.

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L’adagiamento si realizza nel poggiare delicatamente un oggetto e nel far si che ciò che si posa non impatta bruscamente, ma -per l’appunto- si adagi sulla realtà alla quale si vuole poggiare.

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Ed ecco la perfezione cristiana così come ce ne parla giustamente santa Teresina. Essa (la perfezione cristiana) consiste nel capire e nell’eseguire una verità, ovvero che abbiamo un costitutivo bisogno di adagiarci su Dio.

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Adagiarsi su Dio vuol dire poggiare su di Lui.

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Capire che, senza Dio, si cade.

10

Capire che, senza Dio, manchiamo non semplicemente di qualcosa, ma di tutto.

11

Adagiarsi su Dio vuol dire capire che Dio è il nostro “riposo esistenziale”: la nostra pace. E’ il nostro “soffice letto” di serenità.

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L’acqua della cascata fa rumore perché sbatte violentemente sulle rocce. Ma la stessa acqua, quando diventerà fiume, scorrerà invece lentamente e pacificamente nel suo letto naturale.

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Cosi noi. Dio è la possibilità di non impattare bruscamente e violentemente sulla durezza del vivere, bensì il nostro “letto soffice” su cui riposare serenamente: Venite a me voi tutti che siete affaticati e oppressi e io vi ristorerò… (Matteo 11).

Al Signore Gesù

Signore, voglio farmi sostenere da Te.

Tu sei il sostegno più vero che io possa avere.

Con Te solo troverò la mia pace.

Alla Madre Celeste e Regina dello Splendore

Madre, cosa pensavi quanto il Tuo Divin Figlio da piccolino si adagiava sulle tue spalle?

Sapevi che in quel momento Colui che stava reggendo tutto l’universo, Colui senza il quale nulla poteva, può e potrà reggersi (in quanto causa sussistente) sentiva il bisogno di adagiarsi sulle tue spalle. E avvertivi con il tuo cuore di madre quanto fosse immenso questo suo “bisogno”.

Anch’io allora voglio reclinare il mio capo su di Te e farmi condurre da Te.

Madre accompagnami nel cammino di questo giorno.

Dio è Verità, Bontà e Bellezza

Il Cammino dei Tre Sentieri

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