La Borraccia n.175

L’ACQUA

Affresco “Annunciazione” del Beato Angelico (1387-1455) su un muro di una cella del Monastero di San Marco a Firenze. L’opera risale al periodo tra il 1441 e il 1443.

(Vedere l’immagine)

I SORSI

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Cari pellegrini, in questa borraccia l’acqua non è fatta di parole, ma da un’immagine. Si tratta di un’opera del famoso beato Angelico che ritrae l’avvenimento dell’Annunciazione. Episodio da lui dipinto anche in altre raffigurazioni.

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In questa opera ci sono tre personaggi: l’arcangelo Gabriele, la Vergine e un frate domenicano (il Beato Angelico era anch’egli frate domenicano) che osserva la scena. Si tratta di san Pietro martire (1205-1252), predicatore di Verona ucciso dagli eretici.

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Si tratta di tre personaggi, ma in realtà ve ne è un quarto che occupa tutto lo spazio: il Verbo incarnato.

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Cari pellegrini, se si fa attenzione, si nota che tra l’Angelo e la Vergine c’è una distanza che è sproporzionata alla grandezza dell’intero affresco. Tant’è che se questa distanza fosse stata inferiore la figura di san Pietro martire si mostrerebbe per intero, cosa che non è.

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Se si fa adeguata attenzione si nota che il vuoto tra l’Angelo e la Vergine non solo è il centro ottico dell’affresco (nel senso che lo sguardo dell’osservatore cade prima di tutto lì), ma costituisce un’attrazione anche concettuale. Eppure è un vuoto. E’ un luogo spoglio. Sembra non essere un caso che il Beato Angelico non abbia voluto dipingere neppure una suppellettile sullo sfondo. Al vuoto tra l’Angelo e la Vergine corrisponde il vuoto della parete.

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A questa dimensione spaziale (il vuoto) si accompagna una dimensione temporale (l’attesa).

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Il volto dei tre personaggi, pur esprimendo tre stati d’animo diversi (l’Angelo contempla la Vergine, Questa ha lo sguardo basso in segno di accettazione e san Pietro contempla la scena), sono tutti e tre accomunati da un senso di tranquilla e serena attesa.

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E allora -cari pellegrini- ci sono tre punti su cui fondare il nostro esistere.

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Il primo è capire che la nostra vita non si spiega né si risolve da sé. Ha bisogno di una pienezza che la renda ragionevole, giusta e piena di senso. E questa pienezza non può che essere la presenza del Signore in essa. Il Beato Angelico descrive il vuoto tra l’Angelo e la Vergine come già pieno del Verbo incarnato. Tant’è che i due sembrano prefigurare la scena della Natività con la Vergine e San Giuseppe ai lati e al centro la mangiatoia con il Divino Bambino.

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Il secondo è capire che la nostra vita ha bisogno di essere orientata nell’attesa; che tutto il nostro agire, pensare e programmare acquistano significato solo nell’andare verso il completamento dell’Eterno. Il Beato Angelico fa dell’attesa il tratto comune dei tre personaggi.

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Il terzo è capire che per questa Pienezza e per questa Attesa bisogna combattere, essere disposti a tutto, anche a dare la vita. Il Beato Angelico disegna san Pietro da Verona che fu ucciso per annunciare e difendere la Verità della Fede.

Al Signore Gesù

Signore, Tu sei la mia Pienezza.
Tu sei l’unico senso del mio attendere.
Fa che viva per Te e che per Te possa dare tutto… anche la vita.

Alla Madre Celeste e dello Splendore

Madre, Tu sei Donna della Pienezza: hai generato l’Infinito.
Tu sei Donna dell’Attesa: nel tuo grembo si è realizzata la Storia.
Pertanto solo con Te si può gustare questa Bellezza.
Madre, accompagnami nel cammino di questo giorno.

Dio è Verità, Bontà e Bellezza
Il Cammino dei Tre Sentieri

 

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