La Borraccia n.188

L’ACQUA

Dipinto “Adorazione dei Magi” di Jacopo Bassano (1510-1592), conservato al Kunsthistorisches Museum di Vienna. Il dipinto è databile tra il 1563 e il 1564. (Vedere l’immagine)

I SORSI

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Cari pellegrini, l’ acqua di questa borraccia non è costituita da parole ma da un’immagine. Si tratta di un dipinto di Jacopo Bassano che ritrae l’adorazione dei Magi.

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Il dipinto, ovviamente, non si discosta da ciò che tutte le adorazioni dei Magi rappresentano: i tre Sapienti arrivano sul luogo della Nascita e, pieni di meraviglia, adorano il Verbo Incarnato. C’è però un particolare in questa opera che ci colpisce ed ecco perché l’offriamo come meditazione per i Pellegrini del Cammino.

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Il particolare sta nel fatto che i tre Magi fanno la stessa cosa, adorano, ma assumendo tre posizioni diverse. Quello più a destra adora, ma solo con il dono indirizzato al Bambino: ha infatti lo sguardo rivolto all’indietro. Il Sapiente centrale, invece, rivolge al Bambino tanto il dono quanto lo sguardo, ma rimane in piedi. Il terzo, alla sinistra dei Tre, sembra non offrire al Bambino nessun dono se non se stesso. Non solo il suo sguardo è come catalizzato da ciò che sta osservando, ma, malgrado l’età (è visibilmente il più anziano dei Tre), il suo corpo è prostrato, sta lì ginocchioni a terra per adorare e osservare meglio.

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Ebbene, queste tre posizioni costituiscono le tappe della vita cristiana. La prima: riconoscere nel timore. La seconda: riconoscere nell’amore. La terza: riconoscere nell’offerta totale.

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Il Sapiente alla destra offre il dono ma guarda ancora indietro. Riconosce Dio nella sua vita, ma il suo riconoscimento sembra essere ancora motivato solo dall’evidenza che Dio può mettere ordine nella vita, qui su questa terra. E’ quel riconoscimento che è ancora dettato dal non inimicarsi Dio. E’ il Timor di Dio, gradino importantissimo per la salita verso la perfezione, ma ancora insufficiente.

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Il secondo Sapiente è rivolto al Signore: non solo porge il dono ma anche il suo sguardo è indirizzato vero l’Evento. Si tratta di un riconoscimento che è mosso dalla constatazione di quanto ciò che è accaduto meriti l’adorazione. E’, appunto, il riconoscere nell’amore.

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Il terzo Sapiente riconosce e offre tutto se stesso. Non ha un dono (eppure la tradizione vuole che ognuno dei Magi portasse qualcosa), offre invece se stesso, si dona talmente che il suo corpo è lì prostrato dinanzi al Bambino. E’ il riconoscere nell’offerta totale.

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Cari pellegrini, l’aspetto interessante sta nel fatto che questi tre “riconoscimenti” sono arrivati insieme e solo nel momento dell’Incontro si sono disposti gerarchicamente. I Magi, infatti, insieme hanno affrontato il cammino verso la Mangiatoia. Il che vuol dire che nella vita del cristiano, fermo restando la differenza ontologica che intercorre tra i tre riconoscimenti, questi arrivano al punto di alimentarsi reciprocamente.

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Ancora una riflessione va fatta a proposito del Sapiente più anziano che si prostra. Egli è il segno della vera adorazione, di quell’adorazione, cioè, che non solo è riconoscimento della propria piccolezza, ma soprattutto constatazione che solo di Dio si ha bisogno. I suoi occhi non si scorgono bene, egli è ritratto di profilo, ma se si fa attenzione ci si accorge che i suoi occhi non sono quelli di un anziano, bensì quelli di un bambino, perché pieni di meraviglia. La stessa sua posizione è tipica del bambino che per curiosare e vedere meglio si mette ginocchioni a terra.

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Cari pellegrini, noi oggi viviamo in un contesto in cui tutto è paganizzato, perfino il pensiero dominante nella Chiesa Cattolica. Cosa è infatti la mentalità pagana se non la convinzione che lo spazio significativo per l’uomo sia solo su questa terra? D’altronde negli antichi paganesimi, spesso, l’Oltretomba veniva ritenuto come un mondo di struggente nostalgia verso la vita terrena.

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Malgrado la nostra vita sia sempre in bilico, malgrado l’evidente precarietà del nostro esistere individuale e anche di quello collettivo (basterebbe pensare a cosa succede o potrebbe succedere nel mondo) ci illudiamo che il paradiso sia qui, sulla terra. E raccogliamo tutti i nostri sforzi affinché possiamo unicamente migliorare le nostre condizioni materiali di vita. Che assurdità …e che pericolosa eresia!

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Il Sapiente inginocchiato dinanzi a Gesù c’insegna che la più grande sapienza è proprio inginocchiarsi dinanzi a Colui a cui tutto dobbiamo.

Al Signore Gesù

Signore, liberami da qualsiasi tentazione “pagana”.

Io voglio essere come quel terzo sapiente, che, malgrado vecchio e anchilosato, non ha temuto di prostrarsi dinanzi a Te, anzi ciò gli è venuto istintivo e naturale.

Signore, ti chiedo la grazia che la mia vita sia sempre in quella posizione. Sia sempre, cioè, nella posizione di volerti scoprire Signore attimo dopo attimo nella mia vita.

Alla Madre celeste e dello Splendore

Madre, Tu sei la mia compagnia e la mia guida nel cammino di perpetua adorazione del tuo Divin Figlio.

Tu sei stata colei che più ha adorato e adora il Signore.

Gli hai dato il sangue …e l’adoravi.

Gli hai dato la carne …e l’adoravi.

Gli hai dato l’ossigeno …e l’adoravi.

Ti chiedo, Madre, di dare anche a me tutta Te stessa, perché solo così potrò anch’io trasformare la mia vita in una continua adorazione del tuo Divin Figlio.

Madre, accompagnami nel cammino di questo giorno.

Dio è Verità, Bontà e Bellezza
Il Cammino dei Tre Sentieri

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