La Borraccia n.226

L’ACQUA

Cos’è un giusto giudizio se non un giudizio di fede? (…) Segui dunque il giudizio della fede piuttosto che la tua esperienza, perché la fede non inganna, mentre l’esperienza può indurti in errore.

(San Bernardo di Chiaravalle – Discorsi per la Quaresima, 5, 5)

I SORSI

1

Cari pellegrini, dalle foto e dalle ricostruzioni grafiche sappiamo che lo spazio al di là dell’atmosfera si presenta nero, buio. Eppure attraverso quello spazio passano i raggi solari che illuminano a giorno la Terra. Passa una luce così intensa che a occhio nudo, pena pericolo di cecità, non si può fissare.

2

Ciò è interessante: la luce solare, per illuminare la Terra, passa attraverso il buio e non riesce ad illuminare quel buio. Se si stesse lì e non si sapesse ciò, non si riuscirebbe ad immaginare una cosa del genere.

3

Cari pellegrini, non dimentichiamo questa immagine e passiamo oltre. Le parole di san Bernardo che stiamo utilizzando come acqua ci dicono che dobbiamo ancorarci al giudizio della fede sapendo andare oltre i dati dell’esperienza.

4

Una precisazione importante: in questo caso per san Bernardo i dati dell’esperienza sono quelle apparenze che ci impediscono di capire bene, non è il semplice partire dalla realtà, metodo che in altri casi -giustamente- san Bernardo, da buon realista cristiano, ritiene assolutamente indispensabile.

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San Bernardo vuole invece dirci che se si rimane ancorati alle apparenze, senza sottoporle ad un giudizio più alto, tutto rimane incomprensibile ed assurdo.

6

Facciamo un esempio: molti cattolici ormai non sanno e non vogliono più rispondere a questioni importanti come quella del perché Dio permette che muoia e che soffra un bambino. Certamente può sfuggire il significato specifico per cui a soffrire e morire è quel bambino e non un altro; ma non può sfuggire, nel Cristianesimo e per il cristiano, un significato generale: l’esistenza del peccato e la necessità della sofferenza vicaria, cioè di una sofferenza che compensi il peccato.

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Per arrivare a questa certezza bisogna lasciarsi guidare da quel giudizio della fede (di cui parla san Bernardo), giudizio che sa andare oltre l’incomprensibilità delle apparenze che si manifestano alla nuda esperienza.

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Bisogna andare oltre il buio… come fanno i raggi luminosissimi del Sole che arrivano intatti fendendo le tenebre dello spazio, senza però dissolverle.

Al Signore Gesù

Signore, ti chiedo la grazia di capire che dietro ogni apparente incomprensibilità e assurdità ci sei Tu, Logos di ogni cosa e di ogni fatto.

Alla Madre Celeste e dello Splendore

Madre, con Te mi accompagnerà sempre la luce per cogliere il significato di ogni cosa.

Voglio continuamente rimanere vicino a Te: Luna che riflette magnificamente l’indispensabile luce del Sole, che è Dio.

Madre, accompagnami nel cammino di questo giorno.

Dio è Verità, Bontà e Bellezza
Il Cammino dei Tre Sentieri

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1 Comment on "La Borraccia n.226"

  1. Alla domanda sul perché della sofferenza dei bambini Papa Francesco ha risposto:”io non ho una risposta, credo sia bene che questa domanda rimanga aperta”. E pochi anni indietro Papa Benedetto diede una risposta simile. E con ciò si può desumere che qualcosa di grave è accaduto alla Chiesa Cattolica negli ultimi, ma non ultimissimi anni. È stato emarginato se non
    aborrito il concetto di “sofferenza vicaria”. Un vulnus gravissimo, da cui discendono tante derive teologiche. Tutta l’antropologia cristiana viene ad essere così deprivata di un principio fondante che rende “elevata” ed attraente per ogni uomo il senso della proposta della vita cristiana. Ora l’impressione è che la Chiesa Cattolica non sia più nemmeno cristiana. E prima o poi, fra i tavolini di casa S. Marta qualcuno dirà – o farà dire, magari in concomitanza di rigurgito post-prandiale – che Dio ultimamente non è
    più cristiano, ma si è evoluto, avendo da poco fatto discernimento in foro interno.

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