La Borraccia n.238

L’ACQUA

Non vi affannate e non dite: ‘Che cosa mangeremo?’ o: ‘Che cosa berremo?…Di tutto questo si preoccupano i pagani’.
(Matteo 6)

I SORSI

1

Cari pellegrini, passando in un campo, ci colpisce un’immagine. Un contadino con calma, attenzione e con movimenti costanti sta spargendo il seme sul terreno arato. Se ci riflettiamo bene, si tratta di un gesto di “speranza” e di “attesa”. Movimenti sicuri, costanti, attenti; ma orientati verso un futuro che non sarà molto di là del tempo.

2

Dicevamo: movimenti di “speranza” e di “attesa”.

3

Di “speranza”, perché se non ci sarà pioggia, quei semi non fruttificheranno. Eppure il contadino lavora affidandosi ai corsi della natura: alla stagione secca seguirà quella umida e i frutti nasceranno.

4

Di “attesa”, perché si tratta di un lavoro orientato verso risultati che ancora non sono, ma che “verranno”; anche se non “verranno immediatamente”.

5

Simili gesti sono presenti anche nel mondo animale, ma con una differenza di non poco conto. Tra gli animali la “speranza” e l’ “attesa” non sono vissuti nella consapevolezza e il tutto avviene istintivamente. Nell’uomo no. Situazioni di questo tipo sono “pensate” e “volute” e, proprio perché “pensate” e “volute”, sono esistenzialmente “vissute”.

6

L’uomo ha in sé la capacità di “governare” il tempo, pur “subendolo”. Lo “subisce” perché il tempo trascorre senza che lo si possa arrestare; ma, anche se lo “subisce”, l’uomo lo può volontariamente “governare”; proprio con la “speranza” e l’ “attesa”.

7

Cari pellegrini, l’acqua di questa borraccia è costituita da parole in cui Gesù chiaramente invita a “governare” il tempo e lo fa dicendo di affidarci (la speranza) per ottenere ciò di cui abbiamo bisogno (l’attesa): “Non vi affannate e non dite: ‘Che cosa mangeremo?’ o: ‘Che cosa berremo?…Di tutto questo si preoccupano i pagani’.”

8

Mentre il contadino dell’immagine da cui siamo partiti compie il suo lavoro affidandosi al ciclo della naturale, al cristiano viene chiesto di agire affidandosi a qualcosa, anzi a Qualcuno che è molto di più: Dio stesso, che non verrà mai meno alle sue promesse.

9

Cari pellegrini, vivere diversamente sarebbe da pagani. Quelli “antichi” e quelli “di oggi”, infatti, non possono affidarsi a Dio. I primi perché avevano del divino una concezione secondo cui gli dèi si servivano violentemente dell’uomo, i secondi perché vivono come se Dio non ci fosse. E così facendo diventano “vittime” e “burattini” dell’impietosità del Tempo.

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A noi cristiani, invece, viene offerto un destino enormemente superiore, imparagonabile in nobiltà rispetto alla bassezza del paganesimo antico e mederno: la capacità di scegliere Dio, affidarsi a Lui e così poter governare e orientare il Tempo.

Al Signore Gesù

Signore, Tu non vuoi che la mia vita sia all’insegna della preoccupazione.

Certo, devo occuparmi delle cose, ma non posso preoccuparmene.

La mia vita deve essere nella Tua pace; e anche se il mio temperamento mi spinge diversamente, devo vivere così come Tu vuoi che io viva.

Signore, Tu mi dici anche che non devo preoccuparmi del futuro.

E allora io pongo il mio futuro nelle tue mani: gestiscilo Tu, organizzalo Tu.

Da adesso in poi, senza agitarmi, voglio vivere solo della tua volontà e secondo la tua volontà.

Alla Madre celeste e dello Splendore

Madre, t’imploro: fa che non possa affannarmi e che possa porre il mio futuro nelle mani del tuo Divin Figlio.

Madre, accompagnami nel cammino di questo giorno.

Dio è Verità, Bontà e Bellezza
Il Cammino dei Tre Sentieri

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