La Borraccia n.245

L’ACQUA

Se il Signore si è umiliato a tal punto, che cosa faremo noi che, per mezzo suo, possiamo camminare sotto il giogo della sua grazia?

(San Clemente di Roma, papa dal 90 al 100ca – Lettera ai Corinzi)

I SORSI

1

Cari pellegrini, siamo dinanzi ad uno specchio… ovviamente per specchiarci. Prima di uscire bisogna pur controllare se si ha una macchia sulla giacca o se il nodo della cravatta è fatto bene.

2

Francesco Petrarca (1304-1374) ha dedicato un sonetto allo specchio. Ha come titolo Dicemi spesso il mio fidato speglio, dove “speglio” significa appunto “specchio“.  Egli dice: “Dicemi spesso il mio fidato speglio, / l’animo stanco e la cangiata scorza / e la scemata mia destrezza e forza: / ‘Non ti nasconder più, tu se’ pur veglio: / obbedire a natura in tutto è il meglio.”

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Insomma, Petrarca afferma che allo specchio bisogna “ubbidire”; nel senso che bisogna accettare ciò che lo specchio fa vedere quando riflette l’immagine della stanchezza e della vecchiaia che incombono.

4

Cari pellegrini, l’acqua di questa borraccia parla dell’umiltà. L’uomo ha l’obbligo di essere umile, pena la sua intelligenza e la sua realizzazione: “Se il Signore si è umiliato a tal punto, che cosa faremo noi che, per mezzo suo, possiamo camminare sotto il giogo della sua grazia?”

5

Dio poteva non solo non crearci, ma poteva anche abbandonarci dopo la ribellione di Adamo. Infatti, come la creazione è un atto libero, così anche la Redenzione lo è.

6

Nella logica del mondo è non solo inconcepibile che si possano perdonare le offese, ma che addirittura ci si possa immolare per salvare chi ti ha offeso.

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Dio, pertanto, ci insegna l’umiltà e la esige.

8

Ma cosa deve essere per noi l’umiltà? La capacità di far entrare in noi il criterio che rende possibile e giusta la nostra natura; e questo criterio è la verità.

9

Semplifichiamo: l’uomo non è risposta a se stesso, invoca un bisogno che inevitabilmente lo condiziona. L’uomo ha bisogno di mendicare un significato e delle soluzioni per la propria vita che non può trovare in sé. Ecco: l’umiltà è la capacità di tradurre concretamente nella vita questa verità che costituisce la propria vita.

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L’umiltà esige che l’uomo si osservi realisticamente. All’ingenua e pericolosa immaginazione bisogna sostituire lo “specchio” che non altera la realtà.

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Il problema, però, dov’è? E’ che la nostra natura è ferita e si oppone a questa evidenza, pretendendo di alimentarsi con l’illusione dell’autosufficienza …e inevitabilmente finiamo col pensare: io basto da solo, a me serve solo me-stesso!

Al Signore Gesù

Signore, ti chiedo di liberarmi dalla menzogna della presunzione e della superbia.

Ti chiedo che possa vivere testimoniando la bellezza di mettermi alla Tua sequela.

Lo so che questo potrà risultare una “vergogna” per il mondo, che inneggia all’autosufficienza, ma non mi interessa.

Alla Madre Celeste e dello Splendore

Madre, quale creatura è stata più umile di Te? Nessuna.

Quale creatura, più di Te, si è messa così a servizio della Verità? Nessuna.

Quale creatura, più di Te, ha avuto il coraggio di accettare un progetto di sofferenza come il tuo?  Nessuna.

Tu sapevi a cosa saresti andata incontro.

Tu sapevi quale sarebbe stata la fine del Tuo Divin Figlio.

Tu sapevi, quando accarezzavi il Tuo Divino Bambino, che quelle carni delicate sarebbero state flagellate dalla cattiveria umana. Che quelle manine delicate sarebbero state trapassate dai chiodi degli aguzzini… e così anche quei piedini.

Mentre accarezzavi il Tuo Divino Bambino, le scene strazianti della sua morte erano ben presenti nella Tua mente …eppure umilmente hai accettato.

Vivendo con Te, Madre, istruiscimi e guidami sull’unica possibile via per la mia vita, quella di accettare umilmente la volontà del Tuo Divin Figlio.

Madre, accompagnami nel cammino di questo giorno.

Dio è Verità, Bontà e Bellezza
Il Cammino dei Tre Sentieri

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1 Comment on "La Borraccia n.245"

  1. Grazie Rilke.I poeti non muoiono mai

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