La Borraccia n.264

L’ACQUA

“(Abramo) comprendeva bene di avere un corpo che era ormai impotente, eppure non vacillò nella fede ma si fidò dell’onnipotenza di Colui che gli aveva fatto la promessa; così da due corpi ormai segnati in certo senso dalla morte miracolosamente nacque un figlio…”

(San Cirillo di Gerusalemme)

I SORSI

1

Cari pellegrini, lavoriamo di fantasia e immaginiamo che faccia avrebbe fatto un uomo di due secoli fa se avesse avuto la possibilità di vedere una comunissima scena dei nostri aeroporti. Viaggiatori che s’imbarcano su velivoli e questi che decollano a ritmi vertiginosi.

2

Cari pellegrini, l’acqua di questa borraccia descrive un dramma nella figura di Abramo. “Dramma” nel senso letterale del termine, ovvero un contrasto. Da una parte egli si sentiva ormai anziano, debole e perfino impotente; dall’altra fu toccato da una promessa che si configurava come impossibile: da lui e da sua moglie, ormai segnata dalla sterilità perché anziana, sarebbe nata la vita: Isacco!

3

La chiave per capire ciò sta nelle parole “… si fidò dell’onnipotenza di Colui che gli aveva fatto la promessa.”

4

Cari pellegrini, noi siamo abituati a pensare che credere che avvengano cose naturalmente “impossibili” sia da sciocchi, da stolti creduloni.

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Non è così. O meglio, può essere così, ma va fatta una precisazione, che è questa: se si crede che tale “impossibilità” possa avvenire da sé, cioè grazie alle proprie forze o anche perché possa cambiare improvvisamente la natura di se stessi, allora sì che si è sciocchi.

6

Ma se invece si crede che tale “impossibilità” possa realizzazrsi non grazie a se stessi, bensì per l’intervento di Chi davvero può, allora si tratta di una speranza intelligente. Si tratta, infatti, di “intelligenza della fede”.

7

Qui, cari pellegrini, se ci si riflette bene si presentano due modelli umani: il ricco e il povero. Il ricco è colui che è tanto pieno di sé da convincersi che la soluzione stia in se stesso e solo in se stesso; il povero è invece colui che riconosce di non potercela fare da solo, che il suo vivere è rimettersi a Colui che è il Signore della vita.

8

E’ questa il grande spartiacque dell’umanità.

9

E’ questa l’alternativa in cui ci è chiesta una scelta: essere umanamente ricco o umanamente povero

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… essere stolto o intelligente.

11

Abramo si mise in viaggio, malgrado l’età e la debolezza, perché si fidò non di se stesso, ma di Dio. Da qui si realizzò l’ “impossibile”.

12

Cari pellegrini, torniamo all’immagine da cui siamo partiti. Cosa ha fatto sì che accadesse ciò che l’uomo di due secoli fa non avrebbe mai immaginato, ovvero che ogni giorno nel mondo viaggiassero nei cieli decine di migliaia di aerei per trasportare centinaia di migliaia di viaggiatori a distanze enormi? Non la forza dell’uomo stesso, perché questi non può volare; bensì l’aver intelligentemente sfruttato le leggi della natura che Dio ha impresso in essa. L’uomo per volare non ha cercato in sé, bensì ha cercato altrove (nella natura) e ha realizzato l’impossibile.

13

Così noi non dobbiamo cercare in noi stessi, ma in Dio. E in tal modo la nostra impotenza si risolverà grazie all’onnipotenza di Dio.

Al Signore Gesù

Signore, io non sono nulla.

Senza di Te, mi spezzerei come un fuscello.

Con Te, solo con Te, potrò agire al di là delle mie fragilità.

Alla Madre Celeste e dello Splendore

Madre, umanamente parlando tu eri fragilissima, un’umile e semplice fanciulla, ma la Grazia ti ha reso la creatura più potente dell’universo.

Dinanzi a Te tremano tutti i demoni dell’inferno.

Nella Tua potenza io mi rifugio.

Madre, accompagnami nel cammino di questo giorno.

Dio è Verità, Bontà e Bellezza

Il Cammino dei Tre Sentieri

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